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Coma

– …mi dispiace, purtroppo è inutile continuare a sperare. Ormai è solo un corpo morto tenuto in vita dai macchinari; staccarli sarà un atto di pietà e l’ultima dimostrazione d’amore…

L’uomo osserva il dottore quasi in trance.

Le parole, pronunciate sommessamente, attraversano il suo cervello come lingue di fuoco gelido, mentre osserva lo sguardo vitreo del figlio, immobile, ormai in coma irreversibile da… da quanti anni! Da tempo aveva smesso di tormentarsi tenendone il conto.

“Ma che cazzo state dicendo! Non dargli ascolto padre, io sono vivo, VIVO!!”

Il “corpo” si chiama Ermes Righetti ed in effetti non è poi cosi “morto” come i dottori credono che sia.

Dopo l’incidente qualcosa in lui è andata in corto circuito ed il suo organismo ha smesso di funzionare: ogni movimento, ogni funzione vitale ormai irrimediabilmente compromessa, solo la massa celebrale è ancora perfettamente cosciente, vista ed udito sono efficienti come lo erano prima di quel giorno maledetto, così come la sua percezione del tempo e della realtà.

E a lui tanto basta.

“Possibile che in tutti questi anni non ve ne siate mai accorti, con tutta la vostra scienza del cazzo!??”

– Va bene dottore. Mi affido alla vostra competenza… faccia come prevede la legge e se così deve essere, così sia…

“Noooooo! Padre ti prego, non farlo!”

– Signor Righetti mi perdoni, un’ultima formalità; capisco il momento ma dovrebbe firmare il documento per il consenso alla donazione degli organi.

– Va bene dottore, ma la prego mi dica che non soffrirà…

– Stia tranquillo, signor Righetti: suo figlio ormai non è in grado di percepire alcuna sensazione esterna, tanto meno il dolore. E poi l’espianto avverrà dopo il trapasso non si preoccupi.

“Non soffrirà?! Non soffrirà un cazzo! Soffro eccome dottore di merda, credi che le piaghe che ho sulla schiena non siano dolorose? Credi che l’atrofizzarsi costante e inesorabile del mio corpo non sia doloroso? Non dargli retta, padre, non firmare, non firmare!!!!”

Il signor Righetti esce dalla camera, silenzioso, dopo aver firmato il documento che il dottore aveva con sé.

– Infermiera…

– Mi dica dottore.

– Questa sera porti il degente in sala operatoria e mi raccomando stacchi i macchinari solo pochi minuti prima dell’espianto, non possiamo rischiare che gli organi si deteriorino a causa del decesso.

– Va bene dottore.

L’urlo disperato e interminabile di Ermes Righetti non viene udito da nessuno in questo mondo, così come la risata folle che esplode nella sua mente pochi istanti dopo…

Foto | Frenkieb

Categoria: Racconti e testi
Francesco Fiabane:

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