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Il ruolo della conversazione oggi

Il termine conversazione secondo l’etimologia significa “girare intorno”, e quindi “parlare insieme” di un tema, un argomento. Questo appunto il significato letterale della parola, che deriva dalla composizione della particella latina “cum” unita al verbo latino “vertere” (girare intorno). I migliori dizionari italiani la definiscono come “Colloquio amichevole o familiare cui partecipano più persone su un determinato argomento organicamente impostato a una amichevole atmosfera”.

Tutta l’evoluzione della civiltà è la risultante di infinite conversazioni. Possiamo constatare che anche le intuizioni personali di singoli uomini di scienza (inteso il termine in senso onnicomprensivo di tutto lo scibile umano) sono sempre passate al vaglio di innumerevoli conversazioni tra gli addetti ai lavori.

In particolare, fin dall’antichità ha costituito la forma principe in cui si è espresso il discorso filosofico e teologico. La conversazione viene configurata da Socrate come un’amichevole discussione tra persone associate dal comune interesse alla ricerca della verità. Il metodo della conversazione viene celebrato dal grande filosofo ateniese come modello di critica delle varie opinioni.

Il suo discepolo più illustre, Platone, lo definisce ulteriormente come la via dialettica che porta a conseguire l’intuizione della verità. L’opera monumentale del grande filosofo racchiusa nei Dialoghi dimostra come egli alla forma scritta preferisca la forma orale della conversazione, in quanto la sola che sia capace di domande e di risposte immediate tra tutti gli interlocutori. Soltanto attraverso la conversazione serrata e continua tra tutti i partecipanti si può pervenire alla comprensione dei diversi assunti proposti nei singoli interventi. Il metodo viene esaltato anche dal grande filosofo cristiano Agostino d’Ippona, che in una sua opera afferma: “Circulus et calamus fecerunt me doctorem” (La conversazione e l’esercizio della scrittura mi hanno fatto diventare dotto).

Anche nella plurimillenaria storia della Chiesa ritroviamo applicato il metodo agli stessi Concili ecumenici, a partire dal primo di essi, quello memorabile di Gerusalemme presieduto dallo stesso San Pietro. Di sfuggita, vorrei ricordare come il metodo della conversazione in un certo senso è stato raccomandato anche da Cristo, se ha voluto rassicurarci che “Dove sono due o tre persone riunite nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro”. E due o tre persone, anche se riunite per pregare, non si può non convenire che la loro preghiera sia il frutto della loro conversazione.

Ma troppo lungo sarebbe il discorso sul metodo della conversazione applicato al campo teologico e filosofico, da Socrate e Platone fino alla teologia e alla filosofia moderne, nelle quali la conversazione riveste un ruolo di rilievo, non solo e innanzitutto come metodo euristico e critico, ma piuttosto come condizione per cui si danno persone autoconsapevoli, capaci di conoscere sé stesse e il mondo.

Noi accenneremo ad altri tipi di conversazioni che sul piano pratico hanno dato frutti notevoli per l’umanità. Al riguardo, vogliamo ricordare i Colloqui Mediterranei, svoltisi negli anni Sessanta tra gli uomini politici del Medio Oriente, su iniziativa di Giorgio La Pira, che seppure non raggiunsero la risoluzione dei grandi problemi dell’area, portarono tuttavia a una prima importante apertura colloquiale tra i rappresentanti delle varie parti in conflitto. In tempi più recenti possiamo ricordare gli incontri di preghiera e di pace inaugurati da Giovanni Paolo II e rinnovati successivamente da Benedetto XVI tra gli esponenti delle grandi religioni nella basilica di S. Francesco in Assisi.

Abbiamo voluto ricordare brevemente come il metodo appaia il più idoneo alla ricerca della verità e della pace nelle vicende umane. Ciò, senza nulla togliere alla bellezza e alla poesia che discendono dalle conversazioni amichevoli e familiari sulle vicende della quotidianità.

Peccato che i nuovi mezzi di comunicazione e di svago, dalla televisione a Internet, abbiano sottratto alla famiglia momenti splendidi di conversazione tra genitori e figli e, parlo per me, tra nonni e nipoti. Non paghiamo un prezzo troppo alto per godere di questi mirabolanti strumenti che la tecnologia ci ha donato? Quanta commozione e quanta nostalgia ancora producono in me i ricordi delle appassionate conversazioni che nelle lunghe serate invernali si svolgevano tra mio padre e mio zio che, Almanacco Barbanera alla mano, programmavano le colture da attuare nei nostri poderi nell’approssimarsi della primavera!

Foto | Pixabay

Categoria: Punti di vista
Luciano Milani:

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