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La vita in tempo di pace, di Francesco Pecoraro

 
La vita in tempo di pace, di Francesco Pecoraro
La vita in tempo di pace, di Francesco Pecoraro
La vita in tempo di pace, di Francesco Pecoraro

 
Scheda del libro
 

Autore: Francesco Pecoraro
 
Titolo: La vita in tempo di pace
 
Casa editrice: Ponte alle Grazie
 
Anno: 2013
 
ISBN: 9788862209670
 
Pagine: 512
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


User Rating
6 total ratings

 

Aspetti positivi


Un romanzo geniale, denso e poderoso che, nonostante il catastrofismo dell’io narrante, riesce a coinvolgere ed emozionare fino all’ultimo paragrafo.

Aspetti negativi


Certe volte nelle descrizioni pecca di tecnicismo eccessivo e diventa un po’ noioso.


In sintesi

La vita in tempo di pace di Francesco Pecoraro, è uno dei libri in concorso al Premio Strega 2014 ed è un romanzo grandioso, denso e avvincente.

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Posted lunedì, 9 Giugno 2014 by

 
La nostra recensione
 
 

La vita in tempo di pace, di Francesco PecoraroLa vita in tempo di pace di Francesco Pecoraro, è uno dei libri in concorso al Premio Strega 2014 e, oltre ad avere un titolo azzeccatissimo è un romanzo grandioso, denso e avvincente. Nelle recensioni l’autore è stato paragonato a scrittori italiani come Gadda e Svevo e non si è esagerato. Dopo una serie di racconti pubblicati in precedenza da Pecoraro, è un’opera prima veramente poderosa. Descrivendo la vita di Ivo Brandani, ingegnere sesssantacinquenne, disilluso, cinico e ansioso, lo scrittore in questo libro dipinge e commenta, con acume e ironia, gli ultimi sessant’anni della vita italiana. Ricorda dove eravamo, quali sogni e ideali ci animavano e poi arriva ai giorni nostri e descrive come siamo diventati. Non scaturisce un ritratto lusinghiero: siamo fagocitati dalla burocrazia, pigri, irretiti dall’opportunismo, precipitati nella decadenza. In questo panorama poco edificante, l’autore con una scrittura diretta, precisa e impietosa fa muovere il protagonista, profondamente umano, con difetti, paure e giudizi tranchant sull’umanità che lo circonda.

L’escamotage narrativo ce lo fa incontrare nella sala d’attesa dell’aeroporto a Sharm el Sheik, dove si è recato per svolgere un lavoro segreto e delicato: costruire una barriera corallina finta per rimpiazzare all’insaputa dei turisti, quella vera che è stata annientata, rovinata per sempre, a causa dell’inquinamento dilagante del mare. Purtroppo l’aereo che lo deve riportare a casa è in ritardo, e nell’attesa snervante il protagonista si guarda attorno, riflette e divaga.

Brandani pensa che le hostess siano solo bucce di donne che non ci sono più, che sono andate altrove, oppure sono morte, involucri come conchiglie senza più mollusco, magari belle, ma vuote. Oppure femmine con dentro un paguro, al posto dell’anima originaria. Questo perché, per quel che ne sa – ne ha conosciute un paio, anni fa, una delle quali con grandi tette della consistenza del budino Elah – nell’hostess in pausa o in vacanza non ricompare una donna intera, ma solo una parvenza. Resta sempre una patina indelebile di hostessità noncurante, come uno strato desolante di cellule relazionali morte.

Si ricorda di altri luoghi e situazioni, attraverso flash-back della sua vita passata. In famiglia da bambino, a Roma, al mare. Ripensa al sogno di vivere per sempre in un’isola in mezzo all’Egeo. Gli tornano alla mente le illusioni, le ribellioni, l’entusiasmo, l’anticonformismo che l’animavano da giovane. E poi rivive anche lo scontro amaro con la realtà. Con il mondo del lavoro, con il sesso, con la vita di coppia. Con i rimpianti per quello che avrebbe potuto essere e non è stato.

È sicuro che la parola nottata ha un significato diverso dalla parola notte, nottata è uno svolgimento, un’epica del tempo dell’oscurità. Nottata è quando non dormi, o non puoi dormire, è quando lavori tutta la notte, è la notte in cui qualcuno lascia la vita… Quando Madre morì, quella fu una nottata. Nottata è un turno al timone di una barca che naviga tra queste isole, è una notte sul sacco a pelo sul ponte di una nave. Nottata è quando fai l’amore ancora una volta e poi uscire a cercare qualcosa da mangiare e poi tornare in camera…

Per sopravvivere Brandani ha bevuto, fumato, preso ansiolitici e soprattutto è diventato cinico. Ha perso l’ottimismo. Ma è rimasto un ingegnere, uno che deve sempre misurare e pesare le cose. E non può esimersi dall’ammirarne i meccanismi. Uno che arriva a commuoversi ammirando un grande ponte!

Pecoraro è un grande narratore, ha descritto il suo anti-eroe con un ritratto a tutto tondo. Chi legge entra nella vita di Brandani, lo capisce, arriva a condividerne per empatia pensieri e debolezze. E le oltre cinquecento pagine del romanzo volano via che è un piacere.




Patrizia Violi

 
Patrizia Violi è laureata in giurisprudenza, vive a Milano dove fa la giornalista, occupandosi di attualità, psicologia e costume. È sposata e ha due figlie: dalla sua esperienza famigliare è nato il blog extramamma.net. Ha scritto il romanzo “Una mamma da URL” (Baldini & Castoldi). Per Emma Books ha pubblicato “Love.com” e “Affari d’amore”.


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