Quando si legge bisogna anche saper ascoltare. Non è un controsenso, ma una disposizione necessaria. Non tanto ascoltare il rumore delle pagine – cartacee o digitali che siano – che giriamo o il rumore di fondo che ci circonda, ma ascoltare quello che l’autore o l’autrice del testo hanno da dirci.
Non è raro, infatti, che si inizi a leggere dicendo: “Tanto già so come andrà a finire”; oppure: “Ho letto tutti i libri di questo autore o questa autrice e mi immagino che… ”
Porsi a leggere senza pre-comprensioni, senza pre-giudizi è un esercizio quasi ascetico.
Forse possono essere utili le sette regole dell’arte di ascoltare che Marianella Sclavi ha redatto per il dialogo, ma che possono essere facilmente applicate anche alla lettura:
- Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.
- Quel che vedi dipende dalla prospettiva in cui ti trovi. Per riuscire a vedere la tua prospettiva, devi cambiare prospettiva.
- Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a capire come e perché.
- Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.
- Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti perché incongruenti con le proprie certezze.
- Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.
- Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sé.
Foto | topastrodfogna