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Non-luogo Apple, di Antonio Dini

 

 
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In sintesi

Antonio Dini, giornalista, saggista e blogger, è un grande esperto dell’universo Apple. Non stupisce quindi che abbia dedicato un saggio, breve ma di grande spessore e interesse, a una specificità assoluta della Casa di Cupertino, gli Apple Store. L’autore analizza con competenza e profondità le motivazioni sottese alla creazione della catena di negozi fisici di […]

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Posted mercoledì, 16 Gennaio 2013 by

 
La nostra recensione
 
 

Antonio Dini, giornalista, saggista e blogger, è un grande esperto dell’universo Apple. Non stupisce quindi che abbia dedicato un saggio, breve ma di grande spessore e interesse, a una specificità assoluta della Casa di Cupertino, gli Apple Store.

L’autore analizza con competenza e profondità le motivazioni sottese alla creazione della catena di negozi fisici di Apple. Identifica in essi il coronamento di una più generale visione aziendale che il compianto Deus ex Machina della Apple Steve Jobs ha imposto all’azienda a partire dal suo trionfale rientro in quel di Cupertino, avvenuto nel 1997 dopo l’inglorioso allontanamento che lo colpì nel 1985.

Nell’ambito del vasto e ambizioso piano di risanamento messo in atto da Jobs, un piano che riorganizzò, semplificandola, tutta la produzione dell’azienda, il vulcanico iCEO considerò di fondamentale importanza la creazione di negozi ad hoc, che rispecchiassero in toto le peculiarità di Apple: dal design essenziale ed elegante dei locali all’approccio dei commessi con la clientela, all’esposizione dei prodotti, tutto doveva conformarsi a quell’Apple style che ha contribuito a rendere il marchio della mela morsicata una delle icone più importanti e di maggior valore del nostro tempo.

In sostanza, osserva Dini, Jobs giunse a considerare gli stessi negozi alla stregua di prodotti. E, dopo i primi, incerti risultati, i fatti gli dettero ragione. Come riferisce correttamente l’autore,

«L’efficacia degli Apple Store è la migliore in assoluto di tutte le superfici di vendita, compresa la catena di gioiellerie Tiffany».

Il saggio ci ricorda inoltre – giungiamo al concetto evocato nel titolo del saggio – che l’Apple Store può ben essere considerato un non luogo, neologismo coniato da Marc Augé per designare quegli spazi realizzati per un fine specifico collettivo, ma nei quali non esistono né storia né memoria, in contrapposizione dunque ai luoghi antropologici, nei quali invece si instaurano relazioni tra i vari soggetti. E tuttavia il negozio concepito da Apple, oltre a sposarsi bene alla definizione di Augé, diviene anche elemento distintivo all’interno del contesto architettonico e sociale. Non solo: l’ambiente in cui viene progettato un Apple Store gioca un ruolo importante, finendo per influire sulla realizzazione stessa del negozio.

Altrettanto importanti sono nello stesso ambito il carattere innovativo sotteso all’intera operazione e la spettacolarizzazione degli eventi sociali, nell’ottica di un continuo divenire: caratteristiche che confermano il carattere visionario e però in definitiva vincente di un modo davvero diverso di presentare, e ovviamente, vendere la tecnologia al pubblico.

Antonio Dini
Non-luogo Apple
40K Unofficial, 2012
ebook multiformato (con social DRM nella versione epub)
pp. 38, € 0,99




Luigi Milani

 
Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma. Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.


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