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Supersonico, di Salvatore Luca D’Ascia

 

 
Scheda del libro
 

Autore: Salvatore Luca D'Ascia
 
Titolo: Supersonico
 
Casa editrice: Rai - Eri
 
Anno: 2014
 
ISBN: 9788839716293
 
Pagine: 167
 
Formato: cartaceo
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Una scrittura capace di trascinarci nostro malgrado nella vita di strada, nelle iniziazioni che non ci appartengono ma che finiscono per coinvolgerci completamente. Una storia d’attualità che ci scuote dal nostro comodo torpore.

Aspetti negativi


Non è una storia facile da leggere, soprattutto se non desideriamo vivere dall’interno delle situazioni troppo violente e così ben descritte, che tuttavia non possono di certo essere ingentilite. Non è un romanzo adatto a chi cerca svago o leggerezza.


In sintesi

Supersonico è il titolo del romanzo di Salvatore Luca D’Ascia, terzo classificato al Premio Letterario La Giara indetto da Rai Eri.

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Posted mercoledì, 9 Aprile 2014 by

 
La nostra recensione
 
 

Supersonico, di Salvatore Luca D'AsciaIl Premio Letterario La Giara, bandito da Rai Eri, è un’importante occasione rivolta a tutti gli appassionati di scrittura che abbiano compiuto diciotto anni ma non ne abbiano superato trentanove. Nel 2013, quindi nella seconda edizione, sono emersi gli scrittori Marco Marrocco con il suo Come l’antenna per i passeri (vincitore), Eliana Iorfrida, seconda classificata con il suo Sette paia di scarpe e – terzo classificato – Salvatore Luca D’Ascia con Supersonico.

In occasione della rassegna Libri come tenutasi all’Auditorium Parco della Musica di Roma, non molti giorni fa i curatori del laboratorio di scrittura Rai Eri Paola Gaglianone e Alessandro Salas hanno presentato al pubblico romano i tre autori soffermandosi su ciò che un romanzo deve essere in grado di trasmettere, sull’importanza della sua essenza e di quella necessaria capacità di moltiplicare nel lettore i punti di vista.

Incuriosita da Supersonico ne ho acquistata una copia, scegliendolo per voi lettori di GraphoMania. Di certo appare fin dalle prime righe la durezza della storia, ambientata a Napoli nei quartieri spagnoli e vissuta negli anni Novanta da un protagonista quindicenne educato alla violenza dal suo stesso padre. Violenza intesa come autodifesa, ma anche come reazione “naturale” all’ambiente, come fatto lecito e quasi obbligato al quale non si può e non ci si deve sottrarre (“ci siamo passati tutti”).

Per il ragazzo non esiste la giovinezza, la spensieratezza, poiché tutto viene subito ingoiato da quella periferia di malavitosi, di camorristi, realtà a cui adattarsi velocemente bruciando le tappe.

Ray-Ban neri e capelli lunghi, lenti a goccia, gel sulla testa. Maglietta aderente e anfibi da stadio: sono fermo a via Carducci, nella divisa da battaglia inizio la giornata, affronto la città che mi circonda. Un uomo di quindici anni come me deve guardarsi attorno.

E ancora:

L’istinto è quello che conta, i gesti automatici, quelli che se li hai sei dritto e se non li hai non sei nessuno.

L’autore, che non è un esordiente in quanto a pubblicazioni sebbene la scrittura non sia la sua principale occupazione (è medico chirurgo specializzato in cardiologia), ci regala uno spaccato di vita reale, conducendoci in un vero e proprio inferno dove può accadere di tutto e di tutto accade; le pagine grondano di situazioni pesanti e descritte senza sconti, di attese spasmodiche di quel qualcosa che ci si aspetta da un momento all’altro, che si teme, che si avverte a ogni riga, in quelle alleanze rifiutate, in quelle minacce velate e in quei finti sorrisi che gelano il sangue. Il ragazzino che gioca a fare l’uomo non può non pagare un prezzo troppo alto, e il lettore lo sa bene: attanagliato a ogni pagina attende, mentre legge di insicurezza, di finte arie da gradasso che nulla teme, di dignità calpestata e di bocconi più amari dei pugni dati o ricevuti. L’atto finale di questo romanzo cattivo e coinvolgente, si trasforma all’improvviso in poesia bagnata di sangue, epilogo che va letto e riletto per cogliere ogni sfumatura letteraria, per godere di descrizioni che da dure divengono malinconiche e incredibilmente belle così come possono esserlo le emozioni più vive, in bene o in male.

La lettura di questa storia brutale – che in qualche modo è testimonianza dell’autore – provoca un subbuglio dell’anima, uno scombussolamento che mozza il fiato, e dunque lascia un segno degno di nota.

Una penna graffiante che vi consigliamo.




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.


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