Da che io ricordi, l’altra sponda è sempre stata lì, dall’altra parte.
Sembra banale vero?
Ancora non ho trovato il coraggio di passare dall’altra parte, di attraversare lo stretto marino che divide le due rive.
Il traghetto è partito, tempo fa, ma io non ho avuto la forza, o forse il coraggio, di salirvi ed andare. Il marinaio alla gomena di poppa mi gridò: “Non so quando potremo tornare…”, e in effetti non credo che lo faranno.
Non andai, ebbi paura ancora una volta…
Ho paura di questo stretto di mare che mi separa dall’altra sponda, ne ho avuto paura da sempre e da sempre provo a combatterla, la paura, senza peraltro ottenere risultati soddisfacenti.
Passo il mio tempo guardando l’altra sponda e aspettando.
Non è lontana, forse una decina di miglia, e il mare è sempre calmo, a volte leggermente increspato da una piacevole brezza leggera che porta odori lontani di salsedine, e ignoto.
Spesso mi convinco che potrei anche tentare di attraversare a nuoto, l’altra sponda è cosi allettante.
Durante il giorno sembrano giungervi echi di feste lontane, musica e risate; durante la notte è come avvolta da un alone di luce spontanea, ed il dolce profumo della terra arriva a me inebriante.
La paura mi impedisce di provarci.
Quelle acque limpide e azzurre mi infondono un terrore ancestrale, e ogni volta che provo a immergermi il mio corpo si blocca, il panico si impadronisce di me e non riesco ad andare oltre l’altezza delle ginocchia.
Mi sento al sicuro su questo scoglio.
Spesso, sempre più spesso mi assalgono dubbi…
Come sono arrivato fino qui? Cosa ci faccio su questo scoglio?
La cosa più angosciante è che non ricordo neanche il mio nome.
Chi sono? Chi sono stato? Come era la mia vita prima di questo? E, soprattutto, come sono potuto arrivare a questo punto? Solo su un’isola che sembra più uno scoglio, in preda alle mie paure, con la salvezza a poca distanza da me, senza avere il coraggio di raggiungerla.
Senza provare né caldo, né freddo. Né fame, né sete.
È in quel momento che il vecchio pescatore appare da dietro un promontorio di nera roccia, vogando con ritmo cadenzato in piedi sulla sua lunga barca di legno senza colore ne tempo.
Voga con perizia ed esperienza, un colpo vigoroso ogni due, mentre la barca si fa più vicina e lui non smette di fissarmi per un solo istante.
È un uomo vigoroso e senza età, con una lunga barba e capelli grigi come la cenere, bocca serrata e decisa, occhi chiari e profondi come un abisso.
Si ferma appena è a portata di voce gridando forte e chiaro: “Credo sia giunto il momento di andare!”
Mi alzo come in trance e annuisco.
Finalmente la mia attesa è terminata.
“Hai le due monete d’argento?”, mi grida lui di rimando.
Sgomento, sollevo la mia mano destra chiusa a pugno in direzione del barcaiolo, aprendola e rivelando nell’incavo due monete d’argento che non avevo mai saputo di possedere.
Notiziario Regionale
Sono finalmente terminate le ricerche del sommozzatore scomparso la scorsa settimana al largo della costa. Il suo corpo senza vita, da ormai molti giorni, giaceva sul fondo accanto al relitto di una antica nave romana. Ancora non si conoscono le cause della morte, il poveretto stringeva nella mano destra due monete d’argento di epoca imperiale, probabilmente nel tentativo di portarle alla luce come prova della sua importante scoperta archeologica.
Foto | jjmazo