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Furfi

Furfi ha 33 anni (“Ne dimostro 10 di meno e me ne sento molti di più”, ci dice), è nata e cresciuta a Milano “in un posto privilegiato, con tanto verde e assenza di rumori. Uno di quei posti da cui non dovresti mai andar via”.
Furfi dice che non sa se è in grado di parlare di sé, ma ci propone poi un quadro chiaro e molto realistico del suo modo di essere: “Sono sempre stata etichettata come una un po’ diversa, non amo i locali rumorosi, detesto le discoteche, non mi piace far tardi e sentirmi obbligata a uscire il sabato sera… E questo da sempre. Ecco, la mia socialità lascia un po’ (tanto) a desiderare”.
Ci parla del suo amore per la lettura, che sembra venga considerata un po’ come un’isola su cui potersi rifugiare: “Leggo di tutto, leggo troppo. In due settimane di ferie sono riuscita a divorare 7 libri. Non so se sia un bene, forse è un modo elegante per tenere a distanza le persone, tu leggi e nessuno ti disturba. Ti crei un tuo mondo collegato alla storia, per un po’ hai la possibilità di non pensare a te stessa”.
È buffo pensare come la passione per la scrittura, a volte, arrivi in situazioni davvero grottesche. “E’ iniziato tutto per scherzo. C’è stato un periodo che uscivo e mi succedevano cose strane, ma così strane che sembravano inventate. Così il giorno dopo tornavo in ufficio, le raccontavo e tutti ridevano… Per ovvi motivi dovevo ripetere il racconto più volte, così ho deciso di scrivere quello che mi succedeva e inviare i racconti via email il venerdì in pausa pranzo. Quello era diventato un appuntamento fisso – gradito a quanto pare – perché un giorno Michele P. ha risposto a un mio racconto dicendo ‘Io un tuo blog lo leggerei’. Così mi ha creato un blog e me lo ha regalato, anche se è rimasto lì in disuso per mesi, non sapevo bene se lo volessi veramente. Poi a giugno di quest’anno me ne sono regalata uno tutto mio. Uno che fosse a mia immagine e somiglianza, e ho trascritto qui alcuni dei racconti inviati via email”.
I racconti di Furfi sono a volte ironici, a volte con un velo di malinconia, qualcuno ai limiti del grottesco, ma in tutti si percepisce un profumo di vita quotidiana, di vita vissuta.
“Lo scrivere è diventato terapeutico”, continua Furfi, “un modo per ammettere certe cose con me stessa, senza l’ironia con cui io di solito racconto a voce (anche perché se racconti una cosa dolorosa ironizzandola, le persone non ti prendono mai sul serio…), per dire quello che io non riesco a dire, e sì, lo ammetto, forse anche per far scoprire un lato di me che pochi riescono a vedere. Questo non so se in realtà è successo”.
Vi propongo qui un simpatico racconto, “Le Petit Prince”, presente nel suo blog:

I Principi, i Principi Azzurri e i Piccoli Principi.
Mi mancava quell’eccitazione del non sapere bene chi ti troverai di fronte. Del modo in cui Lui riuscirà a sorprenderti.
Sorpresa, sono stata sorpresa – questo è poco ma sicuro
L’INCONTRO
Raffinato, elegante, colto, intraprendente e ottimista. I suoi gusti sono molto semplici: gli piace solo il massimo livello! Io per quanto abbia un’alta opinione di me – e di alto ho solo quello… – NON faccio di certo parte del suo ambiente.
Orologio di classe – ovviamente il TOP
Smart Super lusso – ovviamente il TOP
Abito sartoriale – ovviamente il TOP
LA CENA
Ristorante Super lusso – ovviamente il TOP
Menù raffinato Ostriche Gamberoni… – ovviamente il TOP
…per quelli che mi conoscono bene sanno che ho un problemino con il pesce, per quello che viene servito con la forma dell’animale… adoro il sushi per esempio, ma i gamberoni ancora con gli occhi, i ricci… beh solitamente li evito, o la mia Amica Manu me li pulisce… ma lei questa sera mica c’è… e io devo lottare con gamberoni alla griglia, ostriche, ricci.
Ristorante di pesce – anzi IL MIGLIOR ristorante di pesce – qui mica puoi afferrare l’animale con le mani… devi riconoscere la forchetta da utilizzare (primo ostacolo), riuscire a utilizzarla (lotta all’ultimo sangue), fare tutto questo riuscendo a non far schizzare la testa nel piatto di chi ti sta di fronte, se poi riesci a fingere di non essere troppo concentrata dal tentativo di riuscire a introdurre cibo nel corpicino, e riesci pure a conversare in maniera disinvolta… – beh verrai ampiamente ricompensata
Conversazione brillante… – ma parla solo lui??
Racconti sublimi – ben raccontati
E una sola convinzione: io e lui veniamo da pianeti diversi, quello che lui ha fatto in 3 mesi, io forse lo farò in tutta la vita.
IL DOPOCENA
Fino ad adesso è tutto perfetto, un po’ magico anche…
Io che ho pagato le cene, io che ho partecipato a cene con rutto libero, io che mi sono sentita dire ‘bello scoparti’, sono con un Principe, non importa che poi diventi azzurro, è diverso, attento!
A me questo basta, mi rincuora, mi rende euforica.
Decidiamo di chiudere la serata a casa sua – attico in C.so Garibaldi con terrazzo
Ma so che non succederà nulla!
E così è… nulla di quello che potete immaginare succede…
Mi fumo una canna che mi stordisce…
Ma certe cose le sento bene: ‘tu non sei una che appartiene ai miei standard’, ‘io fossi in te sarei lusingata di uscire con uno come me’.
BASTA
È tutto irrimediabilmente compromesso. Perché? Perché hai dovuto dirlo?… Io lo sapevo, ma perché dirlo? Dai ti prego, dì che ti sei sbagliato, che non è così o che lo è, ma va bene ugualmente.
NON SUCCEDE
Mi chiudo a riccio, non voglio sentire più niente, non mi interessa dei fiori di cui mi sta parlando.
Divento insopportabile. Lo faccio sempre e in maniera meditata quando voglio prendere le distanze. Se ne accorge e me lo fa notare. Meglio! – questa cosa mi riesce alla perfezione
A CASA
Sono arrivata in taxi, ripenso alla serata, al modo in cui mi sono congedata, al Bacio!
Grazie, sei il mio Piccolo Principe, ho sognato per un po’… mi hai fatto sognare!
Ma le favole non esistono, e neanche le principesse addormentate!

Conclude il racconto con una frase della bravissima Oriana Fallaci: “Io mi divertivo ad avere trent’anni, io me li bevo come un liquore i trent’anni: sono stupendi i trent’anni, e anche i trentuno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque! Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge… Perché siamo lucidi, finalmente a trent’anni!… Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna… i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. È viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più”.

Categoria: Blog & Web
Valeria:

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