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La pagina 69 de Il mestiere di leggere di Rogelio Guedea

[Non sono passaggi strettamente collegati alla lettura, ma a] volte aneddoti o riflessioni su necessità di per sé incompatibili con questa arte. Alcuni colleghi del dipartimento mi hanno chiesto cosa mi distraesse così tanto e io, entusiasta, ho spiegato loro di volta in volta la redazione di questo manoscritto. Di sicuro non ho spiegato bene, dal momento che i colleghi se ne vanno ignoranti come quando arrivano da me. È difficile dirlo. Scrivere un libro con queste caratteristiche può risultare utile solo al suo stesso autore, cioè a me. Sulla lettura si è detto tutto e niente, con più o meno parole, ma tali parole (più o meno) non saranno mai sufficienti né nei modi né nei contenuti. Io, per esempio, sento che più scrivo sull’arte di leggere, meno riesco a raggiungere l’idea definitiva, lo spirito di questa filosofia. Con i libri che rileggo succede lo stesso. Le opinioni degli scrittori variano, sebbene tutte giungano allo stesso punto. Curiosamente sembra che questo libro – che non sapevo che avrei scritto – sia andato maturando in me nel corso di venti anni di letture. L’ho scoperto ora, grazie alle sottolineature fatte nel tempo. Sistematicamente, infatti, tali sottolineature riguardano idee o concetti sulla lettura e sul libro, come se la vocazione di leggere e la relazione con i libri si fossero radicate inconsciamente da tempi remoti al centro delle mie preoccupazioni e al margine, quasi ai bordi, delle mie ossessioni. Questo libro si è scritto, in un certo senso, quasi controcorrente rispetto a me. Si è scritto alle mie spalle. L’ho letto a frammenti, a pezzi, qui e là, e solo ora sto mettendo insieme le sue parti per consegnarlo al lettore con un nome e una data esatta, come se fosse un figlio appena nato.

Sembra una frase fatta quella che esorta a non leggere gli scrittori attuali ma i classici o quelli fuori moda. In Respirazione artificiale, per esempio, c’è un passo in cui Ricardo Piglia manifesta di trovare ispirazione per i suoi sentimenti e alimentazione per il suo intelletto in autori come Balzac, Dostoevskij, Voltaire eccetera. La stessa [cosa la pensa Stephan Vizinczey nel suo I dieci comandamenti di uno scrittore. Verità e menzogne in letteratura nel quale afferma che il vero lettore si fa le ossa all’ombra di tre o quattro grandi scrittori, i quali, ovviamente, appartengono a tempi molto lontani dal presente.]

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Il libro (dal sito della casa editrice): Il mestiere di leggere è un saggio lucido, ironico, culturalmente elevato, capace di incuriosire e contemporaneamente far tirare un sospiro di sollievo al lettore meno esperto, a volte intimidito dal pontificare esagerato dei cosiddetti critici.

Troppo spesso la letteratura ci costringe a concentrarci sullo scrittore, sulla sua biblioteca, dove viene ritratto, o sulla sua scrivania, per non parlare delle letture d’infanzia e attuali: Rogelio Guedea decide che è giunta l’ora di affrontare la categoria del lettore, perché varia e sempre in evoluzione.

L’autore si sofferma sul piacere del lettore, piacere che dovrebbe provocare la lettura, sottolineando come lo stesso libro può diventare buono o cattivo a seconda del momento, del luogo, del nostro stato d’animo. Tanto che, secondo Guedea, sono i libri a cercare il lettore, e spesso li scelgono a caso.

Divertente, Il mestiere di leggere affronta la cultura della letteratura con ironia sfrontata, riuscendo contemporaneamente a puntare l’attenzione sui capolavori intramontabili che ancora oggi accompagnano la sua storia.

Rogelio Guedea
Il mestiere di leggere
traduzione di Roberto Russo
Graphe.it edizioni, 2012
ISBN 978-88-97010-34-0
pp. 128, euro 10

Graphe.it: @graphedizioni“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)

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