Random Article


1984 di George Orwell con Vosne-Romanée 1er Cru aux Malconsorts 2008 Sylvain et Sébastien Cathiard

 
1984 di George Orwell con Vosne-Romanée 1er Cru aux Malconsorts 2008 Sylvain et Sébastien Cathiard
1984 di George Orwell con Vosne-Romanée 1er Cru aux Malconsorts 2008 Sylvain et Sébastien Cathiard
1984 di George Orwell con Vosne-Romanée 1er Cru aux Malconsorts 2008 Sylvain et Sébastien Cathiard

 
Il libro e il vino
 

Titolo libro: 1984
 
Autore: George Orwell
 
Nome vino: Vosne-Romanée 1er Cru aux Malconsorts 2008 Sylvain et Sébastien Cathiard
 
Genere:
 
Voto libro
 
 
 
 
 


 
Voto vino
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 


User Rating
69 total ratings

 

Aspetti positivi


Libro precursore e lungimirante, legge più che nel futuro, nell'animo umano. Vino elegante assolutamente d'assaggiare.

Aspetti negativi


Il libro è sconsigliato a chi soffre di manie di persecuzione. Il vino spunta un prezzo alto.


In sintesi

Per 1984 di Orwell noi consigliamo l’abbinamento con il Pinot Nero, principe dei vitigni a bacca rossa, difficile, dal fascino trasparente, ambivalente.

1
Posted 10 Maggio 2014 by

 
Il nostro abbinamento
 
 

1984 di George Orwell con Vosne-Romanée 1er Cru aux Malconsorts 2008 Sylvain et Sébastien CathiardEric Arthur Blair, vero nome di George Orwell, nacque a Mohitari in India nel 1903. Trasferitosi con la madre e le due sorelle in Gran Bretagna, trovò già da piccolo interesse nella scrittura, anche se poi abbandonerà gli studi. Intraprese una carriera semidiplomatica, della quale ebbe un immediato disgusto. Si rivolse, allora, a quella militare con poco successo. Iniziò, così, un periodo di lavori umili e di vagabondaggio che certamente lo formarono umanamente, ma, allo stesso tempo, lo indebolirono fisicamente. Iniziò a scrivere per alcuni giornali e tenne una sua rubrica e, alla fine, divenne corrispondente di guerra.

Dopo La fattoria degli animali, nel 1948 iniziò la stesura di 1984, romanzo che lo rese celebre e lo consacrò come massimo rappresentante della narrazione distopica.

Nineteen Eighty-Four parla di un futuro prossimo (il 1984, appunto), in cui al finire della Terza Guerra mondiale, combattutasi a pochi anni dalla Seconda, il mondo si trova diviso fondamentalmente in tre megapotenze: Oceania, Eurasia, Estasia. C’è anche un regno di nessuno, che comprende l’Africa centrosettentrionale, i paesi del Medio Oriente e alcune zone dell’Asia centrale.

La storia racconta di Winston Smith, un impiegato del regime addetto alla correzione dei giornali già pubblicati, in modo che le notizie riportate il giorno precedente non entrino in conflitto con la storia che il partito vuole diffondere. Il partito è una perfetta macchina di controllo e censura, ascolta e vede tutto, onde evitare disordini che possano mettere in pericolo la dittatura o favorire depravazioni, anche private dei singoli cittadini. Il Grande Fratello, protettore e carnefice, guarda tutti: è una figura imponente, onnipresente eppure non la si vede. Lo stesso Orwell dà solo vaghe indicazioni sulla fisicità.

Il romanzo si sviluppa nel grigiore e nella ripetitività dei gesti, nelle consuete rettifiche del partito che nell’annunciare le riduzioni di cibo le sventola come una trionfante vittoria sullo stato che in quel momento si sta combattendo e che di volta in volta cambia, cambiando di conseguenza alleato.

