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Premio Campiello opera prima 2012: Il trono vuoto, di Roberto Andò

 

 
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In sintesi

C’è un passaggio che va incorniciato ne Il trono vuoto, romanzo di Roberto Andò vincitore del Campiello opera prima 2012. È questo: Oggi vi parlerò della catastrofe. Un grande filosofo francese ha detto che la catastrofe è l’unica vera risorsa del Sud. Oggi possiamo vedere come essa sia divenuta, senza dubbio alcuno, l’unica vera risorsa […]

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Posted sabato, 1 Settembre 2012 by

 
La nostra recensione
 
 

C’è un passaggio che va incorniciato ne Il trono vuoto, romanzo di Roberto Andò vincitore del Campiello opera prima 2012. È questo:

Oggi vi parlerò della catastrofe. Un grande filosofo francese ha detto che la catastrofe è l’unica vera risorsa del Sud. Oggi possiamo vedere come essa sia divenuta, senza dubbio alcuno, l’unica vera risorsa della società italiana. La quale non sembra avere per sé altro programma che vivere sull’orlo di un abisso.

Non facciamo che sentire di nuove catastrofi, vere o inventate, e non facciamo che assistere a una politica e un’industria che prosperano sulla catastrofe.

Mi chiedo come la gente possa tollerare tutto questo. E infatti la gente ne ha abbastanza, ora. Ma voglio dire una parola anche sul mio partito. Anche noi, infatti… noi che avremmo potuto opporci a questo andazzo, siamo stati poco chiari, siamo stati corresponsabili, siamo stati morbidi, siamo stati complici perché incerti, indecisi, vacui, disponibili.

Posso assicurarvi che da ora in poi non sarà più così. Sono qui per far sì che domani non si dica: i tempi erano oscuri, perché loro hanno taciuto?

Parole chiare, oneste, lungimirante che molti di noi vorrebbero sentire dai politici di turno. Speranza vana, forse. Ci si consola che almeno nei libri i politici parlino così. Purtroppo non avviene nemmeno nei libri. Chi pronuncia queste parole, infatti, non è un politico, anche se tutti sono convinti che lo sia.

Il trono vuoto, infatti, racconta di una fuga: quella di Enrico Olivieri, segretario del principale partito di opposizione italiano che, di punto in bianco sparisce, fugge, se ne va. È necessario porre rimedio a questa incresciosa situazione e pertanto, Anna, la moglie di Enrico Olivieri, insieme ad Andrea Bottini, il collaboratore più stretto del fuggitivo, trovano una soluzione ingegnosa: fanno entrare in scena Ernani, gemello di Enrico, professore di filosofia e affetto da disturbo bipolare. Nessuno si accorge dello scambio ed Ernani riesce a infiammare le platee e a far risalire il partito nei sondaggi.

Roberto Andò, Il trono vuoto. Particolare della copertinaIl romanzo di Roberto Andò è potente, sia per la scelta del tema che per come l’autore lo tratta. Del resto il titolo – Il trono vuoto – viene subito illuminato, possiamo dire, dall’immagine di copertina, in cui una sedia di plastica fa da trono, una sedia vuota naturalmente, ma rivolta verso l’orizzonte che è un nulla, un baratro. Una catastrofe, se si vuole.

Scegliere un leader politico come protagonista di un romanzo è interessante (lo abbiamo visto anche recentemente con il libro di Gabriele Ferraresi, L’uomo che riuscì a fottere un’intera nazione). Così Roberto Andò spiega la sua scelta:

Trovo che un leader di partito sia oggi diventato un personaggio congeniale alla narrativa. Perché la politica è il più limpido schermo dove guardare la vita che sfugge a se stessa, la velleità che non si trasforma in realtà, il fallimento come destino di ogni progetto. Entrare nell’intimità di un politico vuol dire toccare con mano questo vuoto esistenziale, l’esitazione come destino. Perché, a differenza dei leader del passato, dotati di un piglio deciso per quanto talvolta impenetrabile, i leader di oggi sono i campioni dell’indecisione

Un bel romanzo, a mio modo di vedere. E considerando che l’autore è un regista di cinema, di teatro di prosa e di lirica, e che da questo libro verrà tratto un film, un’ultima citazione è d’obbligo:

Camminarono fianco a fianco nella notte parigina, diretti alla farmacia notturna della fermata di Bastille. Il segretario ruppe per primo il silenzio. “Lei è uno dei miei registi preferiti, sa?”

“Danielle me lo ha detto. Francamente, non pensavo di avere dei fan tra gli uomini politici italiani.”

“Forse, sono io a essere un po’ anomalo.”

“Be’, in fondo politica e cinema non sono così lontani… sono due campi dove il bluff e il genio coesistono da sempre, e spesso è difficile distinguere…”

Il segretario lo guardò sospettoso, come se avesse percepito un riferimento a sé, ma Mung gli si rivolse accogliente: “Prego… siamo arrivati.”

Roberto Andò
Il trono vuoto
Bompiani, 2012
ISBN 9788845269813
pp. 180, euro 17




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.


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