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Perseverare è umano, il falso mito del talento innato

 
Pietro Trabucchi, Perseverare è umano. Come aumentare la motivazione e la resilienza negli individui e nelle organizzazioni. La lezione dello sport
Pietro Trabucchi, Perseverare è umano. Come aumentare la motivazione e la resilienza negli individui e nelle organizzazioni. La lezione dello sport
Pietro Trabucchi, Perseverare è umano. Come aumentare la motivazione e la resilienza negli individui e nelle organizzazioni. La lezione dello sport

 
Scheda del libro
 

Autore: Pietro Trabucchi
 
Titolo: Perseverare è umano. Come aumentare la motivazione e la resilienza negli individui e nelle organizzazioni. La lezione dello sport
 
Casa editrice: Corbaccio
 
Anno: 2012
 
ISBN: 978-88-6380-376-1
 
Pagine: 184
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: , , ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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In sintesi

«Perseverare è umano» è un libro che non propone una ricetta facile per il successo ma invita a guardare agli ostacoli con gli occhi di uno sportivo.

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Posted mercoledì, 30 Gennaio 2013 by

 
La nostra recensione
 
 
Pietro Trabucchi, Perseverare è umano. Come aumentare la motivazione e la resilienza negli individui e nelle organizzazioni. La lezione dello sport

Pietro Trabucchi, Perseverare è umano. Come aumentare la motivazione e la resilienza negli individui e nelle organizzazioni. La lezione dello sport

«A te riesce facile perché ci sei portato, possiedi un talento naturale». Se vi è capitato di sentirvi ripetere questa frase o altre analoghe in un qualsiasi contesto, professione o disciplina, saprete anche quanto può infastidire veder ridotte ore e ore di approfondimento e dedizione a una mera questione di talento genetico, a un dono biologico cucito addosso come una camicia sin dalla nascita. La predisposizione mentale, ambientale, fisica non è una caratteristica poi così determinante e l’attitudine non sarebbe sufficiente senza un duro lavoro su se stessi e sul superamento dei propri limiti.

Molto spesso ci si nasconde dietro la mancanza di un talento innato per non mettersi in gioco, per non essere costretti a impegnarsi e per non esporsi al fallimento e agli errori, inevitabili  nel primo approccio ad una nuova sfida. Il talento, fortunatamente, si acquisisce: è frutto di allenamento, di errori, di cadute, di sacrificio e di resilienza, la capacità di perseverare a dispetto degli ostacoli. Le difficoltà che si presentano lungo il percorso sono parte integrante della sfida, non macigni insormontabili o condizioni avverse al raggiungimento degli obiettivi. Tutt’altro: sono requisiti spesso essenziali per trovare nuovo slancio e motivazione in quel non saper ancora fare che, invece di scoraggiare e spingere a desistere, ci stimola ad un maggior impegno.

Per sfatare il mito del talento innato e iniziare un lungo percorso di automotivazione è utile una lettura funzionale di Perseverare è umano, volume incentrato sulla lezione dello sport, magistralmente esposta da Pietro Trabucchi, psicologo e coach che si occupa da anni di prestazione sportiva. Un libro positivo e disarmante che non pretende di assurgere a manuale di vita e si tiene ben distante da quello stile guru, ahinoi adottato oggi da tanti, professionisti e non del benessere psicofisico, ansiosi di svelare in modo spicciolo, troppo forse, la loro ricetta segreta per raggiungere l’apice del successo, migliorare le relazioni interpersonali, diventare un primo uomo o una prima donna. Regole, fasi, ritmi di marcia e imposizioni oltremodo personali che a leggerle suonano però impersonali e che non si riesce a fare proprie, dopo una prima lettura, perché mal si adattano alla strada una volta fuori dalle righe.

Perseverare è umano lascia invece aperto il percorso da delineare, stimolandoci a trovare una motivazione che prescinda da incentivi, incoraggiamento, pressioni, paure e desiderio di affermazione erogati ed instillati dall’esterno. Una motivazione sportiva che non spinga a fare del proprio meglio per superare qualcun altro e prevaricare bensì per il piacere di fare bene qualcosa, di migliorarsi, di imparare, di tagliare quel traguardo e portare a termine un’impresa, per primi, per secondi o per ultimi, poco importa. Siamo però ben lontani, fortunatamente, dalla retorica dell’importante è partecipare. Ciò che conta è piuttosto vincere la sfida con se stessi, perseverare. Trabucchi cita Tommaso da Kempis:

Nessuno sostiene una lotta più dura di colui che cerca di vincere se stesso. Questo appunto dovrebbe essere il nostro impegno: vincere noi stessi, farci ogni giorno superiori a noi stessi e avanzare un poco nel bene.

Lasciar parlare gli sportivi, le loro storie di sacrificio, passione, tenacia e perseveranza mette in primo piano l’esperienza e protegge l’esposizione dei concetti dalla sterilità teorica e dal protagonismo proprio di certi life coach. Lo stesso coach nel libro è solo una delle tante voci che si elevano verso il traguardo, un allenatore che continua ad imparare dal suo team e non ha la foga di offrire la sua visione o di imporre il suo metodo, offre piuttosto una tecnica che funga da supporto, non da traino o peggio da zavorra.  Una spinta verso l’autogestione che acquista ancora più valore oggi che siamo subissati da modelli di riferimento egocentrici, più o meno validi, ma pur sempre invadenti e spesso addirittura soffocanti. Chi adotta questi modelli per gestire un team nelle imprese, sportive e non, si condanna al fallimento:

Le organizzazioni che soffocano i propri membri, che tolgono qualsiasi spazio di autonomia e decisione contribuiscono a demotivare pesantemente le persone. Le persone hanno bisogno di autonomia. Poter decidere e autodeterminarsi ha molti effetti positivi. Non poterlo fare demotiva. L’autodeterminazione è più di una capacità: è un fondamentale bisogno.

Resta, dopo la lettura, la voglia di migliorarsi e superarsi per il semplice piacere di farlo, non per sfoggiare la nostra superiorità con chi è rimasto indietro, non per dimostrare di cosa siamo capaci, non per far sentire orgoglioso di noi qualcun altro o peggio per un sentimento di rivalsa, né tantomeno per ricevere un premio o al contrario per timore di una punizione. Il bastone e la carota forgiano personalità passive e perdenti,  tendenti a scoraggiarsi facilmente in mancanza di una ricompensa o di una figura autoritaria che li richiami all’ordine.

L’autodeterminazione e la resilienza, al contrario, temprano spiriti forti e incrollabili, pronti a superare ogni giorno nuovi traguardi personali in modo attivo e costruttivo, nello sport e nella vita. Perseverare non è diabolico: è umano.

La perserveranza è il duro lavoro che fai dopo che ti sei stancato del duro lavoro che hai fatto.




Paola Pagliaro

 
Paola Pagliaro è nata a Cosenza e vive a Pavia. Dottoressa in lingue e culture moderne, è appassionata di psicologia, ecologia, letterature comparate e semiotica. Il suo motto è "Si conosce solo ciò che si ama" (Sant'Agostino). Per diversi anni ha collaborato come redattrice e coordinatrice con varie testate di nanopublishing, oggi si occupa della cura dei contenuti del suo portale di approfondimento, Minformo.it, di Salus, il blog di PharmaTruck e della gestione di canali social.


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