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Quando Roma era un paradiso, di Stefano Malatesta

 
Stefano Malatesta, Quando Roma era un paradiso
Stefano Malatesta, Quando Roma era un paradiso
Stefano Malatesta, Quando Roma era un paradiso

 
Scheda del libro
 

Autore: Stefano Malatesta
 
Titolo: Quando Roma era un paradiso
 
Casa editrice: Skira
 
Anno: 2015
 
ISBN: 9788857230337
 
Pagine: 144
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Una voce narrante vivace, ironica, che conferisce un ritmo piacevole e rende scorrevole la lettura, provocando nel lettore un senso di nostalgia per ciò che in realtà non ha personalmente mai conosciuto. Un testo ricco di aneddoti e curiosità affascinanti.

Aspetti negativi


Scoprendo il grande divario tra la Roma di oggi e quella di “allora”, potremmo finire per restare un po’ delusi da ciò che oggi la Capitale ci mostra.


In sintesi

Con «Quando Roma era un paradiso» Stefano Malatesta ci accompagna in un viaggio lungo gli anni che hanno dato gloria e morte alla Capitale.

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Posted mercoledì, 13 luglio 2016 by

 
La nostra recensione
 
 
Stefano Malatesta, Quando Roma era un paradiso

Stefano Malatesta, Quando Roma era un paradiso

Quando Roma era un paradiso (Skira Editore) è il delizioso libro dello scrittore e giornalista Stefano Malatesta, appassionato di racconti di viaggio e di arte, il quale rievoca con ironia e affetto, la sua giovinezza vissuta nella Capitale, una Roma molto diversa da quella odierna.

Che successe, immediatamente dopo la seconda guerra mondiale a Roma? Innanzitutto, ciò che rappresentava il fascismo scomparve: insegne, busti, fasci e orpelli di vario genere furono cancellati dalla capitale assieme a qualunque idea di regime, e dunque «in poco tempo c’era stata una trasformazione e si era passati dalla fame e da uno stato di estrema indigenza a quello di una precaria sopravvivenza, che mostrava punte di benessere introvabili in Europa. Un’esistenza in cui quasi tutti vivevano se non di opulenza, di un apparente benessere diffuso».
Ed eccoci percorrere le vie di una città non ancora neppure sfiorata dalla speculazione edilizia, e che si trasforma da provinciale a internazionale, con i turisti che ricominciano a visitarla senza trovare rovine o i segni della guerra, bensì una mondanità crescente, e la stampa internazionale interessata a parlarne.

«È stato in quegli anni che sono nati due neologismi, che accompagneranno per decenni la storia italiana con un significato che spesso è stato interpretato in maniera opposta: “l’Arte dell’arrangiarsi” e “Paraculo”», spiega l’autore, facendoci sorridere per la dovizia di particolari nell’elencare le differenze tra i due termini e il loro profondo significato.

Quanti affascinanti aneddoti e curiosità sul mondo del cinema di allora… attori, registi, produttori, cineasti in genere, cominciarono a popolare piazze e vicoli trasformandola in set a cielo aperto.

In quei mesi tra la fine del 1950 e l’inizio del 1951, Roma era diventata un enorme set cinematografico: gli americani avevano ricostruito il Circo Massimo più grande di quello vero. Nei Fori stazionavano in permanenza le comparse vestite da legionari, tutti giovanotti che prendevano quattromila lire a giornata quando dovevano rimanere lì dodici ore a disposizione del regista, mangiando le lasagne o le fettuccine preparate dal catering della produzione.

E poi gli anni ’60, tempi in cui Roma e le sue piazze, le strade, le fontane, erano della gente, degli amici, o degli scrittori, architetti, pittori, scultori… Cancellato il fascismo, molti si consideravano comunisti, ma intendendo tradurre con questo termine un’idea di fratellanza, di unione.

È davvero suggestivo ripercorrere le gesta di molti frequentatori del mondo artistico romano di quegli anni, attraverso opere d’arte o atteggiamenti che rivelano personalità eccentriche. Irriverenti, narcisi, folli, altezzosi o bizzarri, tra nomi conosciuti e non, in una carrellata di delizie che – per restare in tema – ci conduce anche verso osterie, trattorie e piatti della cucina tipica romana, per taluni assai raccapricciante ma per altri prelibatissima; una cucina apprezzata dai grandi intellettuali, dagli artisti, ma anche dai nullafacenti che frequentavano questi variopinti ambienti.

In Quando Roma era un paradiso molti sono gli aneddoti e le rivelazioni sull’arte in genere o sul cinema, rievocati da una voce narrante ironica, vivace, che conferisce a racconti e resoconti un ritmo molto piacevole, così come molti sono i personaggi citati: il Puma, Schifano, Plinio De Martis, il solitario cacciatore di falsi Pico Cellini, Rossellini, e ancora i grandi attori, o la suggestione di via Margutta e dei suoi pittori, gli alberghi di lusso, le canzoni, lo sport, i paparazzi scatenati in città a caccia dei suoi frequentatori, e Ostia con i suoi bagnini storici, gli stabilimenti, ma anche Ostia di Pier Paolo Pasolini… Una raccolta di voci e ricordi che vi catturerà provocando quella sottile nostalgia per ciò che non abbiamo avuto la fortuna di conoscere o vivere.

È una passeggiata, quella che Malatesta propone con il libro Quando Roma era un paradiso; una passeggiata divertente e interessante che conduce nel museo della memoria; un luogo eterno del quale traccia è rimasta, da visitare calpestando i sampietrini e lasciandosi trasportare dalla dolce vita romana, tenendo sempre a mente le parole del grande poeta russo Osip Mandel’štam, il quale diceva che «passeggiare può avere un ritmo simile a una poesia».




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.


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