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Tra due vite, di Laura Mazzeri

 
Laura Mazzeri, Tra due vite. L'attesa, il trapianto, il ritorno
Laura Mazzeri, Tra due vite. L'attesa, il trapianto, il ritorno
Laura Mazzeri, Tra due vite. L'attesa, il trapianto, il ritorno

 
Scheda del libro
 

Autore: Laura Mazzeri
 
Titolo: Tra due vite. L’attesa, il trapianto, il ritorno
 
Casa editrice: Giunti
 
Anno: 2015
 
ISBN: 9788809804876
 
Pagine: 192
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
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Aspetti positivi


Una visione “dall’interno” della percezione di una malattia, della speranza di guarire, delle aspettative, delle delusioni. Un prima e dopo il trapianto di una donna che comprende la verità della sua condizione: “Io sono salute e malattia al tempo stesso”. Vibrante, vero, coinvolgente, uno stile narrativo che trasforma le pagine in dialogo tra autore e lettore, i quali riga dopo riga diverranno intimi.


In sintesi

“Tra due vite. L’attesa, il trapianto, il ritorno” è un libro autobiografico di Laura Mazzeri che racconta, con intensità, del suo trapianto di fegato.

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Posted venerdì, 2 ottobre 2015 by

 
La nostra recensione
 
 

Laura Mazzeri, Tra due vite. L'attesa, il trapianto, il ritornoTra due vite. L’attesa, il trapianto, il ritorno è il libro autobiografico di Laura Mazzeri, un incredibile diario pubblicato da Giunti che comincia nel 2008 e si sviluppa nell’arco di poco più di un anno, durante il quale tanti sono i cambiamenti che avvengono non solo nel corpo ma anche e soprattutto nell’essenza, nell’anima, nella mente dell’autrice.

Laura Mazzeri, maestra e madre di due figli, si ritrova a fare i conti con un organismo che presenta malattie autoimmuni, e che dopo l’asportazione del colon necessita di un trapianto al fegato. La percezione della malattia è devastante, poiché comincia sì all’interno del corpo ma si presenta anche davanti allo specchio, in un’immagine in cui si fatica a riconoscersi. E nel quotidiano, quando tutto diviene più pesante e quelli che erano piccoli piaceri si trasformano in grandi fatiche.

Il diario, come abbiamo detto, comincia nel 2008, quando l’autrice si prepara psicologicamente e anche fisicamente al trapianto che verrà, al momento della stesura di quelle pagine in data da destinarsi. Per essere inseriti in una lista d’attesa occorre sondare, esaminare, scandagliare fino in fondo ogni angolo del corpo per accertarsi che sia sano: come non percepire il tutto come una sorta di violazione? Lei reagisce tuffandosi nella lettura, nella musica, per distrarre la mente e allontanarsi nei limiti del possibile da quel corpo traditore. È, quello, il momento dell’attesa, delle domande, della speranza frammista a timore, della voglia di fuggire da tutto e tutti, dei ricoveri, del comodino di una stanza d’ospedale che racchiude ogni intimità, che delimita lo spazio a disposizione per ciò che occorre in quella “vita”: un libro, dell’acqua, la musica, carta e penna.

La famiglia ne risente, con un marito che fa del suo meglio ma non senza fatica, con la figlia maggiore, Sonia terza media, e il piccolo David in prima elementare, che vengono defraudati di una madre da sempre amorevole e presente e che spesso – in quel frangente – ha davvero poco da offrire.

Poi l’idea di un blog, dove riversare, annotare, che fin dall’inizio le mostra una via per alleggerire quella da percorrere, e… “più offro respiro ai pensieri e più me ne arrivano”.

La scrittrice – e scrittrice lo è davvero, ve ne renderete conto leggendo questo libro – si sente come la foglia descritta da Ungaretti, soldato in quell’autunno devastante in cui si aggrappa al ramo disperatamente, ma con il presagio della caduta.

Nel frattempo vivere “in riserva”, fare progetti, almeno fino al 22 aprile 2009, data del trapianto di fegato: cinquant’anni, una nuova vita, una seconda possibilità. Il donatore è soltanto un ragazzo, impossibile scacciarlo via dai pensieri, improbabile tenerlo fuori dalle sue nuove giornate… Lei lo chiama “il giovane cavaliere” e per sempre farà parte del suo vivere, di quel luogo “tra due vite” in cui lei si trova.

Un prima del trapianto, ma anche un dopo inaspettato: la cosiddetta convalescenza che si rivela dura, ancora da “malata”…

Se consideriamo il trapianto come l’unica cura possibile della mia patologia autoimmune allora be’… sì sono guarita. Ma da cosa? Dal rischio di morte immediata, sicuramente. La fine è stata posposta, il corpo rabberciato, il fegato sostituito. Cosa mi dice tutto ciò in merito alla mia salute in generale? Proprio nulla perché da una malattia grave e rara non si guarisce mai del tutto.

Interessante, in quei giorni cupi, l’idea dell’autrice di mettere in piedi un cortometraggio, appoggiato in pieno e realizzato dal regista Johnny Dell’Orto (si intitola Agamà, la vita cambia), dove ripercorre i giorni dell’attesa, prima dell’operazione.

“Io sono salute e malattia al tempo stesso” dice di sé Laura Mazzeri, che cura anche il sito dedicato al libro.

Vi lasciamo con una delle Lettere di sfogo presenti tra le pagine, che meglio racconta l’angoscia e la vulnerabilità, ma anche le atmosfere che circondano coloro che attendono, sperano, in quel limbo che non è più vera vita ma neppure morte imminente…

Suoni di casa come musica, come un inno alla vita e alle sue infinite e minute manifestazioni quotidiane. Quella melodia – a volte anche cacofonia e dissonanza – mi è mancata tanto nei giorni scorsi in ospedale, soprattutto in rianimazione. In quei luoghi la musica della vita cambia e diventa sospensione. Come il silenzio tra una nota e l’altra della partitura, tra un tema e una variazione, come il vuoto improvviso del canto per prendere fato. La musica della vita, sempre e ripetutamente interrotta dai silenzi della morte. Il pieno e il vuoto. Il canto e la pausa.




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.


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