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Atto di morte, di Joseph Hansen

[In mutande, maglietta e] un paio di calzini a buon mercato, sedeva su una sedia metallica marrone chiaro in una vecchia stanza con la vernice marrone data di recente sulle pareti disadorne. Su un tavolo metallico marrone di fronte a lui giaceva la sua tuta da lavoro con cotone verde inamidato, con le parole El Molino Hospital ricamate in bianco sopra il taschino. Con occhi simili all’acqua sporca continuava a fissare, di là dal tavolo, Jesus-Maria Campos, seduto, e Dave, appoggiato al montante della porta a fumare. Si strofinava quel braccio senza esserne cosciente.

«Come ti sei procurato un’infezione?» gli domandò Campos.

«Fanculo» disse il ragazzo, e smise di strofinare.

«No, è improbabile». Campos era di fattezze sottili, quasi raffinate. I capelli andavano diradandosi. Gli si stendevano lungo il cranio come nere lische di pesci. Portava baffi da bandido messicano e basette. L’uniforme color sabbia era di buon taglio e gli stava a pennello, ma era stata una lunga nottata e macchie scure di sudore spiccavano sulla schiena e sotto le ascelle. «Non si prendono infezioni, quando si usano le siringhe dell’ospedale».

«Vendo il sangue» disse il ragazzo. «Alla Croce Rossa. Usano gli aghi per prelevarlo».

«Una volta ogni tre mesi». Campos scosse la testa. «Troppi segni».

«Ho le vene piccole. E le infermiere lì sono tutte tirocinanti. Continuano a bucare finché non trovano la vena».

«Sì, e lo stesso fai tu». C’era un foglio di carta di fronte a Campos. Sull’angolo in alto a destra erano incollate due fototessere del ragazzo, una di fronte, una di profilo. Fosco e spaventato. Lungo il margine inferiore, negli appositi riguardi, spiccavano nere le impronte digitali. Campos girò il foglio. Una riga e mezza di scrittura a penna blu. «Dopo che ti hanno beccato e schedato, sei stato visitato da un dottore, ricordi? Ti ha chiesto di far pipì in una bottiglia. Il laboratorio ha analizzato il campione. Si chiama test del naxolone. Nel tuo sangue c’e[rano degli oppiacei.]

***

Il libro (dal sito della casa editrice): In questo secondo capitolo della serie Dave Brandstetter Mysteries, il nostro investigatore assicurativo è chiamato a indagare sulla morte di un uomo il cui corpo viene ritrovato su una spiaggia. Incidente, suicidio o delitto? La sua giovane fidanzata è convinta che non sia stato un incidente, tanto meno un suicidio, e Brandstetter sembra condividere la sua opinione. Tra i sospettati, il numero uno è senz’altro il giovane e affascinante (nonché presunto gay) figlio della vittima, unico beneficiario della polizza sulla vita stipulata dal padre, ma il ragazzo sembra essere scomparso. In realtà vanno tenuti d’occhio anche la ex moglie e un famoso attore scapolo, protagonista di film a sfondo dichiaratamente cattolico, nonché numerosi altri potenziali colpevoli. Mentre segue ogni possibile pista con la sua proverbiale flemma, Dave cerca anche di rimettere in piedi la sua vita privata. Alla fine di Scomparso, aveva appena incontrato Doug. Ora i due vivono insieme da alcuni mesi, ma questo non sembra sufficiente perché entrambi riescano a dimenticare i loro passati amori. Hansen descrive con eleganza e precisione del dettaglio la vicenda e i personaggi, dosando abilmente gli elementi della vita privata del suo protagonista con il procedere dell’intreccio. Il risultato è una storia affascinante che ancora oggi conserva intatta la sua freschezza e tiene il lettore incollato alla pagina fino alla fine.

Joseph Hansen
Atto di morte
traduzione di Manuela Francescon
Elliot, 2012
ISBN 978-88-6192-274-7
pp. 192, euro 15

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