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Tutti i colori del mondo, di Giovanni Montanaro

 
Giovanni Montanaro, Tutti i colori del mondo
Giovanni Montanaro, Tutti i colori del mondo
Giovanni Montanaro, Tutti i colori del mondo

 
Scheda del libro
 

Autore: Giovanni Montanaro
 
Titolo: Tutti i colori del mondo
 
Casa editrice: Feltrinelli
 
Anno: 2012
 
ISBN: 9788807018886
 
Pagine: 138
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Una scrittura molto curata

Aspetti negativi


In alcuni passi c'è eccessiva lentezza


In sintesi

«Tutti i colori del mondo» è un romanzo di Giovanni Montanaro che fonde insieme una scrittura curata e un mondo pieno di colori.

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Posted giovedì, 30 Agosto 2012 by

 
La nostra recensione
 
 
Giovanni Montanaro, Tutti i colori del mondo

Giovanni Montanaro, Tutti i colori del mondo

Una storia che deve essere raccontata è il filo conduttore del romanzo Tutti i colori del mondo di Giovanni Montanaro, finalista al Premio Campiello 2012. In fondo, non c’è nessuno che non abbia una storia dice a un certo punto la protagonista del romanzo, Teresa Senzasogni. E, poco dopo, quasi come un bisogno impellente: «Se voglio essere di nuovo quella di più di dieci anni fa, la ragazza di quindici anni con i capelli neri, se voglio tornare indietro, ricominciare da capo, devo tornare a raccontare le storie. La mia, prima delle altre. Tutti hanno diritto a una storia, no?»

E continua strizzando l’occhio al Bertolt Brecht delle Domande di un lettore operaio: «Non ci sono solo i re e le regine, le prime ballerine e i proprietari dei giornali, i grandi ammiragli e i comandanti degli eserciti; per il mondo sono più importanti i seminatori, i tessitori, i minatori, quelli che bruciano le stoppie, quelli che macinano il grano, gli operai, le prostitute, le donne che passeggiano tra le siepi di pruno, i cipressi che si incendiano al tramonto. Sono quelli che fanno il mondo. Che lo rendono meraviglioso e un po’ triste.»

Tutti i colori del mondo, narra, quindi, una storia, e lo fa in forma epistolare. Teresa Senzasogni scrive una lunga lettera a Vincent Van Gogh e gli ricorda le particolari circostanze in cui si sono conosciuti. Una lettera che è un inno alla vita e all’amore per la vita, plasticamente rappresentata dai colori che, se da un lato sono cifra di Van Gogh, dall’altro sono simbolo di Teresa che, non a caso, si definisce “un camaleonte”.

Di colori è pieno questo libro e bisogna dire che Giovanni Montanaro è proprio bravo nell’intingere la penna nella tavolozza dei colori, con quella domanda di Teresa – A cosa servono così tanti colori? – che riecheggia a ogni pagina. Alcuni esempi, a partire dalla città in cui il romanzo è ambientato, Gheel, che significa giallo (“anche se nessuno sa perché”):

Era un giorno di sole, un giorno raro a Gheel. Intorno alla canonica era un tripudio di colori. In lontananza, i campi giallo-verdi, un ovile ingrigito e degli alberi seri; subito dietro la chiesa, invece, una lunga siepe di pruno selvatico e una terra né nera né viola, coperta di erica e torba.

E poco più avanti:

I colori della Campine mi piacevano. Erano poetici. Mi tornano spesso in mente; l’arancio delle volpi, il bianco giallo della schiuma della birra, il rosso dei tulipani, i bruchi trasparenti che diventano farfalle variopinte […] Come può da un tronco marrone venire fuori una mela gialla? Come può un arbusto verde dare delle bacche blu?

E ancora:

Mia madre mi tratteneva dentro il suo sogno, e dietro di lei, piano piano, sono cominciati ad arrivare i colori, prima il giallo, poi il rosso, il blu, l’arancio, il verde, l’azzurro, uno dietro l’altro, uno in mezzo all’altro, io ci affondavo dentro, ci nuotavo, li spostavo con le mani, li mangiavo, i colori diventavano forme, ma forme strane, c’erano pere nere e castelli blu, cavalli rossi e carciofi gialli.

Fino alla constatazione:

Mi hanno salvato i colori.

Nel romanzo Tutti i colori del mondo si possono cogliere diversi riferimenti ad altri scrittori: oltre al su citato Brecht, abbiamo Montale (“Ho sceso le scale”), la Bibbia e, in maniera esplicita, La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne che Montanaro cita in maniera suggestiva:

Poi è arrivata Hester Prynne, la donna che è diventata il libro che ha letto […] Il padre […] l’avrebbe voluta suora, ma lei, chiusa in convento, aveva letto un romanzo, La lettera scarlatta, arrivato dentro le mura sotto la copertina di un messale. Ne era rimasta stregata e aveva voluto conoscere cosa fosse quella passione, quell’ansia che logora.

Tutti i colori del mondo è un bel romanzo, scritto bene (chissà se è autobiografica questa frase che troviamo nel testo: “Se ti senti colpita da un libro, o da qualcosa d’altro, è perché è scritto col cuore, con umiltà e semplicità”) e capace di raccontare, senza sbavature, una bella storia.

Allora mi sono messa a scrivere.

Non mi restava altro che le parole.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.


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