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Un racconto di Conci.
Quando svoltai l’angolo per inseguire i miei giochi di bimba Lei non c’era già più.
Avvertii il suo richiamo e mi feci indietro correndo e sfidando pietre ed erbe selvatiche, ma il tempo residuo e una strada che non aveva mai fine, resero inutile questa affannosa corsa.
I battiti del mio cuore fecero tutt’uno con le ruote della carrozza che avanzava spedita, mentre saliva dal profondo dell’animo la consapevolezza di una perdita.
Seguivo il da fare e il parlare delle figure di adulti che parlottavano in casa, mentre fuori i miei occhi furtivi spiavano e ascoltavano parole gravi che arrivavano a me come macigni a sconvolgere una quiete destinata ad una breve vita.
Sperimento un tormento dell’animo che mi spinge ad un’irrequietudine totale, ansia di sapere ma anche paura del reale, smarrimento e solitudine, tanta. Ho atteso nello svolgersi del tempo il ritorno di quella carrozza, il rumore delle ruote e la Sua comparsa; nei sogni adolescenziali che segnavano la mia nascente vita di donna, Lei era attesa. La ricerca di un amore, le infelicità, le delusioni, le emozioni provate e poi svanite, affondavano in questo caos dell’animo, in una vana speranza di risoluzione.
Il caos mi accompagnava inesorabile lungo i sentieri percorsi e mi precedeva fino alla quiete.
Lei non tornò mai più, ma il suo sorriso, sul viso di un bimbo fra le mie braccia, sì… quello sì c’era e una mia lacrima l’ha rigato.