Come nasce questo tuo saggio?
Questo lavoro che, come ho scritto nella prefazione, non definisco un saggio bensì un pamphlet di cui ha maggiormente le caratteristiche formali, si sviluppa nel corso di molto tempo e nasce dall’assemblaggio di pensieri, recensioni di libri, osservazioni intorno ad episodi personali e della vita sociale, che via via ho trascritto nella miriade di foglietti, pagine di quaderno, risvolti di copertine, rubriche del telefono, calendari… il tutto e di più che ha costituito la materia prima e bruta del mio scrivere, quando il computer era ancora da venire. Naturalmente il filo conduttore che ha permesso di trasformare il tutto in un testo strutturato è la mia adesione al “pensiero della differenza” elaborato dal movimento femminista a partire dagli anni ’70.
Perché il potere è in/differente?
Coerentemente con quanto appena affermato, io ritengo che la nostra società si fonda su un insieme di norme, regole e valori, che negano la differenza di genere, assimilando tutti gli individui della nostra specie nell’Uno totalizzante e totalitario categorizzato nell’unico genere riconosciuto, anche dalla lingua: il maschile. Come si sa, il femminile “deriva”. Pertanto l’uso, l’abuso, l’inibizione del potere (o dei poteri) non tiene conto dei bisogni specifici di quanti si muovono sulla scena sociale con le stigmate della diversità; in primo luogo le donne e a partire da questa prima negazione tutti i “diversi”: per scelte sessuali, stili di vita, condizione sociale, comportamenti, provenienze, orizzonti valoriali…, a cui si nega dialogo paritario e a cui – nella migliore delle ipotesi – si propone l’integrazione al modello unico, “senza se e senza ma”.
Nel tuo libro hai inserito le testimonianze di diverse persone: a cosa è dovuta questa scelta?
Quando si trattano questioni così cogenti non si può pensare di ragionare in astratto, perché è sulla realtà vivente dei corpi che le contraddizioni sociali e politiche deflagrano, producendo conseguenze dolorose per i destini personali e pericolose per la società intera. Ho pensato così di “scaldare” il susseguirsi dei ragionamenti e delle citazioni di autrici e autori, oltre che di riferimenti a fatti d’attualità proponendo voci di persone “normali”, amiche soprattutto, che si sono interrogate sulla questione del potere, a partire dal proprio vissuto e dalle proprie elaborazioni. Questa scelta sta dentro anche ad una mia particolare idea di “scrittura di genere” di cui do’ miglior conto nella seconda parte del libro.
Chi è il lettore / la lettrice ideale del tuo testo?
Quando decidi di pubblicare un libro ti auguri il maggior numero di lettori possibili, senza “preferenze”. È pur vero però che quando ho deciso di scriverlo nella forma che ha poi assunto, pensavo soprattutto alle donne che non hanno vissuto la stagione del femminismo “storico” e a cui intendevo offrire anche un percorso di riferimenti letterari e filosofici “autorevoli”, per aiutarle ad interpretare la propria contemporaneità. Naturalmente questo vale per ogni persona si avvicini a questo testo cercando un dialogo con quanto propongo senza filtri ideologici, ma con la chiara consapevolezza che lo sviluppo della nostra vita sociale deve accogliere tutte le differenze, senza gerarchizzarle e ricondurle ad un ordine predefinito.
Silvana Sonno
L’in/differenza del potere. Ragionamenti d’altro genere
Graphe.it Edizioni, Perugia 2009
pp. 76, euro 10,00