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Il padre infedele di Antonio Scurati, interessante confronto di genere

 
Antonio Scurati, Il padre infedele
Antonio Scurati, Il padre infedele
Antonio Scurati, Il padre infedele

 
Scheda del libro
 

Autore: Antonio Scurati
 
Titolo: Il padre infedele
 
Casa editrice: Bompiani
 
Anno: 2013
 
ISBN: 9788845274091
 
Pagine: 208
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Un libro capace di far riflettere, di porre l'attenzione sulle difficoltà della coppia moderna alle prese con il grande evento come la nascita di un figlio. Scritto molto bene e coinvolgente.

Aspetti negativi


I demoni sessuali del protagonista lasciano perplesse le tante donne che dopo un parto si ritrovano senza lavoro, con il figlio e nella totale paura di vedersi sottrarre un posto nel mondo.


In sintesi

Il padre infedele di Antonio Scurati, in concorso allo Strega 2014, è un saggio: lo presentano come romanzo ma non credeteci, è un saggio di genere.

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Posted giovedì, 24 Aprile 2014 by

 
La nostra recensione
 
 

Antonio Scurati, Il padre infedeleAl termine della lettura deIl padre infedeledi Antonio Scurati (Bompiani), in concorso al Premio Strega 2014, ho osservato per diversi attimi mio marito, padre dei miei figli, e alla fine gli ho chiesto, in maniera probabilmente troppo diretta, se anche il suo post parto fosse stato un tale psicodramma. Non ho ottenuto alcuna risposta, solo uno sguardo perplesso.

Il padre infedele è un saggio: lo presentano come romanzo ma non credeteci, è un saggio di genere.

Dopo i tanti, tantissimi volumi sulla depressione post-partum, i dilemmi della donna prima durante e dopo la gravidanza, le difficoltà dovute alla nascita che oltre a sfinire fisicamente crea non pochi disagi all’interno della coppia, ecco arrivare un saggio dalla parte dei padri. Un saggio costruito in maniera impeccabile, dallo sfondo romanzato ma capace di porre riflessioni importanti sulla coppia moderna, su pretese e concessioni, fino ad arrivare ai demoni dell’infedeltà, demoni che nel libro sono volutamente lasciati alla libera interpretazione del lettore: avrà tradito o no? In fondo non è il tradimento il problema, ma la coppia che privata del dialogo rischia di andare alla deriva.

I padri oggi pretendono un ruolo differente nella vita dei figli: non solo assistono al momento della nascita, in maniera totalmente passiva è bene ricordarlo, ma sono presenti, molto presenti, durante tutta l’infanzia. Un po’ perché entrambi i genitori lavorano, un po’ perché lo vogliono, pretendono un ruolo che fino a poco tempo fa era esclusivo della madre, e un po’ perché imposto dalla società moderna, pronta a definire il buono o cattivo genitore a una velocità spesso disarmante. In fin dei conti siamo tutti genitori sufficientemente buoni.

Antonio Scurati utilizza la forma del romanzo per presentare una generazione che cerca di affrontare i propri demoni e lo fa senza troppi piagnistei  cercando di sopravvivere, nonostante tutto.

La mia generazione non si accontenta della famiglia: padre e madre vogliono avere soddisfazioni nella vita, privata e lavorativa, pretendono la stella Michelin, hanno studiato ed esigono che i loro studi e la loro professionalità vengano riconosciuti. In Italia, però, un figlio blocca le aspettative, soprattutto quelle femminili, le ferma in attesa di sviluppi futuri.

Probabilmente è giunto il momento di analizzare le aspettative del singolo portandole in un contesto di coppia, è giunto il momento che uomo e donna si rendano conto che mettere al mondo un figlio è un sacrificio per entrambi ed entrambi si ritroveranno a rincorrere la vita a velocità differenti da quelle volute.

La coppia del libro rimane impressa per la totale mancanza di dialogo, l’incapacità di sedersi e parlare, non solo del totale rifiuto di lei verso ogni forma di sessualità, ma anche l’assenza di posizione verso la rabbia, le mancanze, i torti, piccolezze del quotidiano che senza chiarimenti rischiano di diventare enormi rimpianti.

E poi l’amore: questo padre ama sua figlia, la ama in maniera totale, è la sua aria, il suo nuovo stimolo, la sua nuova realtà. Un dettaglio a mio avviso reale: le coppie di oggi sono incasinate, non sanno nascondere i disagi e le insoddisfazioni ma contemporaneamente amano in maniera commovente, totale.

Fu senz’altro vero amore, su questo non ritratto, ma se m’innamorai della donna che avrei sposato per amore non fu in odio alle altre, bensì perché non ne potevo più di me stesso. E quel me stesso era un maschio misogino. Insomma, mi convertii all’amore perché mi ero venuto a noia. Bisogna per forza passare attraverso il tedio di sé, se si vogliono raggiungere certi risultati.

Nemmeno sarebbe corretto affermare che le donne mi facessero paura. Questa del maschio spaventato fino alla fuga dalle femmine è una favola oggi molto diffusa.




Anna Fogarolo

 
Fotogiornalista per le maggiori testate italiane come Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Gente, Oggi, Focus... Dal 2009 sposta la sua attenzione sulle nuove tecnologie iniziando la carriera di Web content e blogger per alcuni noti portali e Network, successivamente si specializza come Social Media Manager. Attualmente: consulenza di Ufficio Stampa, Content & Community Manager, Web Relation e Digital PR per le Edizioni Centro Studi Erikson.


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