Lui osserva.
È da mesi che la segue, senza farsi notare.
Lei è giovane. Bella, innocente, immacolata.
Lui ha tentato di reprimere il desiderio. Ha provato in tutti i modi di scacciare la bramosia, ma inutilmente.
Lui desidera.
Brama di toccare quelle carni bianche, soffici. Di immergere il viso nei suoi seni acerbi e saggiarne i piccoli capezzoli rosei. Sa che i suoi desideri sono immorali, un peccato agli occhi del signore ma la colpa è di lei. Lo provoca continuamente con abiti sempre più succinti. Con sguardi sempre più intensi. No, non rivolti a lui. Lui non si fa mai vedere, lei non ne conosce neanche l’esistenza.
Per questo la deve eliminare.
Come tutte le altre che ci hanno provato. Giovani donne, belle e ammaliatrici, capaci di fargli perdere la testa e commettere atti impuri chiuso nella solitudine del suo monolocale. Lei deve morire e stasera è quella buona. Oggi ha scuola a tempo pieno, tornerà a casa dopo il tramonto.
Lui aspetta.
Lei passa sempre da quella via in quei giorni. Lui lo sa perché è da mesi che memorizza i suoi movimenti. Avvicinarsi sarà un gioco da ragazzi, le dirà che ha perso un oggetto di grande valore affettivo e che gli serve aiuto, non ha con sé gli occhiali e non riesce a vedere bene. Lei lo aiuterà, inizierà a cercare, lui farà il patetico e lei abbasserà la guardia, poi lei troverà la spillina che lui ha pensato bene di lasciare la dove lei andrà a cercare, lui si commuoverà e la ringrazierà, si offrirà di ricompensarla ma lei rifiuterà. Lui allora le chiederà di poterle almeno dare un passaggio a casa e lei accetterà, perché ormai si fida di quell’uomo ben vestito, con lo sguardo dolce ed il bellissimo sorriso.
A quel punto non avrà più scampo.
Non capisce. Non doveva andare così…
Eppure l’aveva pianificato in ogni minimo dettaglio.
Lei era salita nella sua auto e tutto era andato come previsto. Lui aveva allungato le mani con discrezione e lei si era scostata timidamente, aveva cominciato ad avere paura e a distrarsi.
Lui aveva cambiato strada, lei aveva cominciato a lamentarsi e a dargli fastidio. Lui si era fermato e l’aveva insultata, le aveva intimato di stare zitta o l’avrebbe uccisa.
Lei aveva iniziato a piangere e lui aveva iniziato a toccarla mentre affannava di libidine e si godeva il momento in cui l’avrebbe seviziata e poi eliminata.
Il giusto castigo.
Poi era successo quello che non avrebbe mai creduto potesse succedere.
Lei aveva assecondato i suoi turpi desideri e anziché implorarlo di lasciarla andare aveva cominciato a leccargli il lobo dell’orecchio e a stringerlo a sé inarcando la schiena.
Lui si era scostato, repentinamente, allontanandosi il tanto da poterla osservare stupito, e fu a quel punto che lei, rapida come una serpe, lo aveva folgorato con un Taser da borsetta.
Mentre lui annaspava, paralizzato sul sedile dalla potente scarica, lei lo aveva insultato e gli aveva detto cose che lo avevano terrorizzato.
Lei sapeva, conosceva i suoi peccati e quello che faceva per reprimerli. Era da mesi che lo aspettava, gettando ogni giorno nuove esche per attirarlo nella sua trappola.
– Sai cosa c’è in questa siringa? – gli disse con voce ruvida dall’odio – È una overdose di eroina, della peggiore in circolazione.
Poi, mentre lui era ancora incapace di reagire, gli infilò l’ago nel collo e premette lo stantuffo.
Prima di cadere nell’oblio che avrebbe preceduto la morte, ebbe il tempo di vederla mentre gli scattava una Polaroid, per poi sventolargli in faccia il suo primo piano in agonia.
Il suo sorriso adesso non aveva più nulla di innocente.
Foto | edwaado