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Gabriele D’Annunzio, Il piacere e il liquore Aurum

 
Gabriele D’Annunzio, Il piacere e il liquore Aurum
Gabriele D’Annunzio, Il piacere e il liquore Aurum
Gabriele D’Annunzio, Il piacere e il liquore Aurum

 
Il libro e il vino
 

Titolo libro: Il piacere
 
Autore: Gabriele D'Annunzio
 
Nome vino: Aurum (liquore)
 
Genere:
 
Voto libro
 
 
 
 
 


 
Voto vino
 
 
 
 
 


 
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Aspetti positivi


A D'Annunzio si possono muovere critiche disparate, ma un suo grandissimo pregio è la musicalità della scrittura, sia che si tratti di poesia che di testo in prosa. Il liquore, che di per sé può essere considerato già un cocktail, è prodotto con materie prime italiane, basandosi su una antica ricetta dei romani.

Aspetti negativi


Il suo modo di scrivere l'ho sempre trovato altisonante, con lo scopo ultimo di dimostrare di saperlo fare; nonostante gli sia stato universalmente riconosciuto, a me ha sempre lasciato un leggero "vuoto". L'Aurum non è adatto a chi non ama i superalcolici: infatti la gradazione è 40°.


In sintesi

L’abbinamento di questa settimana è tra Il piacere di D’Annunzio e il liquore Aurum, di cui il Vate fu a tutti gli effetti il padrino.

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Posted 18 Gennaio 2014 by

 
Il nostro abbinamento
 
 

Gabriele D’Annunzio, Il piacere e il liquore AurumGabriele Rapagnetta – meglio noto col cognome di un suo ricco zio: D’Annunzio – nacque a Pescara il 12 marzo del 1863. Studiò a Prato e in seguito si trasferì a Roma, dove studiò lettere senza poi laurearsi. Iniziò a collaborare con riviste dell’epoca e frequentò salotti importanti e colti. Grazie al suo stile di vita e ai suoi numerosi flirt si inserì presto nel ricco tessuto borghese, di cui spesso era il soggetto preferito per i pettegolezzi amorosi. Ma D’Annunzio era anche impavido: partecipò, infatti, a imprese terrestri, navali e aeree per difendere i suoi ideali e l’Idea di patria. Proprio in aereo perse un occhio a causa di un incidente. Per tutte queste ragioni venne soprannominato il Vate.

Nel 1889 pubblicò il suo primo romanzo: Il piacere. Protagonista del romanzo è un bel giovane, ricco, aristocratico, alter ego dello scrittore per lo stile di vita consacrato all’arte, intesa non solo come semplice ricerca del bello, ma al cui scopo ultimo di lusso e raffinatezza bisogna subordinare anche la propria morale.

La storia raccontata ne Il piacere si apre con Andrea Sperelli che attende la sua amata Elena Muti, e, nel mentre, torna indietro con i ricordi. La Muti è costretta a lasciare la città e “l’inconsolabile” Sperelli passa da una gentil donna all’altra fino a corteggiare la dama sbagliata, suscitando l’ira e la sfida a duello dell’accompagnatore di quest’ultima. Ferito fisicamente e nell’animo si ritira nella casa di campagna della cugina, dove incontra una donna estremamente raffinata, per la quale avverte un amore meno carnale rispetto a quello provato per Elena, ma pur sempre passionale. Il rapporto fra i due si approfondisce e con il crescere della storia diventa sempre più pesante il sentimento per l’indimenticata Elena. Fino al tragico errore…

Ho scelto D’Annunzio subito dopo Trilussa non a caso. I due ebbero modo di vedersi a Roma e di esternare le reciproche critiche gli uni nei confronti degli altri. Chiaramente appartenevano a due mondi diversi, parlavano due lingue diverse, come diversi erano i loro stili di vita: più semplice quello di Trilussa, più barocco quello di D’Annunzio.

L’abbinamento questa volta è con un liquore di Pescara, l’Aurum, di cui il Vate fu a tutti gli effetti il padrino.

Il liquore Aurum

aurumAmedeo Pomilio iniziò nel 1925 una produzione industriale di un liquore a base di distillato di vino e una bevanda alcolica all’arancia su base di un’antichissima ricetta usata a Roma. Forse fra tutti i liquori a base di arancia l’Aurum è il più famoso d’Italia, anche perché a suggerirne il nome fu l’amico del produttore, cioè proprio Gabriele D’Annunzio. Il nome prende spunto da due termini latini aurum, oro e aurantium arancia: il primo indica il colore, l’altro il sapore.

Oggi l’Aurum si prepara impiegando una particolare varietà di arancia abruzzese, che viene unita al brandy italiano invecchiato otto anni; dopo il blend, il liquore viene fatto riposare per dodici mesi in botti di rovere, senza aggiunta di coloranti né di conservanti. Il prodotto che ne deriva ha colore dorato, aroma dolce e fragrante e gusto caratteristico e lieve, in cui predomina la nota tipica dell’arancia.

D’Annunzio lo definì “oro di lieve peso” – in latino levis ponderis aurum –per sottolineare la provenienza storica. Anche le bottiglie scelte ricordavano alcuni contenitori rinvenuti negli scavi archeologici di Pompei, tutto a rimarcare l’attaccamento alla patria da parte del Vate.

Il liquore Aurum è ottimo come ingrediente per altri cocktail col cioccolato fondente, magari all’arancia.




Anais Vin

 
Sono nata a Roma nell'anno del titolo di un celebre libro di Orwell. Normalmente vivo qui, ma mi sposto di frequente. Leggo molto e bevo altrettanto. Amo la buona compagnia, il cibo, viaggiare e la musica. Anais Vin è lo pseudonimo che utilizzo per questa rubrica; il mio vero nome è Alessia Cattarin.


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