Amante da sempre della scrittura, Cinzia inizia a scrivere solo nel 2004. “Non avevo mai tempo, finché a quarant’anni ho deciso di farmi un regalo”.
E in tre anni ha fatto passi da gigante pubblicando più di un lavoro: la raccolta Dall’ultimo leggio (Ed. Traccediverse), Libera uscita (Ed. Delosbooks), Quindici passi nel buio (Ed. Traccediverse) e l’ultimo in ordine di stampa, il racconto La signora Rosa nell’antologia Femmine (Ed. Delosbooks).
In particolare, Eraclito e il muro, romanzo uscito nel 2006 con Ed. GBM, è il suo primo vero capolavoro. È la storia di un critico dello spettacolo, musicista fallito, che si intreccia a quella di un paesino siciliano degli anni settanta-ottanta. Seguendo le sue disastrose vicissitudini ci si avventura in un piccolo, fascinoso mondo di falsità e popolana saggezza, di passioni, amore, potere e ovvietà, comuni alla nostra italietta tutta, antica e moderna. Difetti e pregi, sapori, odori, speranze e disillusioni si mischiano in un caleidoscopio che con gli stessi pezzi colorati fornisce ogni volta un nuovo fantasioso disegno. Un muro di teatro, testimone audace della collettività, fa da cartina tornasole e la musica, con la sua magia e l’inevitabile faccia oscura, s’insinua tra le pagine, quasi a fornire una colonna sonora alla vita del piccolo borgo in cui, attraverso tanti cambiamenti, tutto rimane uguale a sé stesso, condannato a non mutare.
Un breve passo che mi sembra degno di nota: “Era seduto lì, nascosto dai massi, le gambe incrociate come un guru, il viso rivolto al mare, fisso. Si voltò al rumore dei passi. I loro sguardi s’incrociarono a lungo, stranamente. Liuccia si sentì affondare nel verde di quegli occhi che il cielo faceva cupo; vi sostò, come in un rifugio insperato. Scorse, dietro le lunghe ciglia, una vita triste e silenziosa, libera, in quel momento, da pensieri superflui e pagliacciate. Una vita che non poteva immaginare. Antonio stava, come un albero o uno scoglio, impregnato di mare, spettinato dal vento. Inerte assorbiva gli elementi, fragile e indifeso eppure irremovibile, immerso in uno spazio atemporale. “Ciao” disse lei, spaccando quel silenzio assordato dal mare. Si sedette, così vicina da sfiorare con le cosce le ginocchia squadrate, disegnate nettamente dalla stoffa lisa dei calzoni. Su quelle ginocchia fissò lo sguardo, incerta, sentendo il suo amore infantile tuonarle nelle vene e trasformarsi in qualcosa di sconosciuto e selvatico, simile all’idea che aveva del paradiso o dell’inferno, forse”.
“L’idea mi è venuta leggendo un articolo”, ci dice Cinzia. “Una recensione a un concerto, molto cattiva, e mi è venuta voglia di parlare di critici musicali, ma poi la storia è andata per la sua strada… fortunatamente!”.
Di prossima pubblicazione è una raccolta nella quale troveremo il suo racconto “Un’altra Julia”.
“È dedicato a Julia Pastrana, la donna barbuta, e non è un caso”, ci tiene a precisare Cinzia. “Mi lascio sedurre dalle sensazioni, dalle immagini… ho visto una foto di una bambina attuale, barbuta, in classe con bambini normali e… meglio lasciare un po’ di mistero!”.
Una piccola parte del racconto, lungo quasi 80 pagine, la ripropongo qui: “Ché se Tania non avesse fatto tutte quelle storie di tornare indietro e andare avanti e ritornare indietro, sino a doverla trascinare per i capelli, se il mulo avesse camminato a dovere, senza impuntarsi a ogni salita e a ogni discesa, se non avessero perso tutto quel tempo a cercare di ricomporre le lenti di Carmine, pestate sotto lo zoccolo testardo di quella stupida bestia, se non ne fosse successa una l’ora insomma, adesso sarebbero stati già al porto di Messina a cercare un’imbarcazione che li portasse fino a Reggio o, meglio, a Villa. E invece il mare era ancora laggiù, in fondo alla collina. Si sentiva, più che altro, ché da vedere c’era solo una massa scura nel buio della notte. Però a qualche chilometro, forse appena un paio, affioravano le luci: le prime case; e l’aria, umida di grilli e salmastro, era tiepida e morbida come una carezza di bimbo. Proprio una bella nottata, peccato solo per la luna calante che non rendeva un gran servigio”.
Insomma, è un’autrice da scoprire. Passate a trovarla sul blog e, soprattutto, nelle librerie!