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Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà, di Luis Sepúlveda

 

 
Scheda del libro
 

Autore: Luis Sepúlveda (traduzione di Ilide Carmignani); illustrazioni di Simona Mulazzani
 
Titolo: Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà
 
Casa editrice: Guanda
 
Anno: 2015
 
ISBN: 9788823510296
 
Pagine: 112
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Una favola moderna che, al di là della semplicità della narrazione, scava nella profondità dei sentimenti

Aspetti negativi


La brevità


In sintesi

Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà è un racconto di Luis Sepúlveda in cui si narra la commovente storia del cane Aufman fedele ai mapuche

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Posted giovedì, 22 Ottobre 2015 by

 
La nostra recensione
 
 

Luis Sepúlveda, Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltàIn Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà (titolo originale: Historia de un perro llamado Leal) Luis Sepúlveda racconta la storia del cane Aufman («Questo cucciolo ha dimostrato lealtà a monwen, la vita, non ha ceduto al comodo invito di lakonn, la morte, perciò si chiamerà Aufman, che nella nostra lingua significa leale e fedele») e della sua lealtà verso l’umano che l’ha cresciuto. Il tutto è narrato dal punto di vista del cane e noi siamo messi a parte delle sue riflessioni e dei suoi pensieri, come anche veniamo a conoscere di come un pastore tedesco come lui sia finito tra i mapuche. Il racconto di Sepúlveda, infatti, è ambientato tra i mapuche – Gente della Terra – ed è a loro dedicato, per colmare “un debito che durava da tanti anni”. Lo stesso autore nell’introduzione racconta la genesi di questo testo: da piccolo ascoltava da un suo prozio i racconti dei mapuche e ora che è adulto vuole disobbligarsi donando ai mapuche un suo racconto.

E così nella storia di questa lealtà senza confini, lealtà che rimane inossidabile nel cuore di Aufman anche dopo anni e mille disavventure, ci troviamo anche dinanzi al vocabolario e alla cultura dei mapuche, al loro modo di sentire il contatto con la natura e con ogni essere vivente.

Chi non coglie la tristezza negli occhi di kawell, il cavallo, che dopo essere stato domato sente ancora sotto gli zoccoli la libertà perduta? Chi non percepisce la pena nello sguardo di mansur, il bue legato al giogo e allontanato dalla prateria? Chi non avverte la propria piccolezza contemplando le pupille di mañke, il condor, sovrano del ciel più alto?

Luis Sepúlveda in Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà fa una lettura sapienziale della realtà e, in un certo senso, dal mondo da cui veniamo e di quello che siamo diventati: attraverso il tema del rispetto della natura, tema caro allo scrittore, si evidenzia, infatti, la deriva che può raggiungere il cuore dell’uomo quando si inaridisce e perde di vista il proprio posto nell’universo, comportandosi da padrone del mondo.

Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà, al di là delle riflessioni, rimane una bella storia, narrata da Luis Sepúlveda con la maestria che gli è propria e che affascina lettori e lettrici in tutto il mondo. Una storia per piccoli, ma anche per grandi; per quanti amano gli animali (non solo i cani) e quanti si adoperano per difendere la Madre Terra. Il libro è arricchito da evocativi disegni di Simona Mulazzani.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.


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