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La strage. Il romanzo di piazza Fontana, di Vito Bruschini

Vito Bruschini, La strage. Il romanzo di piazza Fontana

All’ultimo momento, però, Perna cambiò la data. La notte dei “fuochi” non sarebbe più stata Ferragosto, bensì quella dell’8. Perché quest’improvvisa anticipazione? L’esecutivo del nuovo governo sarebbe stato presentato alla Camera proprio quel giorno. E per far capire alla nazione che il governo non doveva aprirsi all’ala socialista, era necessario inviare un messaggio inequivocabile: esisteva un’organizzazione così ben radicata sul territorio da mettere alla prova la sicurezza dello Stato, agendo contemporaneamente in città diverse. E una rete talmente capillare non poteva che essere gestita dai comunisti: questa era l’idea diffusa all’epoca e che faceva senz’altro gioco a Perna e ai suoi.

Le bombe furono inserite in contenitori di masonite grandi quanto una scatola di sigari. Vennero confezionate come pacchetti-regalo, con carte appariscenti e nastri colorati. In base a quello che aveva disposto Perna, l’effetto doveva essere puramente dimostrativo proprio per suggerire il modus operandi degli anarchici e delle sinistre.

In un primo momento si era deciso di abbandonarle nelle toilette dei treni, ma ogni cellula terroristica fece di testa propria e molte furono lasciate negli scompartimenti dei passeggeri. La sera di venerdì 8 agosto tantissimi lavoratori stavano tornando a casa per il fine settimana o stavano partendo per le vacanze. Proprio quel giorno scattò il piano eversivo più organico e articolato mai messo in atto in Italia. I ragazzi di Azione nazionale salirono sul direttissimo Roma-Firenze e lasciarono la scatola sulla retina di una carrozza centrale. La bomba scoppiò ad Alviano, nei pressi di Orvieto. Sul Roma-Venezia furono abbandonati due ordigni. Esplosero entrambi alla stazione finale di Santa Lucia. Il Roma-Lecce si fermò per l’esplosione nei pressi di Recale, dalle parti di Caserta. Fatti scendere tutti i passeggeri, la polizia ferroviaria trovò altri due ordigni ancora inesplosi e fece in tempo a disinnescarli. Anche sul diretto Roma-Milano quella notte scoppiò una bomba, bloccando il traffico da nord a sud per molte ore. Sul Pescara-Roma esplose all’altezza di Piscina, in provincia dell’Aquila. Il vagone era affollato e le schegge causarono qualche ferito. Sul direttissimo Trieste-Roma, la cellula giuliana depositò l’ordigno in unadelle toilette di seconda classe. Scoppiò a Mira, vicino Venezia, senza provocare feriti.

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Il libro (dal sito della casa editrice): Milano, 12 dicembre 1969. Una bomba deflagra con violenza inaudita, uccidendo sul colpo dodici persone e ferendone quasi novanta. Un mistero ancora irrisolto.

Milano, piazza Fontana, 12 dicembre 1969. Nella sede centrale della Banca dell’Agricoltura, gremita di gente, una bomba deflagra con violenza inaudita, uccidendo sul colpo dodici persone e ferendone quasi novanta. Sono passati oltre quarant’anni dalla strage, eppure di quell’attentato, che segnò una frattura insanabile nella storia recente dell’Italia dando il via alla terribile stagione della “strategia della tensione”, si continua a parlare. Molti interrogativi non hanno ancora trovato una risposta: perché, fin dalle prime ore, furono accusati gli anarchici? Chi aveva interesse nell’attentato? Quale fu il ruolo dei servizi segreti in questa storia? Esisteva un patto scellerato tra politici italiani e intelligence straniera? Quante bombe scoppiarono alla Banca dell’Agricoltura?

La strage vuole raccontare, da un punto di vista ravvicinato, quasi “dall’interno”, non solo i fatti di quel triste giorno, ma unintera fase cruciale per il nostro Paese, iniziata prima del 12 dicembre e proseguita per tanti anni a venire. Grazie al suo accurato lavoro di documentazione, Vito Bruschini riesce a rievocare l’atmosfera cupa e tesa che avvolse un’Italia annichilita dalla paura, ma non ancora sconfitta, in un grande romanzo su uno dei misteri più drammatici della storia repubblicana.

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