In questo tetro e depressivo scenario si intravede una luce incarnata da Julia, donna con la quale Winston allaccia una relazione proibita dal partito e quindi molto pericolosa. Inizia così anche una collaborazione con una confraternita opposta al regime. Scoperti, i due vengono arrestati, e messi l’uno contro l’altro, ma lo scopo ultimo del partito non è tanto la punizione per un divieto imposto e infranto dai giovani, bensì il piegamento al bipensiero imposto dal partito, al quale Winston aveva ceduto solo in apparenza.

Scenario incredibile, fantascientifico? Recita una pubblicità che se lo puoi immaginare lo puoi realizzare e credo sia vero. A voler essere catastrofici, in qualche modo tutto questo sta avvenendo in un modo più sottile e subdolo poiché il Grande Fratello ce lo autoinstalliamo nel nostro computer, gli cediamo tutte le informazioni e pensiamo di essere noi a utilizzarlo.

Credo che George Orwell abbia guardato la realtà profondamente e in modo lungimirante, lasciandoci la speranza della ribellione e di una fetta di popolazione non assoggettata a un totalitarismo così invasivo.

Vosne-Romanée 1er Cru aux Malconsorts 2008 Sylvain et Sébastien Cathiard

1984 di George Orwell con Vosne-Romanée 1er Cru aux Malconsorts 2008 Sylvain et Sébastien CathiardL’abbinamento non è semplice: mi viene in mente qualcosa di scuro, terroso, misterioso; soprattutto penso a un personaggio del libro: O’Brien, membro importante del partito e gerarca del Socing. Inizialmente figura paterna e di riferimento per Smith si rivelerà alla fine tutt’altro. Alla sua duplice figura mi ricollego utilizzando il principe dei vitigni a bacca rossa, difficile, dal fascino trasparente, ambivalente: il Pinot Nero.

Vitigno col quale è difficile lavorare, predilige zone fredde, ha bisogno di determinate condizioni eppure è la varietà capace di regalare emozioni fortissime, sia nella vinificazione in rosso, che in bianco utilizzata per la spumantistica.

In Borgogna, patria per eccellenza, si esprime con toni più o meno scuri, animaleschi talvolta, con grande finezza e longevità. Nella Champagne ci regala una struttura corposa e possente. Gioia e dannazione dei viticoltori, può dare risultati impareggiabili o grossolani, è il vitigno che rappresenta la sfida per antonomasia e ricordiamo la sfida di O’Brien che è piegare la mente di Smith.

L’abbinamento, quindi, è con Vosne-Romanée 1er Cru aux Malconsorts 2008 Sylvain et Sébastien Cathiard, azienda situata a Côte de Nuits, Vosne Romanée. Questo produttore non utilizza pesticidi, ma non è biologico anche se le pratiche son simili: il rischio di una cattiva annata e il ricorso a fungicidi è una possibilità che non si vuole escludere a priori, per esibire un marchio che indica la naturalezza della produzione. La famiglia possiede viti fino a quarant’anni di età su circa cinque ettari e mezzo: si definiscono contadini e viticoltori sotto le luci della ribalta e cercano il modo di gestire il recente successo.

Quest’annata 2008, assaggiata a due anni dalla produzione, si mostrava austera, più scura, speziata, vegetale, con sentori di china incredibilmente buona. Il colore è conforme alla tipologia, con la sua intrigante trasparenza. Pieno in bocca e lungo nell’assaggio e nella retrolfazione.




Anais Vin

 
Sono nata a Roma nell'anno del titolo di un celebre libro di Orwell. Normalmente vivo qui, ma mi sposto di frequente. Leggo molto e bevo altrettanto. Amo la buona compagnia, il cibo, viaggiare e la musica. Anais Vin è lo pseudonimo che utilizzo per questa rubrica; il mio vero nome è Alessia Cattarin.


One Comment


  1.  
    Seba
     
     
     
     
     

    Anche stavolta abbinamento perfetto!





Leave a Response


(required)


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.