Corrado Augias, I segreti d’Italia
[Viene da lì la gente che s’accontenta di ciò che ha, che amministra con attenzione la propria famiglia in modo da arrivare in pari alla fine del mese, persone tutto sommato buone, talvolta un po’ spente, appar]tamenti di luce fioca arredati alla meglio, la piccola gita al mare, le scarpe nuove a Natale, il rispetto delle istituzioni, il timore verso il potere, la raccolta differenziata come contributo alla convivenza.
Guido Gozzano (ne L’amica di nonna Speranza) li vede così: «Loreto impagliato ed il busto d’Alfieri, di Napoleone, i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto!) il caminetto un po’ tetro, le scatole senza confetti, i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro, un qualche raro balocco, gli scrigni fatte di valve, gli oggetti con mònito, salve, ricordo, le noci di cocco, Venezia ritratta a musaici, gli acquarelli un po’ scialbi, le stampe, i cofani, gli albi dipinti d’anemoni arcaici».
Pieno Ottocento. Oggi ovviamente gli oggetti sono diversi. Nessuno (quasi nessuno) mette sul comò la sfera di vetro con Venezia sotto la neve. Ma resta uguale lo spirito, uguale vorrei dire la misura delle cose, dei propri orizzonti, della stessa vita.
Discendono dal conte Andrea Sperelli gli altri italiani, gli irregolari, i fantasisti, i disinvolti, quelli capaci di spendere anche quando non hanno denaro, che misteriosamente vivono sempre al di sopra dei propri mezzi, quelli che «in galera ci finiscono i poveracci», le grandi barche, le luci sfarzose, il gioco d’azzardo, amori fugaci, il sesso come effimero tumulto, strappato, comprato, rubato. Il riso facile, la lingua sciolta, l’azzardo, la sfida, gli avversari piegati con la forza o con la calunnia, le istituzioni al proprio servizio, la vi[cinanza con il potere – quale che sia.]
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Il libro (dal sito della casa editrice): Leopardi l’ha percorsa a disagio, sballottato in una carrozza, Shelley ci ha lasciato la vita, Garibaldi la salute: è l’Italia, da tempo immemorabile vituperata e ammirata, un Paese che pensiamo di conoscere ma che nasconde in ogni città, in ogni suo angolo un segreto. Compreso il più sconcertante: come mai le cose sono andate come sono andate? Come ha potuto diventare, questa penisola allungata di sbieco nel Mediterraneo tra mondi diversi, allo stesso tempo la patria dei geni e dei lazzaroni, la culla della bellezza e il pozzo del degrado? Questo libro tenta una spiegazione in forma di racconto, accompagnandoci dalle cupe atmosfere della Palermo di Cagliostro all’elegante corte di Maria Luigia a Parma, dalla nascita del ghetto di Venezia alla eroica fiammata dell’insurrezione napoletana contro i nazisti. Nel suo racconto dell’antropologia italiana, Augias mette a confronto due libri antitetici come Cuore di De Amicis e Il piacere di D’Annunzio, ricorda le truci storie di briganti che affascinarono Stendhal, celebra la resurrezione postbellica di Milano attraverso le glorie della Scala e del Piccolo Teatro, ma constata anche la decadenza di una classe dirigente… Il risultato è il romanzo di una nazione, i cui protagonisti sono i luoghi, le opere, i monumenti, gli angoli oscuri del nostro Paese, le pagine della sua letteratura ma anche le storie esemplari o terribili nascoste nelle pieghe della cronaca. Perché è la memoria – della storia, dell’arte e del sangue – che fa degli italiani quello che sono, il solo strumento per illuminare i segreti coperti o dimenticati che riaffiorano puntuali a scandire il loro presente. Nel condurci in questa scoperta, Augias mescola vicende realmente accadute, ricordi personali, incontri intellettuali, suggestioni letterarie e opere d’arte di un’Italia ideale e paradossalmente più vera, perché “non basta guardarla com’è oggi l’Italia; per cercare di capire bisogna ricordare anche le molte vicende del suo passato, la dimensione immaginaria degli eventi, le sue ‘chimere’.”
Corrado Augias
I segreti d’Italia. Storie, luoghi, personaggi nel romanzo di una nazione
Rizzoli, 2012
ISBN 978-88-17-06082-0
pp. 306, euro 19