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È morto Pier Luigi Bacchini. Tre sue poesie per ricordarlo

È morto Pier Luigi Bacchini, tra le voci più originali della poesia italiana, vincitore nel 1993 del Premio Viareggio. Aveva 86 anni, era nato a Parma e dal 1993 risiedeva a Medesano.

Pier Luigi Bacchini è considerato il poeta appartato per antonomasia e, per via della continua presenza della natura nella sua opera poetica, è stato definito un poeta lucreziano. La natura in Bacchini è a volte metafisica e a volte osservata con l’acutezza dello scienziato (del resto Bacchini studiò medicina, e, dopo aver abbandonato gli studi, lavorò a lungo in un’azienda farmaceutica): in ogni caso la poesia di Bacchini è un inno alla purezza e alla leggerezza. Nelle sue poesie, Pier Luigi Bacchini sottolinea “sia la complessità della realtà fisica sia le domande enigmatiche da essa poste al poeta, che si sforza di rispondere superando il proprio io» (Daniela Marcheschi).

Scrive Bacchini nella poesia In collina (da Scritture vegetali, Mondadori, 1999):

Quand’è fiorito il mare da noi
e tutto l’azzurro e il vento e l’odore salino
ci portavano l’estate nel respiro,
e sensazioni e giovani mimose –
e le bocche dei sorrisi e la freschezza grida lontane
spume,
allora con mille parole, col gesto spezzato
come in uno specchio rotto, sulle labbra
le tue dita e la luce hanno sospeso
un bacio, e poi l’hanno lasciato
libero, e le foglie,
e tutto il viale dei pini odorava di quei luoghi.

Sguardo all’esterno e all’interno, come dicevamo, e come testimonia la poesia Radiografia (tratta da Contemplazioni meccaniche e pneumatiche, Mondadori 2005)

Ho guardato il mio spirito
come una nube, era
nelle profondità del corpo.
Seghettato
il tubo spettrale
con la sacca dello stomaco, e il tenero cardias
dolorosamente corroso.
Colpa di attese, e di quelle parole
che mi sono state scagliate contro
come cani da morso.

In Poesie 1954-2013 (Mondadori, 2013) troviamo questa bella poesia dal titolo Il tacchino:

Eccolo: è il tacchino bianco.
Il piccolo cranio calvo,
muso di vecchio,
scorticato e rosso.
Cacciatore di vipere e dunque
difensore di noi tutti.
Adunco.
Roco. Strumento di battaglia
emulo sconfitto del pavone
gallopavo
dalla boria pneumatica.
O condoruccio di terra
dal gorgozzule pendente,
o bitorzoluto di bacche sanguigne,
grande onore ci fa
la tua verruca erettile
e la lunga processione con le vesti candide
per i prati verdi.

Roberto Russo: @rrt71Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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