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Il Passeggero: figlio di un dio minore

Secondo appuntamento con Maurizio Alberto Molinari che ci parla della poesia da un punto di vista particolare: quello di un autore che si districa nel panorama editoriale italiano.

Inizialmente questo “Passeggero” avrebbe dovuto parlare solo di poesia ma il tempo è signore e mi ha portato consiglio. Nessun coniglio nel cappello ma una semplice storia quotidiana di Edizioni Quotidiane (proveniente da un blog non da un editore).

Il Passeggero è il titolo della mia seconda silloge pubblicata con contributo di partecipazione (euri=libri) con l’Editore Il Filo di Roma (oggi si chiama “Gruppo Albatros-Il Filo”).

Il libro in prima di copertina è introdotto da un breve aforisma

Passeggio
Audace
Tra riflessi umani
Scomparsi

di mia invenzione estemporanea, che separa la silloge in quattro mini-gruppi di tredici poesie. Si tratta di un’opera che ho molto amato e che ancora mi regala preziose trasparenze emotive. Un libro che qualche concorso letterario ha apprezzato ma si tratta di una pubblicazione, io credo, figlia di un dio o Filo minore.

Dico questo perché nel momento in cui si naviga sul sito della casa editrice la quantità e la frequenza di stampa di sillogi di poesie (la cosa che in editoria oggi si vende di meno in assoluto) è semplicemente impressionante.

Chiarisco a tutti che per quanto mi riguarda è stato fatto tutto quanto previsto dal contratto (recensione, intervista radiofonica, locandina e inviti per presentazione – organizzata da me….) ma… c’è sempre un ma! Il buon senso deve prevalere in nome della ragione: come si può pensare che qualcuno si ricordi di te nel “parterre de Roi” di circa ottocento pubblicazioni annuali (forse sono anche di più tra poesia e narrativa). Scusate ma facendo un calcolo veloce (ottocento libri fratto trecento giorni – cioè un anno senza contare domeniche e festive) abbiamo una media di 2,8 libri al giorno!

Vi regalo un breve pausa per farvi pensare e per “bagnarvi” le labbra con estratti più motivanti…

Il Tempo a volte
è un manifesto
in cui la cornice
è un vagone umano

(da Metropolitanamente estratta da Il Passeggero).

Una poesia che parla di quotidianità, di un giorno vissuto normalmente tra un treno o un tram, un vagone umano che ospita di tutto: persone, colori, odori, fetori, umori. Una specie di carrozzone eterogeneo perfetto anche per un editore (l’indotto mi sembra chiaro…).

È così che la vita
gode sadicamente
nel disegnare il tuo tempo:
con matite nostalgiche
e gomme di quotidianità.

(da Nostalgia sempre estratta da Il Passeggero).

Una poesia che tocca sentimenti ed emozioni d’altri tempi, una composizione che molti hanno amato – tutti i miei amici di Facebook iscritti al mio gruppo “Il Passeggero” a cui ha regalato momenti di intensa riflessione e piacere – detto da loro… ndr). Ora, nel nostro caso, è paradossale come le ultime due strofe si possano ricollocare sulla voglia di tanti “piccoli” scrittori di esistere e sulla disponibilità di tanti piccoli editori di rendersi utili allo scopo.

Quello che voglio dire, in questo mio intervento, onde evitare malintesi, è che esistono troppi personaggi (non saprei come chiamarli altrimenti) che speculano su desideri e speranze. Magari non è il mio/vostro caso specifico ma, mi domando, come sia possibile pensare di gestire ottocento opere/autori in un anno (sommiamoli poi agli altri anni) senza doverci necessariamente dirottare nell’area del dubbio.

Da parte mia ho scelto di non fermarmi, come auspico facciano anche tutti gli altri “aspiranti poeti d’Italia”, ma mi sono prefisso un traguardo ben preciso: accettare critiche benevole e vivere sempre l’esigenza di miglioramento che deve nascere proprio per la passione che ci porta verso la poesia.

Per essere trasparenti e veri: tutti sappiamo che nel momento in cui ci avviciniamo al foglio bianco o al computer scriviamo qualsiasi cosa. Nella produzione dobbiamo essere coerenti e sapere che non tutto quello viene messo “nero su bianco” è di grande spessore. Io stesso ho scritto poesie che giudico “piccole perle” e altre  cose che sanno di “tracce poetico-prosaiche” dove penso di aver solo ottenuto lo scopo di fermare lo spirito creativo, senza essere riuscito, tuttavia, a farlo come avrei voluto. Avete perciò due alternative primarie: rivedetele quando vi sentirete pronti o cestinatele e mettetevi a scriverne delle altre, senza paura.

Essere umili non è sempre facile, lo è ancora meno se si parla di cose scritte da noi, ma ritengo sia fondamentale per sentirsi appagati del verbo della propria anima (è quella che parla mentre scriviamo). Dobbiamo sentirci pronti a essere migliori, ogni giorno.

Spero di poter parlare ancora con voi di questo tema perché l’ho vissuto sulla mia pelle e credo che molti di voi che mi leggeranno avranno provato le stesse sensazioni.

Desidero come voi che la Poesia prevalga e vi saluto chiudendo questo breve intervento con un ultimo estratto da Il Passeggero:

Profumo di sempre

Il suono della vita
è il profumo
e il frammento
di un’esistenza
ormai infinita.

Aspetto con piacere di parlare con Voi dalle pagine di questo blog/magazine che “gratuitamente” ospita me e voi…

Categoria: Poesia e dintorni
Maurizio Molinari:

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