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XXI secolo, di Paolo Zardi

 
Paolo Zardi, XXI secolo
Paolo Zardi, XXI secolo
Paolo Zardi, XXI secolo

 
Scheda del libro
 

Autore: Paolo Zardi
 
Titolo: XXI secolo
 
Casa editrice: Neo
 
Anno: 2015
 
ISBN: 978-88-96176-31-3
 
Pagine: 160
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Lo stile dissonante e a tratti ironico, l’uso di elementi di carattere allegorico, la resa dell’atmosfera angosciante

Aspetti negativi


Il futuro immaginario di Zardi è così realisticamente squallido da risultare difficile da digerire


In sintesi

In “XXI secolo” Paolo Zardi ci presenta un futuro che ha un che di realistico che lo rende inquietante: sembra proprio l’evoluzione del nostro presente.

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Posted lunedì, 4 Maggio 2015 by

 
La nostra recensione
 
 

Paolo Zardi, XXI secoloIn un futuro non poi così lontano la crisi economica ha messo l’Europa in ginocchio. La gente si è ormai arresa a vivere nella povertà, sotto una pioggia incessante e in un clima di angosciato squallore. Una donna di nome Eleonore viene colpita da un ictus ed entra in coma, lasciando il marito e due figli. L’uomo, che tira avanti vendendo sistemi di depurazione dell’acqua per uso domestico, si ritrova a gestire da solo due figli di tredici e sette anni, e a fare i conti con il misterioso passato di sua moglie: in un cellulare trovato per caso che era di Eleonore ci sono messaggi e foto compromettenti, che testimoniano la relazione extraconiugale della donna.

Inizia per il protagonista un viaggio a tentoni nel passato di sua moglie, nel tentativo di scoprire che cosa la avesse portata ad avere un amante al di fuori di quel matrimonio che a lui sembrava felice.

Il futuro immaginato da Paolo Zardi in XXI secolo non è smaccatamente tragico; è privo di invenzioni di stampo fantascientifico alla Orwell o alla Dick. Nel suo essere profondamente distopico, ha un che di realistico che lo rende inquietante: sembra proprio la naturale evoluzione (o meglio involuzione) del nostro presente. L’impressione è che l’autore abbia semplicemente immaginato che le cose, dal punto di vista economico, sociale, culturale, continuino ad andare a rotoli, fino ad arrivare a un punto di non ritorno.

È senza nome il protagonista (chiamiamolo Lui), a determinare la sua consistenza ci sono soltanto dalle sue azioni: la maniera meticolosa con cui svolge il suo lavoro (ombra dell’autore ingegnere?), tentando di vendere un’ultima roccaforte di purezza in un mondo dichiaratamente impuro; la disperata ostinazione con cui ama la sua famiglia e cerca di proteggerla. Prima che sua moglie Eleonore entrasse in coma Lui sembrava poco toccato dalla crisi in corso: nonostante tutte le brutture che avevano colpito l’occidente la sua vita in qualche modo andava avanti, il suo lavoro gli permetteva di sbarcare il lunario e di mantenere una famiglia che riteneva felice.

La scoperta della doppia vita condotta da sua moglie è il crollo delle illusioni, il franare della realtà. Succede, quando le nostre certezze crollano e la terra frana sotto ai nostri piedi, e l’onda creata Zardi travolge pian piano il protagonista e il lettore, il quale riemerge solo a libro concluso rendendosi conto di averlo letto in apnea.

Lui, comunque, è costretto a fronteggiare la realtà: la sua identità, già labile agli occhi del lettore che non ne conosce il nome, è messa ulteriormente in discussione dal fatto che l’uomo realizza di avere vissuto una sorta di vita immaginaria, accanto a una donna che credeva di conoscere, ma di cui si rende conto di non sapere nulla. Aveva sempre considerato Eleonore l’esatto opposto della sua sorella gemella Emma, l’altra grande assente del romanzo, che spesso viene menzionata ma non appare mai. Le tracce della relazione segreta di Eleonore dicono il contrario, e sorge il dubbio che le due gemelle siano in realtà la stessa faccia della medaglia. Sua moglie non parla più, ma Lui realizza che prima di cadere in coma la comunicazione con Eleonore non era poi così diversa, e la barriera invisibile che separava i due coniugi si materializza e si fa sempre più tangibile quando anche l’amante di lei acquisisce un nome, un’identità che lo rende sempre più reale. Eppure è reale anche l’amore di Lui per la moglie, e a quel sentimento Lui si aggrappa ancora, nonostante tutto. Perché quando tutto crolla l’umana reazione è quella di aggrapparsi all’amore che resta.

Eleonore dorme. Dorme tutto il tempo, le sue cifre sono la non-parola e la non-azione; però è lei a muovere le azioni del marito, il suo tentativo di scoprire la verità: Lui entra in contatto con qualche amica di Eleonore, con sua madre e con Emma (ma anche lei è evanescente), cercando di condurre un’inchiesta impossibile; decide di recarsi in Austria nella casa natia della moglie, e come compagno di viaggio sceglie un altro essere non parlante, il cagnolino che Eleonore aveva adottato in segreto.

Ma ogni tentativo è vano, perché i segreti della donna sono custoditi nell’involucro apparentemente vuoto del suo corpo steso in un letto d’ospedale, del quale il marito va a riappropriarsi durante una notte apocalittica. Le sue ricerche, che si concludono con un bacio apparentemente insensato con la badante della suocera, non portano a constatare altro che «l’amore, quel lusso così borghese, era diventato una complicità turpe e commovente tra sopravvissuti», come affermato all’inizio del romanzo. Quel bacio non è che un ultimo aggrapparsi a un’idea di umanità e di calore, abbandonata ogni speranza di felicità.




Eleonora Cocola

 
Laureata in Lettere Moderne, vivo a Milano dove mi occupo di comunicazione e ufficio stampa. Amante dei libri fin da bambina, la letteratura e l'arte (specie il teatro, che pratico come attrice amatoriale) sono da sempre le mie più grandi passioni.


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