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Sylvia Plath, una poetessa non una suicida

 
Linda Wagner-Martin, Sylvia Plath
Linda Wagner-Martin, Sylvia Plath
Linda Wagner-Martin, Sylvia Plath

 
Scheda del libro
 

Autore: Linda Wagner-Martin (traduzione di Paola Pavesi)
 
Titolo: Sylvia Plath
 
Casa editrice: Castelvecchi
 
Anno: 2013
 
ISBN: 9788876158346
 
Pagine: 234
 
Formato: cartaceo
 
Genere: , , ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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In sintesi

Linda Wagner-Martin scrive un’avvincente biografia di Sylvia Plath che ne mette in luce gli aspetti peculiari: scopri di più si questo saggio.

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Posted 11 Febbraio 2013 by

 
La nostra recensione
 
 
Linda Wagner-Martin, Sylvia Plath

Linda Wagner-Martin, Sylvia Plath

Linda Wagner-Martin ricostruisce la vita e il percorso artistico di Sylvia Plath con uno stile avvincente. La biografia edita da Castelvecchi, che oggi vi consiglio, ci restituisce una donna e una scrittrice a tutto tondo e non un mito confuso e consegnato alla storia solo dal suo suicidio.

Sylvia Plath di Linda Wagner-Martin

Un passo dopo l’altro entriamo nel mondo di Sylvia Plath da una prospettiva diversa dal solito: lontani dai luoghi comuni, dai discorsi centrati esclusivamente sulla sua malattia, impariamo a conoscerla come bambina, come persona, come ragazza immersa in un preciso momento storico e in un contesto sociale che la favorì davvero poco.

Sylvia si dibattè tutta la vita tra una certa percezione di sé e del proprio talento e il tentativo di reprimersi per meglio rispondere alle aspettative dei suoi genitori (due intellettuali di grande spessore e molto conosciuti). Presentò nelle lettere a sua madre e nelle sue relazioni con la gente un’immagine di sé che non corrispondeva assolutamente alla realtà e a volte addirittura occultava la sua sofferenza interiore. Si dibatté sempre tra questo continuo tentativo di non emergere e di non creare problemi a sua madre Aurelia e la voglia di distanziarsi da lei per comprendere a fondo la propria identità e lasciarla vivere.

Wagner-Martin, cita, tra gli altri, gli studi di Alice Miller:

Il suicidio è davvero… l’unico modo possibile per esprimere il vero io – a spese della vita stessa.

Il che mi ha riportato direttamente a un articolo letto un po’ di tempo fa in cui lo scrittore Ian McEwan racconta:

Philip Roth, quando cominciava a interessarsi a me come giovane scrittore, mi disse: “Devi scrivere come se i tuoi genitori fossero morti”.

Solo che la Plath aveva alle sue spalle non solo l’ombra del padre, che morì quando era giovanissima, e di una madre anaffettiva, ma successivamente anche quella di un marito che la ridimensionava pesantemente. Aggiungiamo che nell’epoca in cui visse, era inaccettabile che una donna del suo spessore aspirasse a vivere della propria arte e che facesse maturare a tal punto il suo talento da surclassare quello degli uomini che la circondavano.

Più tardi, dopo la maternità, si ritrovò a combattere persino con suo marito, il cui atteggiamento le impediva di concentrarsi sulla scrittura. Il peso dei figli gravava solo su di lei.

Un saggio interessante

Interessante l’analisi del contesto sociale e del peso che ebbe sulla poetessa nella percezione di sé e del proprio corpo. Negli anni Cinquanta andavano di moda donne filiformi. La Plath, alta un metro e settanta, non si sformò neanche a causa dei pesanti trattamenti medici che le vennero imposti dopo il tentato suicidio.

Persino in gravidanza venne descritta come attraente. Eppure nei suoi versi l’immagine che ha del proprio corpo è distorta. Si percepisce, ancora una volta, lontana da uno schema generale cui non le riesce di adeguarsi.

Per questo e altri motivi, leggere la biografia della Plath è stata un’esperienza a tratti inquietante. Non è poi strano sentire come prossimo il pensiero e l’animo di una scrittrice di molti anni fa. Scoprire però che, come donna, combatteva e a tratti soccombeva alle stesse pressioni e stereotipi con cui combattiamo noi oggi, è piuttosto sconfortante.

Nella seconda parte del saggio, Linda Wagner-Martin analizza i temi cari alla Plath, tra gli altri la maternità/sterilità, e la fortuna dei suoi scritti dopo la sua morte. Manipolati, occultati, eliminati a volte dal marito Ted Hughes, trovano di anno in anno sempre nuovi estimatori e difensori.

Se siete pronti a conoscere Sylvia, io vi consiglio vivamente di cominciare da qui e dalle sue opere.




Mariantonietta Barbara

 
Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.


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