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Marco Pomar

Il blog di Marco si intitola Racconti, storie e quant’altro. Aperto qualche anno fa, su suggerimento di un’amica scrittrice, era un modo per Marco per avere un ritorno reale della sua scrittura. “Nessuno scrive per se stesso. Si scrive per tanti motivi, l’ultimo e più importante dei quali è il lettore, ovvero il fruitore delle tue storie. Se nessuno lo legge, uno scrittore non esiste. Da questo punto di vista per chi non ha ambizioni da Nobel, il blog è un’invenzione straordinaria. Hai il polso istantaneo di ciò che funziona, che piace, e ciò che invece va modificato o cestinato”.
Marco ha 42 anni e vive a Palermo. “Mi occupo per lavoro di antimafia, essendo riuscito, con fatica, a fare del mio impegno sociale anche il mio lavoro. Ho lavorato per anni con Libera, occupandomi di riuscire a creare lavoro e produzioni attraverso l’utilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata, e adesso faccio parte della Cooperativa Sociale Solidaria, che si occupa di antiracket e antiusura. Per diletto promuovo lo sport attraverso la polisportiva Waterpolo Palermo, di cui sono vice presidente e atleta. E poi amo scrivere, creare da spunti reali o immaginari storie che strappino un sorriso, mi dà gioia ed energia”.

Quando e come nasce questa tua passione per la scrittura?
“La mia passione per la scrittura nasce tardi, è relativamente recente. Ho iniziato per curiosità un corso di scrittura creativa da Libr’aria, con Beatrice Monroy, scrittrice e sceneggiatrice, e ho scoperto di non essere proprio da buttare. A poco a poco ho trovato uno stile, una voce. Mi sembra di riuscire meglio nelle storie comiche, dove si può cogliere il lato dissacratore della vita”.

Come viene recepito il tuo blog da parte di chi ti legge?
“Beh, i commenti che ricevo sono tutti positivi, ed è anche comprensibile visto che chi non gradisce i miei scritti verosimilmente non torna a leggerli. Ma la cosa che mi ha sorpreso è il venire a sapere di persone che mi seguono e mi apprezzano, come dire, a mia insaputa. Alcuni commenti sono anche più dettagliati e critici e mettono in evidenza anche qualcosa da migliorare. Sono comunque tutti ben accetti e utili”.

Cosa ne pensi dell’editoria in Italia? Ti è mai passato per la testa di pubblicare qualcosa di tuo, come una raccolta dei tuoi racconti magari?
“Quello dell’editoria non è un mondo che conosco molto bene. Ho fatto solo un tentativo di invio di una raccolta di racconti a una casa editrice che si adattava con il genere della mia scrittura, ma non ho avuto alcun riscontro. Prima o poi mi piacerebbe pubblicare qualcosa, anche se in Italia sono più gli scrittori che i lettori…”

Propongo un estratto di un racconto di Marco, intitolato Il rumore del nulla e che potete leggere integralmente qui.

“Accadde una mattina di fine inverno.
Si svegliò che gli sembrava un ronzio. Andò sotto la doccia senza farci caso. Si asciugò i capelli, e il rumore del phon non gli fece percepire quello che avvertì dopo.
Il rumore del nulla.
Provò a socializzare la scoperta con la moglie, cercando di non metterla in allarme.
-Tesoro lo senti anche tu?
-Cosa?
-Questo suono.
-Si, è lo stereo della nostra vicina di casa, quella rompicoglioni di una ragazzina.
-No, non quello.
-Caro, prenditi il caffè, forse non ti sei ancora svegliato.
-Davvero non senti questo?
-Questo che? Manlio, mi sembri un po’ rincoglionito. Non è che mi fai tutta una caduta? Devo cercarmi un amante?
Come spiegarle il rumore del nulla? Non ci provò neppure, conosceva quell’odioso sarcasmo di Gabriella, e non era in condizione di tollerarlo.
Andò a lavorare, e in macchina non riusciva a concentrarsi. Cominciava a preoccuparsi. Quel suono non lo abbandonava. Non era un sussurro, ne uno stridio, un cigolio, o un ronzio. Era proprio il rumore del nulla. Manlio non sapeva perché e come lo riconoscesse, non avendolo mai udito prima, eppure ne era certo.
Per tutta la giornata non riuscì a combinare niente, testa tra le nuvole e pensieri uno dietro l’altro.
Credette di stare per morire, pensò ad un tumore, alle peggiori conseguenze sul suo timpano. Ma quello che più lo angosciava era la sensazione di vuoto totale che quel rumore gli trasmetteva. Non aveva paura del dolore o della morte, ma solo del nulla”.

Categoria: Blog & Web
Valeria:

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