La scuola eretta in suo onore appena quattro anni dopo la morte, ha la seguente epigrafe: “Poeta del cuore, buon cittadino della patria, amico fervente della scuola e dei lavoratori dell’Agro Romano”. Giovanni Cena (1870-1917) fu, infatti, un instancabile apostolo del socialismo umanitario sul fronte dell’istruzione popolare.
Appassionato da sempre di libri e lettura (venne espulso dal seminario di Ivrea perché trovato in possesso di libri non consentiti…), Giovanni Cena nella poesia Pace d’ottobre ci presenta un tenero amore familiare che, anche nelle ristrettezze economiche, ammanta tutto di bellezza.
Una poesia d’altri tempi, quella di Giovanni Cena. Da leggere con lentezza e ad alta voce per poterla sentire pienamente.
Giovanni Cena, Pace d’ottobre
Mamma, questa d’ottobre così gaia
giornata, sembra d’una primavera
ultima. Senti? rondinelle a schiera
empiono di bisbigli la grondaia.Senti? tutto è brusio. Biondo nell’aia
il sol, tiepido ancora. Ma l’intera
famiglia è qui d’intorno, e prega e spera
che dalla casa il reo morbo scompaia.Oggi si spilla il vino e si ripone
il grano turco; a noi il buon Signore
nulla di queste cose diede, mamma.Pur siamo lieti; poiché il buon Signore
ancor ci appresta molte cose buone,
la tua salute, il tuo sorriso, mamma.
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