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Storia di una procreazione medicalmente assistita

 

 
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In sintesi

Lettera a un bambino che è nato. Storia di una procreazione medicalmente assistita, di Raffaella Clementi, pubblicato di recente da Imprimatur Editore, è un libro che non può lasciare indifferenti. Non in questa epoca, non mentre il numero di tutti coloro che trovano difficoltà nel concepimento aumenta vertiginosamente. Ci guardiamo attorno, siamo una marea di […]

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Posted sabato, 16 marzo 2013 by

 
La nostra recensione
 
 

Lettera a un bambino che è nato. Storia di una procreazione medicalmente assistita, di Raffaella Clementi, pubblicato di recente da Imprimatur Editore, è un libro che non può lasciare indifferenti. Non in questa epoca, non mentre il numero di tutti coloro che trovano difficoltà nel concepimento aumenta vertiginosamente. Ci guardiamo attorno, siamo una marea di persone, ci riversiamo per le strade, nei centri commerciali, negli uffici, nei bar, al cinema e sì, siamo davvero tanti, tutti figli di qualcuno. Eppure, ciò che appare semplice e naturale e che fa girare il mondo, non è poi così semplice. Non lo si racconta, è vero, ma ci sono dati che parlano chiaro e qualcosa è cambiato: nello stile di vita, nella scelta del momento in cui diventare genitori, che a quanto pare non è più quello “giusto” visto che a vent’anni si diventa madri al massimo per errore e non più per scelta così come accadeva per le nostre nonne. Ed ecco che i centri che si occupano di procreazione assistita sono tanti, pubblici e privati, e mai deserti. Ma non lo si racconta, è vero. Perché fa male. Perché è un fatto intimo. Perché è una scelta difficile, un percorso doloroso e non sempre a lieto fine. Perché può segnare divisioni di coppia, piuttosto che cementare unioni. Perché ci si sente soli, sebbene facenti parte di una massa silenziosa e semi nascosta, rivelata solo dai sondaggi.

Ma Raffaella Clementi vuota il sacco, racconta – nel bene e nel male – il suo lieto fine denso comunque di cicatrici. Lo racconta a suo figlio ma, in una forma narrativa che spesso si trasforma in saggio, lo racconta a chi ci è passato e si riconosce in questo percorso, a chi ci si sta avvicinando ignaro, a chi lo giudica, lo mortifica, a chi lo desidera o a chi lo teme. E lo racconta senza fronzoli né questioni morali, ricordando a chi delle ipocrite questioni morali fa invece un punto d’orgoglio, che:

Il concepimento è un atto meccanico che può avvenire in circostanze anche non legate all’amore o può avvenire artificialmente ma con un amore immenso. Non c’è amore più grande di quello provato da due genitori nei confronti del proprio figlio, sia esso biologico, o adottato, o trovato in una cesta davanti all’uscio di casa.

Raffaella Clementi, Lettera a un bambino che è nato. Particolare della copertinaInteressante raccolta di informazioni, di suggerimenti, ma anche di stati d’animo sinceri e avvolgenti nonché d’amore per il proprio figlio, una sincera e pubblica autoanalisi priva di corazze, un nuovo modo di raccontare la famiglia e il desiderio di famiglia in un’epoca in cui i giudici sono tanti quanti sono i segreti. Ma anche un modo femminile di andare avanti come arieti, perché

la tenacia è la virtù delle donne. È spesso scomoda, ma è la qualità che muove il mondo e spezza gli equilibri. È fastidiosa ed essendo una caratteristica più femminile che maschile, contribuisce a infastidire gli uomini, ma il più delle volte, come un tarlo che tedia ma buca il legno, riesce a raggiungere il proprio obiettivo.

Il libro nasce come regalo di compleanno per questo suo figlio nato da grandi sacrifici, frutto della pazienza e della speranza. Ma, in realtà, si trasforma dopo poche pagine, in messaggio per tutti coloro che conoscono il timore di non farcela, che si sentono mutilati dalla non realizzazione di un desiderio di maternità o paternità. Ebbene sì, paternità, perché è un libro anche per gli uomini questo, e insegna loro che in questo difficile percorso si può essere comunque coppia.

Ma, ancora più importante, lo suggerisco come lettura a tutte quelle donne che nel modo più naturale possibile hanno concepito e dato alla luce i loro figli, perché comprendano meglio le altre, e sono tante: che la solidarietà delle più fortunate le accompagni. Perché, come dice l’autrice di questo Lettera a un bambino che è nato, anche i desideri non realizzati restano a far parte di noi, ci si incollano addosso e non se ne vanno più.

Raffaella Clementi
Lettera a un bambino che è nato.
Storia di una procreazione medicalmente assistita

Imprimatur editore, 2013
ISBN 9788897949381
pp. 144, euro 13




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.


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