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Selvaggia Lucarelli, Che ci importa del mondo

 
Selvaggia Lucarelli, Che ci importa del mondo
Selvaggia Lucarelli, Che ci importa del mondo
Selvaggia Lucarelli, Che ci importa del mondo

 
Scheda del libro
 

Autore: Selvaggia Lucarelli
 
Titolo: Che ci importa del mondo
 
Casa editrice: Rizzoli
 
Anno: 2014
 
ISBN: 9788817073592
 
Pagine: 556
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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8 total ratings

 

Aspetti positivi


Se seguite la blogger Selvaggia Lucarelli – che in rete è cresciuta e si è fatta le ossa –, ritroverete le sue battute e la sua verve, “che non le manda a dire“, amerete il suo romanzo, che non è pretenzioso, ma è un intrattenimento divertente, che prende le distanze dalla chick lit e fa sorridere con punte di amarezza del mondo dei creativi a tutti i costi.

Aspetti negativi


La digressione docet, la scrittura della Lucarelli è piena di puntualizzazioni, rimandi, piccole specifiche – tutte spassose, però – procede tra scossoni, frenate e accelerazioni. Preparatevi a un giro sulle montagne russe, in cui questi uomini, bramati o presi in giro, rimangono, al centro dei desideri.


In sintesi

Selvaggia Lucarelli ci porta nel mondo di Viola Agen che segue un diktat: gli uomini hanno tutti torto, anche se le fanno notare qualcosa di giusto.

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Posted 22 Luglio 2014 by

 
La nostra recensione
 
 

Selvaggia Lucarelli, Che ci importa del mondoMa sarà vero? “A Milano la lista degli scapoli d’oro dai trentacinque anni in su viene affissa al Comune come le pubblicazioni matrimoniali”. Selvaggia Lucarelli ci conduce con una raffica di battute, infilate a ritmo sincopato, in un ambiente verosimile: quello degli opinionisti, del sottobosco televisivo, degli artisti concettuali, dei pubblicitari e degli addetti stampa milanesi, in una città in cui persino “il capocantiere dei lavori in tangenziale ha frequentato una scuola di moda” come racconta nel suo Che ci importa del mondo. Questi ultimi, gli addetti stampa, vengono impietosamente riassunti in questa frase, pronunciata da Ivana, amica della protagonista Viola: “Convinco i giornalisti a fare marchette. Un giorno mi arresteranno per induzione alla prostituzione”.

Viola è una mamma separata, che va in tivvù, a promulgare le sue idee di neofemminista. Ha un figlio delizioso, una specie di piccolo sapiente che la mette spalle al muro con domande disarmanti, un bambino di otto anni che sembra mostrare, nel suo corredo, il gene dei quaccheri – pare che il gene dei quaccheri viri con decisione verso il bigotto, che tra lei e il padre, talent scout di calciatori, non si sa da dove arrivi –.

Viola Agen, la nostra protagonista, ha un diktat: gli uomini hanno tutti, indistintamente, torto, anche se le fanno notare qualcosa di giusto. Combatte per le sue idee liberiste, ma in verità auspica il ritorno del suo ex, Giorgio. Viola si dibatte nei salotti televisivi su qualsiasi argomento, democraticamente, lo fa per un motivo serio e condivisibile: la pagano. Va a cene a base di sushi o cibo brasiliano, ed è perfettamente consapevole del ricorso forzato all’esotismo. Il romanzo procede come se la Lucarelli ci invitasse a una divertente gita nei retroscena di una televisione e di un mondo che proviamo spesso a immaginare.

Cliché dal sapore di verità, Che ci importa del mondo, si legge, lieve e frizzante e va giù come un prosecco, con qualche riflessione bene assestata. Sembra di chiacchierare a un aperitivo, con un’amica simpatica e intelligente, a tratti spumeggiante – credetemi, di questi tempi non è poco – e la Lucarelli non è mai boriosa o saccente e si conquista un posto in biblioteca senza rinunciare ai tacchi.




Daniela Gambino

 


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