La paura, in un giallo ha vari stadi. È tutto soggettivo: dipende cosa vogliamo far arrivare al lettore. La paura può partire da un senso di forte spiacevolezza e da un intenso desiderio di evitare un oggetto o una situazione giudicata pericolosa.
La tensione può arrivare sino all’immobilità. Ad esempio si può immaginare in un personaggio che vede arrivare velocemente un mostro verso di sé e non riuscire comunque a scappare; oppure un forte tremore con pianto isterico… In ogni caso dobbiamo sempre e comunque pensare al nostro soggetto e fargli provare la paura giusta.
Non dovete interessarvi di chi provoca la paura: sappiamo che c’è sempre un cattivo nei nostri pezzi gialli. Sono i brividi di terrore e di panico nella mente del protagonista quelli che ci interessano.
Dovete ribaltare la psiche del lettore, senza per forza utilizzare zombi, vampiri o lupi mannari! Ci basterà raccontare, talvolta, le angosce della vita quotidiana, il disagio delle metropoli senz’anima per far circolare desiderio di luce, di pace…
Iniziate a creare emozioni negative, di voglia che le cose vadano meglio. Create angoscia, fino ad arrivare alla paura vera e propria. Create suspence lentamente, portateci il lettore piano piano a partire dalle cose semplici per poi accoltellarlo improvvisamente alla schiena, non per tradirlo ma per lasciarlo terrorizzato, senza parole.
Oppure potrebbe valere il discorso inverso: accoltellate e poi descrivete qualcosa di insolito per la situazione come un bacio, il mettersi a cucinare, il farsi la barba… il fine è sempre quello di spiazzare il lettore.
La paura, dunque, ha vari aspetti. E le vostre paure quali sono? È da lì che dovete partire, dalle vostre ansie: orchestratele tirandole fuori al massimo, dirigete gli strumenti di questo concerto tormentante, fatemi entrare dentro le vostre paranoie. È questo il punto di partenza del vostro prossimo thriller: le vostre inquietudini.