X

Facebook: se prima di cliccare su “mi piace” usassimo la testa?

Facebook e i social network in genere sono un ottimo strumento di condivisione, di socializzazione (come dice il nome stesso), di promozione, di “perdita” di tempo e via dicendo. Scagliarsi contro il mondo social è alquanto stupido, secondo me, dal momento che, oltre a rappresentare una bella opportunità, l’eventuale problema è nell’uso che se ne fa e in chi lo usa.

Il meccanismo dei “mi piace”, per esempio, secondo me è un’arma a doppio taglio: da un lato “mi piace” che ad altri utenti piaccia quello che scrivo o le immagini che posto, dall’altro è sintomatico di un modo di esprimersi sempre meno evoluto e, passatemi l’espressione, da pecorone: siccome una immagine, uno stato, una vignetta piace a tutti allora deve piacere anche a me. Cliccando su “mi piace” contribuisco alla diffusione di quel “qualcosa” e mi sento veramente sociale. È il classico meme, un fenomeno, cioè, come sinteticamente spiega Wikipedia, che avviene “quando qualcosa diventa improvvisamente celebre tramite la propagazione di informazioni attraverso la rete Internet”.

Sembra che dinanzi ai meme si debba spegnere la coscienza e l’intelligenza e cliccare su “mi piace”. E se per caso non ti piace, non puoi criticarlo, ma solo evitare di “likare”. Del resto è un meme!

Mi sono trovato dinanzi a una situazione del genere pochi giorni fa. Sulla fan page di un noto sito di gossip (o pettegolezzi, che dir si voglia) italiano veniva ripresa una vignetta in cui si vedeva una donna che diceva a un uomo: “Amore sai che assomigli a Justin Bieber!”. La reazione dell’uomo è rappresentata nella seconda vignetta: un pugno assestato alla donna, con tanto di sbocco di sangue. La didascalia, poi, commentava: “Genio… adesso devo solo aspettare che lei me lo dica”. L’immagine era stata presa da un gruppo che del dolce far nulla ha fatto uno stile di vita. Leggiamo nelle info della pagina (che volutamente non linkiamo né citiamo per intero) che il loro “dolce far nulla”: “È una delle maggiori scuole filosofiche, morali e religiose che si siano mai sviluppate nella storia dell’uomo”.

Ho contattato gli amministratori della fan page del sito pettegolo, chiedendo la moderazione dell’immagine, dal momento che si avallava un atteggiamento violento in genere e contro le donne in particolare. Riprendere tale immagine e postarla sul wall di una fan page seguita significava, a mio modo di vedere, avallare la violenza di genere. Ed è qui che mi trovo dinanzi a una situazione allucinante. Il responsabile della pagina è d’accordo con l’immagine e ritiene che io (e altri che come me hanno segnalato la cosa) sono molto sensibile. Fin troppo. Vi riporto alcune perle che mi ha scritto il responsabile della pagina in chat:

  • A me fa molto ridere.
  • A me non sembra il caso di farci su chissà quale questione: qui non si parla di violenza sulle donne, qui si parla di Justin Bibier e la violenza su Justin Bieber è giustificata [emoticon con l’occhiolino] A parte gli scherzi io lo vedo come una cosa satirica quindi non me ne preoccuperei più di tanto. È una vignetta!
  • Comunque, il contenuto è su Facebook: se Facebook riterrà che sia istigazione alla violenza, lo rimuoverà. Se ti senti così offeso, capisco che abbiamo soglie di tolleranza diverse. Ma ripeto: siamo su Facebook che, nel caso, interverrà.
  • Stiamo ridendo su Justin Bieber, non sulla violenza sulle donne: il focus della vignetta è quello. Vorrei solo che fosse chiaro che siccome la soglia di “moralità” sulle battute è soggettiva se non arrivano altre lamentele da utenti Facebook, non sono d’accordo sulla cancellazione.
  • Il fatto è che quando si dice “su certe cose non si scherza”, il “certe cose” è soggettivo.
  • Allora non si può fare satira perché ci sarà sempre almeno una persona che si sentirà offesa. Se io, e io solo, mi sento offeso da una vignetta ho diritto di chiedere che venga eliminate e di dire “mi offende”? Sì o è una questione di “morale comune“? Perché se diventa “morale comune” allora sono ancora più contrario!

Non so voi, ma io mi sono sentito molto amareggiato. Lo spirito da pecora e una interpretazione assai discutibile del concetto di libertà, porta le persone a dire che non c’è nulla di male nel pubblicizzare l’immagine di un uomo che prende a pugni una donna (che, lo ricordiamo, si era rivolta a lui chiamandolo amore). Qui non si tratta di satira o di soglia di moralità o di soggettività o di altre amenità del genere; qui parliamo di un modo di affrontare i social network (e la vita) che si imbarbariscono sempre di più in nome di una presunta libertà che non esiste. Come ebbe a scrivere il filosofo, scrittore e saggista statunitense Ralph Waldo Emerson (1803-1882):

“La chiave di ogni uomo è il suo pensiero. Benché egli possa apparire saldo e autonomo, ha un criterio cui obbedisce, che è l’idea in base alla quale classifica tutte le cose. Può essere cambiato solo mostrandogli una nuova idea che sovrasti la sua”.

Lasciar correre “certe cose”, significa essere complici. E noi crediamo che il nostro principale compito di editori, di scrittori, di lettori e di persone che lavorano nel campo della cultura sia quello di fermare le dilaganti ignoranza e superficialità.

Le donne non si toccano nemmeno con un fiore. Orgogliosi di essere all’antica!

Foto | owenwbrown – Lance Catedral

Categoria: Punti di vista
Roberto Russo: @rrt71Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

GraphoMania utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Continuando a navigare accetti l'utilizzo dei cookie.