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L’Italiano, di Sebastiano Vassalli

Eraldo Fortis scosse la testa. «Le guerre, – disse, – si vincono eseguendo gli ordini e salvando la pelle, e Caruso è riuscito a fare tutt’e due le cose, in condizioni estremamente difficili… Non sarà un eroe, ma non è nemmeno un traditore e non merita di essere giudicato come ha fatto il signore che è appena andato via. Forse gli austriaci avrebbero dovuto sparargli e hanno sbagliato a non farlo, dal loro punto di vista: sono loro, e non noi, che dovrebbero essere processati per questa faccenda… Ma certe situazioni si capiscono soltanto se si sono vissute, perché le parole non bastano a spiegarle. Si era creato qualcosa, lassù a millequattrocento metri in quell’inferno di ghiaccio, una specie di incantesimo che ci faceva sembrare la voce del nostro portaordini non meno bella di quella del vero Caruso. La notte che lui ha intonato l’aria della Tosca: “E lucean le stelle, e olezzava la terra…” io avevo gli occhi pieni di lacrime; e credo che anche molti dei nostri nemici abbiano provato la stessa emozione. Perché avrebbero dovuto ammazzarlo? Era laggiù, in mezzo al cerchio di luce, e cantava per loro…»

«E poi? – domandò una signora. «Cos’è successo che l’ha fatto smettere di cantare?»

“È successo – disse il portinaio allargando le braccia – che ci hanno mandati in un’altra valle, e che non abbiamo avuto più bisogno di un portaordini. Del resto, – aggiunse dopo un momento di silenzio, – una situazione come quella, non poteva mica durare in eterno! Ma Caruso era già diventato famoso. Da una parte e dall’altra del fronte, di trincea in trincea, i soldati raccontavano la leggende di questo artista straordinario, di questo grande tenore costretto a fare il portaordini finché una pallottola l’avesse tolto di mezzo… Fu chiamato a Udine, al comando supremo dell’esercito, dove prestavano servizio alcuni musici[sti che lo fecero cantare].

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Il libro (dal sito della casa editrice): Chi è l’Italiano? Sembra chiederselo persino Dio, nella cornice di questo libro, facendo i conti con il carattere nazionale di un popolo senza uguali. Infantile, opportunista, simpatico, adattabile, ingegnoso, vigliacco, furbo, egoista, generoso, narcisista. La forza del ritratto consiste nel cogliere l’essenza di un carattere. Interi discorsi sull’identità culturale e nazionale sono meno efficaci del profilo di un personaggio che le incarni in un’esperienza vissuta e soprattutto viva, come accade in questa raccolta di racconti che compongono una galleria di ritratti capaci di illuminarsi a vicenda. E se i personaggi si parlano l’un l’altro, a distanza, di racconto in racconto, in un gioco infinito di echi sotterranei, il ritratto si fa specchio impietoso in cui specchiare noi stessi. Nel ritmo incalzante di undici storie che dànno forma a un’unica storia, Sebastiano Vassalli riesce a tracciare il profilo dell’Italiano nel tempo e a disegnare infine il nostro volto.

Sebastiano Vassalli
L’Italiano
Einaudi, 2008
ISBN 9788806193256
pp. 140, euro 9
disponibile anche in eBook

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