Random Article


Il libro dell’inquietudine di Pessoa con La Banda del Argilico Microbio wines

 
Il libro dell'inquietudine di Pessoa con La Banda del Argilico Microbio wines
Il libro dell'inquietudine di Pessoa con La Banda del Argilico Microbio wines
Il libro dell'inquietudine di Pessoa con La Banda del Argilico Microbio wines

 
Il libro e il vino
 

Titolo libro: Il libro dell'inquietudine
 
Autore: Fernando Pessoa (traduzione di Maria Josè de Lancastre e Antonio Tabucchi)
 
Nome vino: La Banda del Argilico
 
Genere:
 
Voto libro
 
 
 
 
 


 
Voto vino
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 


User Rating
no ratings yet

 

Aspetti positivi


Il libro è un turbine di pensieri e riflessioni, per lo più malinconici o pessimistici: fa riflettere anche se non si ha voglia. Il vino ha uno spettro aromatico decisamente interessante e l’opalescenza lo caratterizza positivamente.

Aspetti negativi


Come già detto altre volte, non mi piace leggere pensieri frastagliati, a maggior ragione se riorganizzati da qualcuno che non sia neanche l’autore. Vino particolare, di non immediata comprensione, ma dalla piacevole bevuta nonostante l’apparenza.


In sintesi

Leggi perché abbiamo abbinato il vino La Banda del Argilico con Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares scritto da Fernando Pessoa.

0
Posted sabato, 4 agosto 2018 by

 
Il nostro abbinamento
 
 
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares

Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares

L’idea che mi sono fatta di Fernando Pessoa è semplice e lineare: ho l’impressione che quanto più si cerca di conoscerlo tanto più ci si allontana dal suo essere. Mi sono avvicinata all’autore, comprando Il libro dell’inquietudine, in vista di un viaggio in Portogallo. Leggere qualcosa di un celebre esponente di quel paese mi sembrava un buon modo per capire qualcosa di più di Lisbona: niente di più sbagliato, in questo caso.

Devo confessare che al principiare della lettura, mi sono resa conto che sarebbe andata tremendamente a rilento, quindi sono partita non avendo letto neanche metà de Il libro dell’inquietudine. Mi sono quindi goduta la città di Lisbona, i suoi colori, sapori e ovviamente i suoi vini senza l’influenza della grigia cappa pessoniana. Tornata, ho continuato la lettura, a più riprese. Terminata la lettura, mi sento liberata di un grosso peso, sollevata proprio da quella cappa opprimente di tristezza e sfiducia. Eh sì che il titolo era esplicito!

A giocare a sfavore della lettura sicuramente il frastagliamento di cui è composto: pensieri scritti in poche righe, massimo due pagine, non collegati fra loro, ma col fil rouge di un’introspezione fin troppo pressante nei propri riguardi. Immagino una rigidità alla Alfieri del tipo “volli fortissimamente volli”, quando decise di farsi legare per dedicarsi al solo studio, che forse riusciva a sciogliere solo grazie ad una bottiglia poi rivelatasi la sua tomba…

Non condivido gran parte di quello che ha scritto, ma mi sono presa del tempo per pensarci, e probabilmente molto di quello che ho letto ne Il libro dell’inquietudine non l’ho neanche capito, visto il suo essere così enigmatico. Il libro, come già detto, è un assemblaggio di pensieri, annotazioni, scritti, un diario di Soares, eteronimo di Pessoa.

La Banda del Argilico abbinata a Il libro dell’inquietudine

La Banda del Argilico abbinata a Il libro dell'inquietudine

La Banda del Argilico abbinata a Il libro dell’inquietudine

L’abbinamento che ho scelto è con un vino spagnolo, non me ne voglia il portoghese Fernando!, per le sue caratteristiche opalescenti: La Banda del Argilico. Verdejo 100 % fatto nella regione di Castilla y León. Terreno in cui sono presenti le argille, da qui il nome che il produttore Ismaele Gonzago ha voluto dare al vino che rimane a contatto con le proprie fecce fini per cinque mesi e mezzo. La raccolta delle uve avviene in due distinti momenti: la prima vendemmia è volta alla ricerca dell’acidità e della freschezza, la seconda alla rotondità e al corpo.

Nel bicchiere si presenta opalescente con sentori di erbe officinali, pesca bianca e grande mineralità. In bocca è secco, sapido, con un’ottima beva e dal finale ammandorlato.

L’opalescenza e l’ammandorlato finale sono caratteristiche che mi hanno fatto optare per l’abbinamento a Il libro dell’inquietudine, dove l’opalescenza sta a rappresentare l’ingarbugliamento dei propri sentimenti non sempre chiari e di difficile comprensione, e l’amaro finale sicuramente si accorda perfettamente ai non lievi e lieti pensieri di cui si compongono le suggestioni dell’autore.

Il colore è un giallo paglierino con riflessi clorofillici e decisamente torbido, come i pensieri del nostro poeta lisbonese. Per non parlare del fatto che molti suoi ragionamenti lasciano l’amaro in bocca, forse troppo difficili da accettare, come il verdejo di Ismaele Gonzalo, che rimane però molto più appetibile.




Anais Vin

 
Sono nata a Roma nell'anno del titolo di un celebre libro di Orwell. Normalmente vivo qui, ma mi sposto di frequente. Leggo molto e bevo altrettanto. Amo la buona compagnia, il cibo, viaggiare e la musica. Anais Vin è lo pseudonimo che utilizzo per questa rubrica; il mio vero nome è Alessia Cattarin.


0 Comments



Be the first to comment!


Leave a Response


(required)


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.