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L’ovale rimbalza male e la birra trappista Orval

 
L'ovale rimbalza male con la birra trappista Orval
L'ovale rimbalza male con la birra trappista Orval
L'ovale rimbalza male con la birra trappista Orval

 
Il libro e il vino
 

Titolo libro: L’ovale rimbalza male. Dal rugby alla vita nelle storie di tre campioni.
 
Autore: Martín Castrogiovanni, Gonzalo Canale e Sergio Parisse con Nicola Mostardini
 
Nome vino: Orval (birra)
 
Genere:
 
Voto libro
 
 
 
 
 


 
Voto vino
 
 
 
 
 


 
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Aspetti positivi


Il libro è piacevole e scorrevole e pieno di buoni sentimenti. La birra è buona e particolare, senza eccedere in stranezze organolettiche, sia nel gusto che nella storia che la riguarda ed il prezzo non è eccessivo.

Aspetti negativi


Le storie a volte sono un po’ troppo buoniste. Non riscontro aspetti negativi per questa birra.


In sintesi

La birra Orval secondo noi è adatta a un terzo tempo di tutto rispetto: per questo l’abbiniamo al lirbo “L’ovale rimbalza male” di Martín Castrogiovanni, Gonzalo Canale e Sergio Parisse con Nicola Mostardini.

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Posted 2 Agosto 2014 by

 
Il nostro abbinamento
 
 

L'ovale rimbalza male con la birra trappista OrvalL’ovale rimbalza male è un libro, edito da Giunti, in cui raccontano le storie di tre grandi giocatori di rugby: Gonzalo Canale, Sergio Parisse e Martín Castrogiovanni. Il trait d’union è ovviamente lo sport, con le sue regole e soprattutto con i suoi principi che sono particolarmente nobili.

Il libro inizia con un’introduzione del curatore, Nicola Mostardini, che si sofferma sullo sport, curatore che poi scrivere anche i cappelli ai vari capitoli: il campo, il mark, il terzo tempo, il sostegno, la mischia e, appunto, i rimbalzi dell’ovale.

Trovo moto bello il concetto del sostegno: effettivamente ogni tanto ci si dimentica di sostenere le persone care e in genere si corre al riparo aiutandole. Come viene giustamente scritto nel libro, il sostegno è qualcosa che è antecedente all’aiuto e che, se si sostiene un amico spesso non serve aiutarlo. Così tutto il gioco del rugby si basa su questa distinzione: la squadra si sostiene a vicenda e avanza compatta. Il rugby, come penso qualsiasi altro sport è una metafora della vita e i tre sportivi ci danno varie testimonianze che li riguardano. Purtroppo mi pare che il rugby sia fin troppo cavalleresco per essere una metafora della vita…

Per quanto riguarda le storie dei tre giocatori, in parte sono toccanti, in parte mi sembra utilizzino il libro per dire quello che non sono riusciti a dire nel corso della loro carriera, sfiorando, a volte, il melenso.

Devo comunque ammettere che non m’è dispiaciuto: non sono avvezza a letture di questo tipo, ma vuoi che il rugby mi piace, vuoi che mi sono immedesimata nelle loro vicende, l’ho trovata una piacevole lettura.

I rimbalzi imprevedibili della palla ovale invece sono molto più vicini alla vita di quanto non sia il resto dei paragoni fatti nel libro.

La birra trappista Orval

L'ovale rimbalza male con la birra trappista OrvalL’abbinamento l’ho immaginato per il terzo tempo, il momento sacro in cui le squadre che in campo erano rivali, si uniscono per festeggiare e rifocillarsi. Penso a una birra corposa e adatta a pietanze di una certa importanza calorica e gustativa. Ho scelto la birra trappista Orval.

Questa birra nasce in Belgio in un monastero trappista nel 1931. La gradazione è di 6,2 vol e si abbina bene a piatti di carne arrosto, pesce affumicato o formaggi erborinati. La forma della bottiglia è stata studiata per far in modo che i lieviti rimangano sul fondo, poiché a qualcuno non piacciono. In realtà c’è anche un tecnica per versare l’Orval nel bicchiere, in modo da favorire la fuoriuscita degli stessi: i primi tre quarti vengono spillati in un sol colpo mentre l’ultima parte verrà versata solo dopo aver roteato la bottiglia per agitarne il deposito ricchissimo di lieviti e vitamine del gruppo B.

Il nome Orval affonda le origini in una leggenda:

La contessa Matilde visitò l’Abbazia che stavano costruendo e nell’immergere le mani in una sorgente all’interno delle mura del monastero, l’anello nuziale le scivolò dalle dita e sembrò irrimediabilmente perduto. Turbata implorò la Vergine Maria che glielo facesse ritrovare ed una trota emerse in superficie portando in bocca il prezioso anello. Meravigliata la contessa esclamò: “Questo luogo è veramente la valle dell’oro!”. “Val d’Or”, che col tempo si trasformò in Orval. La trota con l’anello in bocca è il marchio registrato della birreria fin dal 1934.

Al giorno d’oggi Orval è autosufficiente con i soli proventi della produzione di pane, formaggio, miele e confetture, distribuisce quindi il profitto generato dalla fabbrica di birra a organizzazioni caritatevoli locali.

Per la degustazione visiva l’Orval si presenta con un colore a metà tra l’oro antico e l’ambra, al naso riscontriamo sentori di frutta matura, banana, albicocca, susine e crosta di pane. In bocca è asciutta, fresca e morbida, leggermente acida, fruttata, con sfumature vegetali, e nel finale si avverte l’amaricante. Ha una schiuma molto cremosa e persistente, con un retrogusto fresco e una buona e lunga persistenza.

Nonostante la gradazione alcolica e la bella struttura è una birra che si beve con facilità, soprattutto se ci si mangia, la vedo quindi adatta a un terzo tempo di tutto rispetto. Sufficiente ad appagare giocatori di un certo calibro e prestanza fisica. Inoltre il bicchiere ufficiale ricorda – almeno a me! – un po’ nella forma l’ovale della palla.




Anais Vin

 
Sono nata a Roma nell'anno del titolo di un celebre libro di Orwell. Normalmente vivo qui, ma mi sposto di frequente. Leggo molto e bevo altrettanto. Amo la buona compagnia, il cibo, viaggiare e la musica. Anais Vin è lo pseudonimo che utilizzo per questa rubrica; il mio vero nome è Alessia Cattarin.


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