Random Article


L’ultimo treno per Istanbul, di Ayşe Kulin

 
Ayşe Kulin, L’ultimo treno per Istanbul
Ayşe Kulin, L’ultimo treno per Istanbul
Ayşe Kulin, L’ultimo treno per Istanbul

 
Scheda del libro
 

Autore: Ayşe Kulin (traduzione di Luca Di Maio)
 
Titolo: L'ultimo treno per Istanbul
 
Casa editrice: Newton Compton
 
Anno: 2015
 
ISBN: 9788854182455
 
Pagine: 333
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


User Rating
2 total ratings

 

Aspetti positivi


Una storia coinvolgente, emozionante, che aiuta a capire tanto di tutti coloro che sono stati travolti da una guerra, ma che evidenzia anche la possibilità di dimenticare pregiudizi e differenze di religione, cultura, paese di appartenenza. Un buon intreccio, con personaggi ben delineati. Una narrazione che emoziona.

Aspetti negativi


Non è facile evidenziarne. Forse, visto lo stile avventuroso che trasforma via via una storia d’amore contrastata in ben altra tragedia, a tratti la voce narrante pare troppo pacata. Tuttavia, dobbiamo ammettere che il ritmo non ne risente.


In sintesi

L’ultimo treno per Istanbul è un romanzo avvincente, coinvolgente e avventuroso di Ayşe Kulin, scrittrice turca tradotta in tutto il mondo.

1
Posted 26 Novembre 2015 by

 
La nostra recensione
 
 

Ayşe Kulin, L’ultimo treno per IstanbulL’ultimo treno per Istanbul, pubblicato dalla Newton Compton, è il primo libro di Ayşe Kulin – una delle autrici più famose e amate della Turchia – a essere stato tradotto nel nostro paese. Classe 1941, scrittrice, produttrice e autrice cinematografica e televisiva, Ayşe Kulin vanta più di dieci milioni di copie vendute dei suoi romanzi, ed è stata tradotta in ben 27 lingue.

La storia de L’ultimo treno per Istanbul è avvincente fin dai primi capitoli, durante i quali ci vengono presentati i protagonisti e il contesto con uno stile che appare pacato ma non manca di regalare il giusto ritmo.

L’ultimo pascià ottomano della Turchia, Fazil Reşat Paşa, ha due figlie: Sabiha, sposata con il diplomatico Macit, e Selva, bellissima ribelle che ama e sposa l’ebreo Rafo (Rafael Alfandari), figlio del medico di corte, e con lui si trasferisce a Parigi. Una tragedia, per il pascià, il quale per ostacolare questo amore tenta addirittura il suicidio: sua figlia, così istruita e ben educata, che disonora la famiglia con un uomo che non è musulmano! Un amore considerato un incidente, un motivo di vergogna, che fa sparlare i cosiddetti amici di famiglia, ma che sopravvive a dispetto dei pregiudizi e delle difficoltà, e che fa da sfondo a ben altri drammi. I protagonisti della storia, si muovono infatti in un momento storico particolare:

Vivevano in un’epoca turbolenta. La Turchia si era ritrovata tra l’incudine e il martello. Da una parte c’era la Gran Bretagna, che aveva a cuore solo i propri interessi e che faceva pressioni affinché la Turchia diventasse un suo alleato; dall’altra c’era l’atteggiamento minatorio della Germania. Come se non bastasse, la Russia aveva teso alla Turchia un pugno di ferro in un guanto di velluto. Il loro interesse in Kars, in Ardahan, nel Bosforo e nei Dardanelli pendeva come la spada di Damocle.

E come diventano piccole, le grandi tragedie familiari, davanti a una guerra imminente. Come si fanno sciocchi i pensieri legati ai sensi di colpa (Sabiha teme di aver favorito il legame di sua sorella con il giovane ebreo), o alla vergogna (quella di suo padre), o ancora alla delusione (della severissima madre).

Con la seconda guerra mondiale che bussa alla porta, tornano alla mente i racconti di anziani che hanno conosciuto la prima, e che la ricordano con dolore…

Bambini abbandonati che morivano di fame. Donne che avevano perso la loro umanità; uomini senza soldi, casa o speranza…

E così tutto cambia: la vita delle mogli dei diplomatici dedite ai bridge e sempre impeccabili alle cene o alle feste, le regole morali, il punto di vista degli uomini.

Tra profumo di glicine e di lillà, la guerra diviene l’unico argomento di conversazione, mentre l’intera famiglia finisce per trasferirsi in Francia, ed è là che la vera storia di questo romanzo comincia: Hitler invade la Francia, tutti loro sono in pericolo, così come molti ebrei e, a dispetto di religione o paese di appartenenza, saranno proprio i diplomatici turchi a salvare tante vittime di una guerra assurda, così come del resto lo sono tutte.

L’autrice spiega che L’ultimo treno per Istanbul non è una storia vera, bensì di tante verità, poiché “È basata sulle esperienze di diversi diplomatici turchi che erano stati assegnati in Europa durante la seconda guerra mondiale, che sono riusciti a salvare ebrei turchi e tanti altri dalla follia di Hitler.”

Una storia d’amore contrastato che diviene il simbolo dell’unione tra esseri umani, una coppia che si trasforma in moltitudine, il viaggio attraverso paesi colpiti dalla stupidità umana: questo è L’ultimo treno per Istanbul, avvincente, coinvolgente e avventuroso.




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.


One Comment


  1.  
    francesca

    ho letto l’ultimo treno per Istanbul in brevissimo tempo e devo dire che è ben scritto, una trama avvincente e, per finire, mi è piaciuto moltissimo.

    Francesca





Leave a Response


(required)


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.