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La casa-convoglio, di Raquel Ochoa

[Un giorno Rudolfo era uscito nel bosco con una delle sorelle, la più piccola, e con un compagno con il quale spesso si] avventurava a esplorare il territorio. Combinarono l’impensabile. Alcune bacche, rosse e succulente, apparvero subito, agli occhi e ai palati dei piccini, come un vero banchetto.

“Portiamone anche qualcuna al babbo e alla mamma” suggerì Rudolfo.

Così, con le tasche piene, tornarono a incamminarsi verso casa, dopo un pomeriggio trascorso nel folto della foresta. Quando arrivarono e con dolcezza tesero le manine piene di bacche, l’espressione di terrore sul volto della madre fece rapidamente dimenticare loro l’allegria che li aveva accompagnati per tutto il pomeriggio.

“Che la Madonna ci protegga!” Fu un caos immediato, i bambini piangevano, la madre invocava gridando Honorato, che era nei campi, sembrava la fine del mondo. Anni più tardi, Rudolfo raccontava l’episodio aggiungendo sempre:

“Quel pomeriggio in cui mangiammo le bacche velenose, confesso che vi fu una vera scena di panico!”

Ana Joaquina li costrinse a bere un gran bicchiere d’acqua e sale e, quando il liquido arrivò allo stomaco, questo rigettò le bacche facendoli vomitare con violenza. Così, grazie a quella liquida soluzione, tutto si placò.

Sedettero nel patio, ciascuno cullando fra le braccia uno dei figli. Nel cielo si ammirava la magnetica e maestosa luna di Silvassa, di volta in volta celata e rivelata in modo teatrale dal passaggio delle nubi che si muovevano a grande velocità. Il vestito di Ana si apriva vicino al collo, strattonato dal peso del bambino che si addormentava. I seni rotondi si stringevano l’uno all’altro e la luna, quando era scoperta, rifletteva su quella pelle la sua luce.

“Ho già visitato tanti luoghi. Lo sai che sei la donna più bella che abbia mai visto?”

“Come dici?” sussurrò lei, anche se aveva capito alla perfezione.

“Quando ti guardo mi fai sentire un lupo.”

“Oh, Honorato” disse lei, pudica. “Mmmh… ho capito. È la tua strategia per farmi rimanere sveglia… devo confessare che funziona…”

“No, cioè, sì, ma te lo dico perché lo penso davvero.”

***

Il libro (dal sito della casa editrice): È il 28 ottobre del 1885 quando Honorato de Oliveira Carcomo, da poco rientrato nella nativa Daman, capitale dello Stato Portoghese dell’India, prende in moglie la giovane Maria Grácia Flores. In quegli anni, dopo quattro secoli di dominio, le colonie portoghesi si avviano verso un lento declino. Il Novecento è alle porte e, con esso, un futuro turbolento e imprevedibile. Su questo sfondo si muovono i personaggi de La casa-convoglio: quattro generazioni della famiglia Carcomo alle prese con l’imprevedibilità del destino, donne e uomini finemente ritratti tanto nell’impeto delle proprie passioni quanto nel confronto inevitabile tra appartenenza e fatalità. Una storia ben raccontata, grazie a un perfetto equilibrio tra gli elementi storici e le avventure personali e collettive dei protagonisti. Emblematica è l’immagine stessa data dal titolo: una casa sempre in movimento. Da Daman a Nagar-Aveli fino a quella Lisbona per tanto tempo solo immaginata.

Raquel Ochoa
La casa-convoglio
traduzione di C. Martini
Nova Delphi, 2012
ISBN: 978-88-97376-02-6
pp. 272, euro 15

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