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Dire fare l’amore

Marco si racconta un po’ per GraphoMania: “A volte mi chiedo se io non sia l’anti-scrittore erotico. Sono una persona piuttosto ‘normale’ (ma da vicino nessuno è normale), poco trasgressiva. Ho una moglie con cui sto bene, tre figli. Sono editor in una casa editrice che si occupa di saggistica. Spero di non giocarmi l’intervista dicendoti che forse io non sono uno scrittore erotico. Nel senso che non riesco a vedere una scrittura ‘erotica’ e una no, così come non immagino il sesso come un aspetto a sé della vita. Forse quello che non mi piace in un certo modo ‘pornografico’ di vedere l’erotismo è che ne fa un tutto, slegato dal resto. Invece per me scrivere di sesso è scrivere di vita. Non voglio ridurre tutto all’equazione sesso=amore perchè so che le cose sono più complesse di così, però non posso separare il sesso dalle altre dimensioni. Ecco perché ho iniziato scrivendo racconti erotici, perché così so che sono libero di parlare di tutto. Dichiaro subito che ci sarà sesso, in modo da non avere quei vincoli che mi verrebbero da un genere più tradizionale. E questo un po’ mi dispiace, perché credo che il sesso riveli molto di noi. È un momento in cui siamo nudi, non solo fisicamente”.

Marco, quarant’anni, è curatore del blog Direfarelamore, dove inserisce i racconti che scrive, tutti legati al mondo dell’eros. Ma come concilia questa sua passione con la vita privata?
In questo senso, il fatto di essere marito e padre di famiglia non mi disturba affatto. I racconti li faccio leggere sempre a mia moglie anche se ovviamente non ho vissuto in prima persona (tutto) quello di cui scrivo. Mi piacerebbe raccontare il sesso delle persone normali, senza morbosità, ma facendone emergere la forza e la bellezza. Se ho iniziato a scrivere racconti erotici è forse per una doppia liberazione. Da un parte, dare libero corso al mio lato creativo, che nel lavoro posso esprimere, sì, ma solo in parte e non con questa autonomia; dall’altro ‘liberare’ le parole dell’amore, specie nel rapporto di coppia. Credo che dopo tanti anni insieme ci sia a volte il rischio di vivere di non detti e di cose date per scontate.

Il suo primo racconto è stato Il numero perfetto ed è stato scritto a sua moglie per i 15 anni di matrimonio. “Era un modo per riappropriarmi delle parole e per rimetterle in circolo. Il racconto ha ‘funzionato’ e da lì ho pensato di scriverne altri. Ecco perché il blog si chiama Dire fare l’amore. La parola fa, crea”.

Cosa ne pensi dei racconti erotici che si trovano in rete?
Senza giudicare gli altri, devo dire che la lettura dei blog erotici, specie quelli scritti da uomini, mi ha piuttosto deluso e abbattuto. Spesso mi sembrava di leggere la sbobinatura di un film porno, le situazioni erano scontate, le descrizioni troppo crude, come fatte sotto la luce, forte ma appiattente, di un flash. Io cerco invece di scrivere di sesso come parte della vita. Una parte importante (lo è per tutti, anche per chi lo nega), ma sempre in relazione al resto della persona. Vorrei scrivere racconti senza cazzo né figa, non perché non dica le parolacce (ho fatto anche ‘scuola di parolacce’ ai miei figli), ma perché si possono usare termini meno banali. Spesso creo le situazioni e mi fermo sulla soglia, senza descrivere troppo, perché so che l’intelligenza del lettore saprà immaginare il seguito. E se per caso la sua fantasia è più fervida della mia, preferisco non limitarlo.

Quali sono i luoghi dove preferisci scrivere?
Scrivo di solito in treno, nei miei frequenti viaggi a Bologna. Spesso scrivo all’andata e rileggo al ritorno. Trovo la rilettura più importante quasi (quasi) della scrittura. Non di rado capita che chi è seduto vicino a me mi legga lo schermo del Mac da sopra la spalla… A volte ne nascono incontri interessanti e divertenti.

Hai mai pensato di uscire dal mondo della rete per diventare uno scrittore “a tutti gli effetti”? Per intenderci, uno scrittore pubblicato su carta?
Sono anche una persona semplice: proprio perché lavoro in editoria non mi prendo troppo sul serio. So che scrivere ‘davvero’ richiederebbe più attenzione, impegno, ricerca. Scrivere per il web, tra l’altro, è diverso che scrivere per la carta. Spesso mi trovo a ‘correre’ nelle storie, a omettere particolari e descrizioni che, in pagina, potrebbero andare, ma a video annoierebbero. Anche per questo, ultimamente, ho inventato le storie a bivi, con molti link interni per rendere più vivace il racconto.

Cosa ti ha portato il blog? Hai avuto quello che ti aspettavi da parte dei lettori?
Il blog è diventato uno spazio di incontro e confronto. Anche se molti passano e vanno, senza lasciare commenti, con diverse lettrici (non so che farci, sono quasi tutte lettrici. Meglio così) c’è dialogo, scambio. Sono persone a cui mi sento legato, anche se non le conosco. Tuttavia, sono anche piuttosto riservato: non è un blog intimistico ma soprattutto di racconti. Se faccio un sogno erotico (per dire…) non lo scrivo certo sul blog! Può darsi, però, che dopo qualche giorno compaia un racconto con un protagonista alle prese proprio con questa situazione. In generale, però, i miei racconti sono poco autobiografici. Piuttosto, sono un attento osservatore, resto colpito dai particolari e da questi nascono le storie. Infine, come è nel mio animo, credo ci sia sempre un po’ di umorismo e di ironia. Non prendo il sesso troppo sul serio e cerco di affrontare la vita cogliendone il lato sorridente.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Cosa stai leggendo ora e cosa invece pensi che non terresti mai sul tuo comodino?
Il mio comodino è colmo di libri in pila. Di solito ne leggo due o tre contemporaneamente. In questo momento, per esempio: L’eleganza del riccio, V.M.18 della Santacroce (ma non mi sta piacendo) e un saggio sull’editoria. Mi piacciono diversi autori, non particolarmente di genere erotico anche se ho letto Anais, i vari Tropico del Capricorno, Nelle sue mani, ecc. Non amo specialmente l’autore ma il libro. Così ho letto tre volte La famiglia Winshaw, ma gli altri libri di J. Coe non li ho adorati (sul comodino suggerirei proprio questo). Mi è piaciuto Le regole della casa del sidro, ma non tanto altri di Irving. Pennac sì, i primi (tutti letti in francese). Amo anche i gialli, di diversi autori. Quello che davvero non consiglierei sarebbe Moccia e simili…

Categoria: Blog & Web
Valeria:

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