Nella titanica (e inutile) lotta tra libri cartacei e digitali ogni giorno vengono a galla che portano acqua da una parte o dall’altra. Inutile lotta, secondo me, dal momento che l’importante è leggere e, mai come in questo caso, il fine giustifica i mezzi. Sembra pensarla così anche la professoressa Elena Loewenthal che su La Stampa scrive:
Leggere è esattamente e sempre la stessa cosa: un corpo a corpo con le parole e che importa se digitali o d’inchiostro.
Affermazione pienamente condivisibile, anche se il contesto in cui è stata inserita non lo è affatto, almeno per me. Loewenthal scrive, infatti, un articolo dal titolo Con l’ebook l’ortografia va in vacanza, in cui, dopo aver detto che l’ebook è un tipo da spiaggia (i cartacei, quindi, sono più seri…) e che “il campionario” dei libri digitali disponibili “corre fra due estremi: classici e ultime novità. Manca forse ancora quella terra di mezzo costituita da libri di mezza età, ma non è un grosso guaio” (cioè tutto quello che c’è in mezzo tra i classici e le novità “non è un grosso guaio” se non si legge), spiega:
Un grosso guaio è che spesso, e soprattutto per quel che riguarda i testi classici – da intendersi in senso lato: Leopardi e Verga, Hemingway e Woolf, Omero e Calvino – la trascrizione sul libro elettronico sembra fatta di fretta, per non dire con i piedi: ortografia sommaria, accenti sulla “e” messi a caso, in ordine sparso, segni grafici bislacchi inseriti qua e là. Sembra quasi che l’ebook sia un territorio franco, esente dalla grammatica e dall’ortografia, con risultati a volte talmente disarmanti da farti rinunciare a una lettura che finisce con l’essere visivamente cacofonica.
Gli eBook, quindi, hanno degli errori. Come i libri cartacei. Di più? Di meno? Non lo so, e, sinceramente, non mi interessa nemmeno. Solo che un articolo non ce l’avrei fatto. Mi sembra un po’ come quando ci si trova dinanzi a due libri (cartacei, mi raccomando) di due case editrici diverse, una “grande” e una “piccola”. Se nel libro pubblicato dalla “grande” si trova un errore, ci si fa caso tanto quanto: è un errore di stampa, una svista, un refuso… del resto la casa “grande” pubblica “tanto” e qualcosa può “sfuggire”. Se, allo stesso modo, troviamo un errore nel libro della casa editrice “piccola”, allora eccoci a pontificare: è sciatteria, “questi qua non fanno editing”, “oggi tutti vogliono fare gli editori”, “pubblicano di tutto” e via dicendo.
Negli “eBook nostrani”, per dirla con Elena Loewenthal, ci sono degli errori. Come nei libri cartacei. Solo che i primi hanno in più l’aggravante di essere digitali (o “tipi da spiaggia”, cioè niente di che…).
Per inciso: un errore su un eBook si può correggere in quattro e quattr’otto. Su un libro cartaceo no.
Foto | Education in India