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L’inverno necessario del poeta. Francesco Benozzo tra poesia e musica

 
Francesco Benozzo, L'inverno necessario
Francesco Benozzo, L'inverno necessario
Francesco Benozzo, L'inverno necessario

 
Scheda
 

Autore: Francesco Benozzo
 
Titolo: L'inverno necessario
 
Etichetta: Tutl Records
 
Anno: 2016
 
Genere:
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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2 total ratings

 

Aspetti positivi


L'intensità dei testi e dell'interpretazione non è mai pesante o sopra le righe

Aspetti negativi


L'album dura 37 minuti e resta la voglia di ascoltare altri brani


In sintesi

Nel CD L’inverno necessario Francesco Benozzo, poeta-cantautore dell’Appennino modenese, esplora territori a lui ben noti e regioni nuove.

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Posted martedì, 16 Febbraio 2016 by

 
La nostra recensione
 
 
Francesco Benozzo, L'inverno necessario

Francesco Benozzo, L’inverno necessario

Con ancora fresco di stampa il poema Felci in rivolta, è uscito in questi giorni il nuovo CD di Francesco Benozzo, il poeta-cantautore dell’Appennino modenese che dallo scorso anno è incluso nella lista dei candidati al Premio Nobel per la Letteratura. Si tratta dell’ottavo disco di Benozzo, dal titolo L’inverno necessario, prodotto da un’etichetta discografica danese, la Tutl Records, che ha sede nelle remote Isole Far Oer, a metà strada tra la Scozia e l’Islanda. Il CD è stato però registrato in Italia, al Bombanella Soundscape Studio di Maranello, con Davide Cristiani alla registrazione, al mixaggio e al mastering.

Nell’album ci sono affinità e differenze rispetto ai precedenti lavori. L’affinità principale è di tipo “strumentale” ed è data dal fatto che Benozzo, oltre a cantare, suona come negli altri dischi l’arpa celtica e l’arpa bardica (ma qui si spinge oltre, mettendosi alla prova in arrangiamenti di tastiera e sintetizzatore). La differenza principale, come ha dichiarato in una recente intervista a Radio Città del Capo di Bologna, è che mancano del tutto brani in dialetto (una caratteristica che lo accompagna fin dall’esordio discografico, il CD In’tla piola prodotto in Galles nel 2001 dalla Sain Records, e che aveva contribuito a farlo arrivare alle finali del Premio Tenco nel 2009 con Terracqueo). Qualche novità riguarda poi i brani tradizionali, che non provengono, come ci aveva abitati, dal Nord Europa: nell’Inverno necessario Benozzo va a scovare infatti una bellissima ballata dell’Isola portoghese di Madeira, situata come le Azzorre al largo dell’Africa settentrionale (Saudàdes do meu bem), e un canto libertario catalano (La ciutat de Lleida). Ancora più inedita la riproposizione del blues Betty and Dupree, quasi un classico del repertorio tradizionale nord-americano, eseguito nel tempo da interpreti come Chuck Willis, Brownie McGhee e Willy Deville: l’adattamento dell’arpa bardica alle modalità sonore del blues è un capolavoro di tecnica e di intensità, che fa pensare a certi inattesi esiti del “rock mandolin” di Ryan Hardy, e che forse deve qualcosa al blues acustico di Dave Peabody. The mist covered mountains of home è uno strumentale che fin dal titolo (Tribute to John Renbourn) rende omaggio al leggendario chitarrista folk John Renbourn, scomparso lo scorso anno, che aveva arrangiato negli anni ’90 questa melodia delle Highlands facendola diventare uno dei suoi classici.

Nei brani di sua composizione (ben sei: L’inverno necessario, Luna epiglaciale, Danza autobiografica, Eco del mare, Cerco ancora un’isola, Canto d’esilio) Benozzo esplora territori a lui ben noti (l’Appennino di Luna epiglaciale e di Cerco ancora un’isola) e regioni che invece ci mancavano. Quasi un omaggio al pop psichedelico ci sembra Danza autobiografica, che ricorda alcune canzoni degli scozzesi Marmalade, attivi e molto influenti in Gran Bretagna alla fine degli anni ’60, e dell’acid folk degli Holy Modal Rounders.

L’inverno necessario e Cerco ancora un’isola, che racchiudono il disco aprendolo e congedandolo, ne costituiscono l’ossatura più profonda, e danno il senso cercato dal poeta-cantautore nell’intera operazione. Il primo è quasi uno sguardo finale e senza rimorsi sul mondo da parte di chi sta precipitando non si sa da dove e verso dove (“Se non fosse per quell’alba laggiù per quei palmi mentre cado / Se non fosse per i passi a piedi nudi di invisibili destini / Se non fosse per la polvere di notte per quel tronco accanto al guado / Se non fosse per le palpebre del gufo tra penombre e cicatrici”), ma con un riferimento a un interlocutore/interlocutrice amato/a ed evocato/a (“Se non fosse per il glicine che cresce nei giardini fatiscenti / Se non fosse per te se non fosse per te / se non fosse per te”) in grado di trasfigurare lo scenario oscuro in un auspicio di approdi più confortanti e marittimi (“Ed intanto tra i fili del fuoco vedevamo danzare / Una forma inattesa per noi una forma di mare / Ed intanto nei vuoti d’ortiche sentivamo il lamento / Di parole diverse da noi di parole di vento”). Canto d’esilio è invece un autentico sfogo solitario, pacato ma fermo, cullato dalla musica (una ninnananna canadese) che sembra portarlo come onde di mare: una dichiarazione di poetica (“Più del mistero inseguo ciò che c’è / Più della morte stessa mi uccide il suo cliché”) e soprattutto di volontà strenua e ossessiva di solitudine (“Sempre ho cercato visioni dei ghiacciai / Ma i luoghi dei miei simili non li ho cercati mai / Rituali si susseguono nei nuovi branchi umani / Io sono sempre stato in posti più lontani”), che sfocia in un’asserzione disperata ma fiera di non appartenenza (il ritornello “Non potrò mai riconciliarmi o fingere di essere simile a voi / Non potrò mai credere in ciò che non è anomalia / Per poi non respirare più”).

L’inverno necessario è un album bellissimo dove non si sa mai – annoso problema, ma che qui si ripropone a un livello manifesto – dove finisce la poesia e dove comincia la canzone, o se c’è mai stata una distanza tra i due modi espressivi. Si aggiunga che la produzione faroese appare impeccabile e di rara efficienza (il CD, ordinato via internet, mi è arrivato dalle Far Oer in due giorni lavorativi!), così come la grafica, curata da Tretigri Comunicazione Visiva di Modena, che è al tempo stesso sobria e accattivante, in piena sintonia con l’opera di Francesco Benozzo.

Francesco Benozzo, L’inverno necessario – Tracklist completa

  1. L’inverno necessario
  2. La presó de Leida
  3. Ffarwell i Aberystwyth
  4. Betty and Dupree
  5. Luna epiglaciale
  6. Danza autobiografica
  7. Eco del mare
  8. Saudàdes ao meu bem
  9. Cerco ancora un’isola
  10. The mist covered mountains of home (tribute to John Renbourn)
  11. Canto d’esilio



Aldo Missiroli

 


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