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Da dentro

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Un racconto di Fabio Centamore

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Tutumb… Tutumb… Tutumb. Lo sento. Quasi lo vedo. Dietro la porta, è lì. L’aria rigenerata mi brucia nei polmoni, respiro a ritmi forsennati. Un pensiero mi martella nel cranio, incalzante come i tonfi del mio cuore: ora vuole me. Solo una fredda constatazione, inesorabile come i battiti lontani del motore. Sono solo. Hansen, Pauli, Daria. Fatti a pezzi, sbranati, uccisi. I loro occhi vuoti, sgranati verso il nulla, mi appaiono adesso. Orridi fotogrammi nel buio. Dunque, vuole me. Tutumb… Tutumb… Tutumb. Il sangue preme furibondo, cerca di straboccare per i corridoi di questa nave infestata. Deboli fruscii nell’ombra laggiù. Striscia di là dalla porta stagna il demone. Correre via. Certo. Dove? Cigolii. Un balzo al cuore. Entra. Sfonderà la porta. Annaspo, trovo una botola di servizio. A gattoni, verso la sala motori. Nella mente ancora i volti dei miei compagni. Abbandonare la nave, unica salvezza. Non dovevamo imbarcarlo.

“Si sa”, avvertiva il tipo dello zoo, “il demone di Sistius Otto è pericoloso, imprevedibile. Sappiamo solo che è ferocissimo e molto astuto ma voi non avrete problemi. L’abbiamo sedato, starà in coma fino alla consegna. Pensate al favore fatto alla scienza: allo zoo potremo capire finalmente come si riproduce”.

Un corno! Il bruciore mi piega in due. Percuote dentro, dal fianco al cervello. Si sa troppo poco di questo demone, non ha funzionato l’anestetico. Mi ha morso da troppo tempo. Sarà velenoso? Tutumb… Tutumb… Tutumb. Mi scoppia il cuore in petto. Troppo forte il tonfo dei motori. Sfondo la botola, mi lasciò cadere in sala motori. Arrivato. La scialuppa a portata di mano. Scoppio improvviso. Cede la porta principale. Eccolo. Occhi giallo odio. Creste scagliose per pelle. Mi fissa, muove la lingua blu fra i denti aguzzi. Si accovaccia. Quasi sorride. Tremo. Non riesco a muovermi. Qualcosa da dentro. Si muove bruciando sottopelle. E lui non attacca. Osserva contento. Vibro tutto. Sento sollevarsi la pelle, diventare dura e scagliosa. Il  morso. Non era veleno. Mi afferro la testa. Pugni di capelli restano fra le dita. E non smette di osservare compiaciuto mentre le mie ossa cambiano e la tuta di volo si strappa. Non era veleno. L’onda aliena mi investe da dentro. Urlo e non sento più la mia voce. L’ho scoperto, signori dello zoo. Ora so come si riproduce. L’ho scoperto a mie… grurrruorruowlll!

Foto | .Larry Page

Categoria: Racconti e testi
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