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Uscirne vivi, Alice Munro parla di sé

 
Alice Munro, Uscirne vivi
Alice Munro, Uscirne vivi
Alice Munro, Uscirne vivi

 
Scheda del libro
 

Autore: Alice Munro (traduzione di Susanna Basso)
 
Titolo: Uscirne vivi
 
Casa editrice: Einaudi
 
Anno: 2014
 
ISBN: 9788806214920
 
Pagine: 312
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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1 total rating

 

Aspetti positivi


Uno stile narrativo impeccabile, un'occasione per conoscere alcuni momenti della vita della scrittrice.

Aspetti negativi


La possibile reazione a una lettura continuata ai racconti di Alice Munro: un senso di impotenza non sempre piacevole.


In sintesi

In ”Uscirne vivi”, Alice Munro, Nobel per la letteratura 2013, svela “le prime e le ultime cose – e le più private – che ho da dire sulla mia vita”.

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Posted 11 Agosto 2015 by

 
La nostra recensione
 
 

Alice Munro, Uscirne viviUscirne vivi, edito da Einaudi nel 2014, nella traduzione di Susanna Basso, storica traduttrice di Alice Munro, è la raccolta di racconti in cui l’autrice svela “le prime e le ultime cose – e le più private – che ho da dire sulla mia vita”. Non vi aspettate però solo delle narrazioni autobiografiche pure e semplici. La Munro non ne ha mai fatte neanche quando i suoi scritti dichiaravano apertamente questo intento, come in La vista da Castle Rock.

Le quattordici storie di Uscirne vivi sono storie di movimenti e di cambiamenti, a volte volontari (donne che decidono di cambiare la propria vita) a volte involontari (personaggi che si lasciano portare dalla vita senza mai opporre resistenza). Intorno ai protagonisti, come sempre, i mille dettagli di un tessuto sociale, anch’esso mai fermo, a cui fanno inoltre da curioso e interessante contrappunto velocissime note e riferimenti ai vari movimenti religiosi e alle Chiese presenti nelle città.

Solo le ultime quattro, però, raccontano direttamente stralci della vita di Alice Munro: L’occhio, Notte, Voci, Uscirne vivi. Maturità, infanzia e adolescenza della scrittrice scorrono sotto i nostri occhi. Devo ammettere che mi sento un po’ in imbarazzo, mentre leggo del suo passato. Lei ce lo consegna, ma mi sento comunque come se stessi violando la sua riservatezza. La guerra, il fango, l’odore di letame, le fantasie che la rendevano insonne, le cinghiate del padre, il Parkinson di sua madre. Tutto sembra spiegarmi perché la scrittrice canadese, premio Nobel per la letteratura nel 2013, scriva i suoi racconti con quella cifra stilistica, come mai abbia un occhio così particolare nell’osservare la vita altrui.

Da quindici anni compro i libri di Alice Munro e da quindici anni ogni volta che ne ho terminato la lettura sto male per qualche giorno. Lei è uno dei miei punti di riferimento letterari, insieme ad altri autori di racconti come Raymond Carver e Grace Paley. Tuttavia, rispetto ad altri scrittori, la Munro riesce a provocare un sotterraneo senso di inquietudine e smarrimento nel lettore che voglia leggerla con calma e attenzione.

Anche in Uscirne vivi, le protagoniste (sono la maggioranza) sembrano conquistare lentamente il proprio futuro, ma senza riuscire del tutto a sganciarsi dal passato, come se fossero invischiate in sabbie mobili che invece di trascinarti a fondo ti lasciano così, a metà strada.

In Che arrivi in Giappone, Amundsen, Ghiaia, Corrie, per fare degli esempi, le donne di cui ci narra la Munro sono donne che si muovono, sia fisicamente (si spostano, in treno, viaggiano, cercano lavoro o alternative alla propria vita, si fanno notare perché differenti) che intellettualmente, ma a tratti inciampano in eventi inaspettati, cui non sanno o non vogliono opporsi. Per nessuna di loro c’è un classico finale a cui siamo abituati: non ci sono fuochi d’artificio o facili soluzioni o misteri svelati che rendono tutto finalmente chiaro, comprensibile, piano.

È questa la lezione da imparare o, meglio, è questo che accade realmente alle nostre vite anche se non ce ne accorgiamo? Per cui non ci resta che fare del nostro meglio, perdonare, andare avanti e cercare quanto meno di uscirne vivi?

Me la ricordo a stento, quella vita. O meglio, certi dettagli me li ricordo con chiarezza, ma senza i collegamenti necessari a costruire un’immagine completa. L’unica cosa che mi è rimasta impressa, della casa in città, è la tappezzeria con gli orsetti della mia stanza di allora.




Mariantonietta Barbara

 
Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.


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