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La voce degli uomini freddi, di Mauro Corona

 
Mauro Corona, La voce degli uomini freddi
Mauro Corona, La voce degli uomini freddi
Mauro Corona, La voce degli uomini freddi

 
Scheda del libro
 

Autore: Mauro Corona
 
Titolo: La voce degli uomini freddi
 
Casa editrice: Mondadori
 
Anno: 2013
 
ISBN: 9788804633778
 
Pagine: 235
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Lo stile fiabesco avvolge il lettore, gli trasmette una strana malinconia che pagina dopo pagina si fa ammirazione per i protagonisti della storia. Una scrittura accurata, descrizioni e frasi poetiche che tuttavia rivelano fierezza antica che – ne siamo certi – è parte integrante dell’autore.

Aspetti negativi


Non ve ne sono, e ci tengo a sottolinearlo.


In sintesi

Mauro Corona con La voce degli uomini freddi – nella cinquina del Campiello 2014 – scrive un romanzo che lascia il segno e che si impiglia nel nostro cuore.

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Postedlunedì, 8 settembre 2014 by

 
La nostra recensione
 
 

Mauro Corona, La voce degli uomini freddiIl vincitore del Premio Mario Rigoni Stern per la Letteratura Multilingue delle Alpi, è stato in questo 2014 Mauro Corona con il suo bellissimo romanzo La voce degli uomini freddi, pubblicato da Mondadori, romanzo che è anche tra i cinque finalisti del Premio Campiello 2014.

Corona, che oltre a essere un grande scrittore è uno scultore e uno scalatore che sta lasciando segno di sé fra le sue amate montagne, sa bene come si racconta di un popolo fiero, laborioso e sano, costantemente a contatto con la natura. Appare subito molto suggestiva la descrizione di questa piccola comunità di montanari che si muove e vive sprofondata tra la neve e il ghiaccio, con volti che della neve hanno preso il pallore e dove anche le api sono bianche! Un piccolo popolo silenzioso, del quale “la storia rimaneva scalpellata nella grotta della memoria, dove scrivevano tutto”.

Il contatto con una natura severa, che regala improvvise valanghe e per la quale il tepore è inesistente ma che tuttavia diviene in qualche modo culla; un istinto operoso a guidarli in circostanze non facili, con la fatica e i sacrifici a unire tutti e render tutti solidali gli uni con gli altri; le sere buie a nascondere quelle balze isolate dove pietra e legno non mancavano mai e l’acqua del torrente era amica, così attenta a mantenere in vita segherie e mulini e a parlare per loro. Ma, proprio alla notte, quei visi congelati rompevano il silenzio davanti ai falò cantando delle loro malinconie, dei loro morti, della loro vita, in un momento di condivisione totale e forse di sorrisi, che durante il giorno restavano congelati come un’idea non ancora concepita.

E se le valanghe si rivelavano particolarmente distruttive, loro, gli uomini freddi delle montagne, eran subito pronti a tirar su altre case.

Lavoravano vecchi e bambini e donne e ognuno era messo a fare le cose in base alla forza e all’esperienza che aveva. I più vecchi oltre la forza mettevano la sapienza, che sta più su dell’esperienza. L’esperienza è il già visto, la sapienza è inventare.

È una fiaba, questo romanzo, una fiaba scritta con stile avvolgente, con tanta poesia tra le righe che – sebbene innevate – emanano grande calore e fierezza. Ci sono popoli che forse sono stati felici d’essere inesistenti per gli altri: fieri e solitari, nella loro grande saggezza già sapevano i mali del progresso e lo temevano più delle valanghe, più della natura a volte ostile, più del sacrificio che sfianca. Questo, creato dalla penna di Maurizio Corona, di certo temeva l’arroganza dei “cittadini” ma non era pronto a chinare la testa, sfuggiva a parole come denaro, potere, considerandole appunto solo parole. Perché per questa popolazione delle nevi eterne, “gli uomini delle città fumanti” potevano solo essere infelici, e stupidamente inclini a sfidare la natura senza comprendere che alla fine è lei la più forte.

Nella fiaba appare all’improvviso – ma se ne ha sentore molto prima – la tragedia del Vajont, con l’acqua che torna sempre, sfonda muri e montagne e passa… Un dolore insanabile, più volte raccontato ma mai in modo così malinconico, poetico, che penetra il lettore raggiungendolo nell’intimo.

Ma dopo quell’ondata che tutto ha spazzato, che ne è stato del popolo degli uomini freddi? Che ne è rimasto? Esiste ancora, la gente che “si accontenta”? E, soprattutto, dove si trovano i luoghi in cui si sono mossi accettando la neve come compagna di vita?

Oggi, nell’era tecnologica, i monti pallidi sono cementati nel silenzio. Nessuno sa dove si trovano e nessuno li cerca. Non sono alla moda. Solo il vento passa ogni tanto a carezzare qual luogo di fantasmi, di ricordi, memoria nell’aria, storia impigliata tra le vette, poiché di tangibile non è rimasto nulla.

Un libro che lascia il segno impigliandosi anch’esso, ma nel nostro cuore.




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.


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