Pietro Ingrao compie cento anni. Uno dei più grandi protagonisti della storia italiana del Novecento, infatti, è nato a Lenola, in provincia di Latina, il 30 marzo 1915 e di strada compiuta da allora ne ha fatta! Esponente d’eccellenza del Partito Comunista, fiero oppositore del fascismo, partigiano e ancora deputato, Presidente della Camera e lucido critico della sinistra italiana. Non vogliamo certo canonizzarlo, ci mancherebbe, ma è senza dubbio esponente di una classe politica che ci metteva passione in quello che faceva, una classe politica che, senza cadere in sentimentalismi, era diversa, molto, da quella attuale. E della politica come passione ne parla lo stesso Pietro Ingrao nel libro Indignarsi non basta (Aliberti, 2012). Racconta Ingrao a Maria Luisa Boccia e Alberto Olivetti:
La politica nella mia vita è una passione tenace. Ancora oggi, in età così avanzata, non è spenta. Esito a spiegarla con una motivazione morale. Non la vivo come un dover essere. Anzi. Sono scosso da passioni vitali, direi della corporeità della vita. […] Non sono mai stato un uomo della regola. Mi piacciono troppe e disparate cose della vita e, con gli anni, questa disposizione si è acuita.
In un secolo di vita Pietro Ingrao ha scritto tanto (l’elenco completo è consultabile online sul Catalogo del Servizio Bibliotecario Nazionale e sul sito di Pietro Ingrao): alcuni testi sono, naturalmente, squisitamente politici e legati agli incarichi che mano a mano ricopriva; altri, invece, sono più riflessivi e consentono di avere una panoramica sia sulla sua vita che sui tempi che lui ha attraversato.
Oltre al già citato Indignarsi non basta, ricordiamo, sempre per i tipi di Aliberti: Le cose impossibili. Un’autobiografia raccontata e discussa con Nicola Tranfaglia e le sue memorie pubblicate da Einaudi sotto il titolo Volevo la luna in cui, tra l’altro, Pietro Ingrao scrive:
I prati mi hanno incantato sempre, nel loro trascorrere silente. Oggi i prati della città in cui vivo sono mischiati al tumulto della corsa e dell’affanno. L’isola non esiste. Ed è giusto. Perché chiedere di salvarsi da soli? E poi io non so andare a cavallo.
Scorrendo l’elenco dei suoi libri troviamo anche Non ci so! Appunti per un mondo migliore, edito da Manni: è la trascrizione di un colloquio con padre Alex Zanotelli, in cui Pietro Ingrao afferma:
Mi conosco, ho tanti difetti, mi piacciono tante cose della vita e diventano vecchi, come me adesso, ci si rende conto di tante cose. Siate gentili con la vecchiaia. Bisogna esserlo perché è un momento duro, difficile.
Tra la produzione letteraria di Pietro Ingrao, figurano anche tre libri di poesie (Il dubbio dei vincitori – 1986; L’alta febbre del fare – 1994; Variazioni serali – 2000). Dalla prima raccolta ecco un componimento – XII – fulmineo nella sua splendida brevità:
Pensammo una torre.
Scavammo nella polvere.