Martino fu pervaso da amarezza, come se avesse bevuto del veleno. Faticò a mantenere un comportamento riguardoso perché avrebbe riempito di pugni e di schiaffi quell’individuo esecrabile, ma il rispetto per la duchessa e per l’amata Laura lo frenò. Si limitò a guardarlo indignato e cercò una somiglianza tra quell’uomo tanto odioso e la sua dolcissima innamorata. Possedeva ben chiara nella mente l’immagine del volto di madonna Laura e nessun tratto riportava a lei.
Se fosse stato suo padre, sicuramente le avrebbe trasmesso qualche caratteristica precisa: il naso pronunciato, la pancia prominente, la bassa statura, la pelle ruvida e opaca, i capelli untuosi, che rendevano sgradevole stargli vicino. E come se non bastasse, il brutto aspetto si rifletteva nel carattere. Era sgradevole e aggressivo.
Gli costò un grande sforzo inchinarsi davanti a lui, con lo sguardo trattenuto per terra.
“Permettetemi di congedarmi da voi” disse formalmente Martino, deluso per non aver incontrato la contessa, ma irritato e deciso a lasciare immediatamente quell’ambiente fin troppo ostile.
“Portate alla duchessa i miei saluti” disse infine l’uomo antipatico e specificò “i saluti del conte Leoni e della contessa Laura, mia moglie.”
Martino impallidì. La repulsione che aveva provato si trasformò in odio verso il rivale, ma per non destare sospetti, modulò un tono di voce pacato, completamente finto.
“Riporterò le vostre parole gentili. Mi auguro che la contessa sia in buona salute per gradire appieno l’omaggio.”
“Non ha pensieri, lei!” riuscì a strappare al conte. “Adesso è lungo il lago a passeggiare. Non può stare che bene.”
***
Il libro (dal sito della casa editrice): Vero figlio del Rinascimento, Martino da Como è un uomo dai tanti talenti e dalla profonda erudizione. Sovrano incontrastato delle cucine alla corte degli Sforza, con le sue incredibili ricette dà lustro al casato milanese. Il duca Francesco e la sua augusta consorte Bianca Maria Visconti affidano infatti a lui il compito di organizzare banchetti favolosi, sfoggio della loro potenza economica.
Ed ecco che sulla tavola dei signori di Milano, per la meraviglia degli invitati, compaiono leccornie come il cosciotto di maiale spalmato di agliata, il capriolo coperto di peperata gialla, le rane fritte insaporite con la salsa verde: capolavori di gusto e colore i cui tempi di cottura sono calcolati in base alla durata di un Pater Noster o di un Miserere. Maestro Martino si conquista così il favore dei duchi, la cui benevolenza si esprime con una confidenza sempre maggiore che lo porta a conoscere i crucci e le gioie dei signori, a entrare in contatto con i blasonati ospiti.
A incontrare, un giorno fatidico, l’amore negli occhi della bellissima contessa Leoni. Ma il suo è uno spirito libero e la sua sete di conoscenza non è mai paga. Decide così di lasciare Milano e trasferirsi nella Città Santa al servizio di quel «cardinal Lucullo» – questo il soprannome del camerlengo Ludovico Scarampi Mezzarota, patriarca di Aquileia – noto per la consuetudine di dare banchetti di rara sontuosità.
È proprio in veste di cuoco personale del cardinale che maestro Martino tocca la vetta più alta della sua arte raggiungendo una fama che lo consegnerà alla Storia come colui che segnò il passaggio dalla cucina medievale a quella rinascimentale, «il principe dei cuochi».
Fu l’unico che riuscì ad appagare i palati di nobili e uomini di Chiesa di tutta la penisola italica. Fu il primo a trasformare la cucina in una vera e propria arte che soddisfaceva il gusto e la ricerca del bello.
Dalla Milano di Francesco Sforza alla Roma di Pio II, dalla Mantova dei Gonzaga alla Napoli aragonese, la storia di un uomo che, con le sue favolose ricette, segnò il passaggio dal Medioevo al Rinascimento.
Questo è il romanzo del principe dei cuochi.
Maria Cristiana Magni
Il principe dei cuochi
prefazione di Gualtiero Marchesi
Cairo editore, 2011
ISBN 978-88-6052-397-6
pp. 208, euro 14