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Mariella Calcagno ci segnala questo testo di Gianna Turrini che volentieri pubblichiamo.
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Maggio sta per finire. E da questa mattina guardo i cespugli di rose negli orti e nei giardini della città.
È il secondo anno che lo facciamo.
È una stupida cosa, lo so!
E se qualcuno ci vedesse e decidesse di punirci, sarebbe anche ridicolo, tornare a casa dai nostri mariti e figli scortate dalla polizia.
Il gioco è proprio questo: prendere la bella fuoriserie nero specchiato, che riposa in garage, un paio di forbici e a notte fonda, fare razzia di rose in tutta la città.
Accostarci silenziose ai roseti più belli e cogliere al buio, furtive, la vita che ci scorre a fianco, prima che sfiorisca.
Coraggiose e splendide, solitarie e profumate, stanno lì, alla luce dei lampioni come tenere prostitute.
Sono nate tra i casermoni e le piccole case, al di qua e al di là delle ringhiere delle strade di periferia, nelle aiuole spartitraffico, davanti ai distributori, incuranti del traffico e della puzza di benzina.
Rose. Rose rosa, gialle, rosse, lilla, bordò, arancio, bianche e screziate, turgide e piene di rugiada, ne voglio tante, tante da riempire la mia stanza e stordirmi con il loro profumo.
Le sistemerò nei vasi a terra, in alto e in basso sui mobili, affinché le possa ammirare ovunque si posi lo sguardo.
Di rose avrò piena la vita.