Rita Levi-Montalcini si è spenta ieri, 30 dicembre 2012. Alla veneranda età di centotré anni la signora della scienza, come viene già definita dai mass media in queste ore, ha concluso la sua esperienza terrena. La sua memoria, ne siamo certi, durerà a lungo sia per il ruolo nel mondo della medicina (non dimentichiamo il Nobel), che per il rigore come studiosa e come donna.
Tra le mille dichiarazioni, celebrazioni, commemorazioni che si stanno facendo in queste ore, ce n’è una che mi ha fatto sobbalzare dalla sedia (lascio perdere le stupidaggini che molti scrivono sui social network, strumento che pare particolarmente idoneo a spegnere il cervello, organo che, invece, è stato sempre ben vivo e vivido in Rita Levi-Montalcini…). Intervistato da Sky TG24, Gianni Alemanno, sindaco di Roma, città in cui la scienziata viveva ed è morta, ha affermato:
È sconvolgente che vivesse in una piccola stanza piena di libri.
Di grazia, signor sindaco, cosa c’è di sconvolgente nel vivere in una stanza piena di libri? È sconvolgente il fatto che fosse piccola? Comprendo benissimo cosa il sindaco volesse dire: una donna così grande che, nonostante i traguardi raggiunti, continuava a vivere in maniera semplice e a studiare fino all’ultimo. Chissà, forse questo è uno dei messaggi più belli che Rita Levi-Montalcini ci ha lasciato: quel che conta è la cultura. Purtroppo al giorno d’oggi, complici anche molti politici che sguazzano nel denaro non sempre pulito, si ha l’idea che una vita degna di essere vissuta sia solo quella che si svolge in sontuose ville e preferibilmente senza il minimo impegno culturale.
Tornano alle mente le parole che Rita Levi-Montalcini indirizzò a Francesco Storace nel 2007:
Mi rivolgo a chi ha lanciato l’idea di farmi pervenire le stampelle per sostenere la mia “deambulazione” e quella dell’attuale Governo, per precisare che non vi è alcun bisogno. Desidero inoltre fare presente che non possiedo “i miliardi”, dato che ho sempre destinato le mie modeste risorse a favore, non soltanto delle persone bisognose, ma anche per sostenere cause sociali di prioritaria importanza. A quanti hanno dimostrato di non possedere le mie stesse “facoltà”, mentali e di comportamento, esprimo il più profondo sdegno non per gli attacchi personali, ma perché le loro manifestazioni riconducono a sistemi totalitari di triste memoria.